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Cultura

Le ville di Napoli: l’Arenella (3° parte)

L’urbanizzazione del nuovo rione Arenella era stata prevista già nel 1886, ma la società Risanamento, vista la mancanza di fondi, avviò i lavori soltanto nel 1926. L’intento era quello di destinare a giardini, vie e piazze più della metà del territorio da urbanizzare. Il nucleo della nuova sistemazione fu la struttura a raggiera di Piazza Medaglie d’Oro. Il nuovo rione Arenella iniziò poi a rimodellarsi soltanto a partire dal 1930.

Proseguendo tra le ville del quartiere napoletano, è possibile raggiungere Villa Rotondo, appartenente all’omonima famiglia da quattro generazioni. Come scrivono Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza nel loro Le Ville di Napoli: A detta dei proprietari è ciò che resta di una più ampia residenza, realizzata dai Rotondo su un antico podere dei Gerolamini, che è stata abbattuta e che era ubicata a monte, sul suolo dove negli anni Sessanta è stato costruito il complesso di edifici del Parco ICE SNEI su via Domenico Fontana. Sono ancora visibili in zona tracce della villa come due cancelli e una targa che ne riporta il nome. La villa ha accolto, prima dell’abbattimento e intorno agli anni Cinquanta, il musicista tedesco Hans Werner Henze, il quale ha ospitato a lungo la scrittrice e poetessa austriaca Ingeborg Bachmann.

Sempre nel quartiere Arenella, vi era la Masseria Miniero, così indicata nelle carte topografiche tardo-settecentesche. Marco di Mauro nel suo Il casale di Case Puntellate e il borgo della Pigna ha scritto: Ha assunto il nome attuale nel 1801, come si evince dalla lapide posta all’ingresso. Nel cortile esterno, soffocato da una costruzione moderna, si segnala soltanto un’antica edicola. Ben più interessante è il cortile interno, che ha conservato integra la sua impronta rustica. Prima della recente speculazione edilizia, il cortile esterno era affiancato da una cappella, già indicata nella pinta del duca di Noja (1775). Sovente la si confonde con l’omonima villa in corso Europa, maestosa dimora neoclassica eretta da Francesco Ricciardi intorno al 1817. Per evitare tale errore, suggerisco di denominare l’edificio di via Tilgher “Masseria Ricciardi”, sottolineando così la sua connotazione rurale.

Vi è poi Villa Donzelli e, a questo proposito, Tommaso Fasano ha scritto: Della via Montedonzelli che mena a San Giacomo dei “Capri” e salendo, ad altri piccolissimi villaggetti sino al romitorio dei Camaldoli, quest’ultima via è però molto in pendio, incomoda e ineguale e pericolosa a cagione dei pesanti carri che allo spesso si incontrano. Il toponimo Monte Donzelli o Montedonzelli deriverebbe, secondo alcuni, da Monte delle Donzelle, forse dovuto alla presenza di qualche monastero femminile. Secondo il Chiarini, invece, dal fatto che il medico Giuseppe Donzelli, barone di Dogliano, vi possedeva una bellissima villa che grazie a lui fu un attivo cenacolo artistico e letterario e dove nel 1656 fece erigere una cappella dedicata alla Madonna delle Grazie. La villa è stata, in seguito, sede di accademie letterarie, tra cui L’Accademia degli Asini. Nel XVIII secolo invece è diventata di proprietà della famiglia De Alteriis (o Alteri) e dei marchesi di Paglieto che l’hanno ingrandita. La sola tra tutte le ville dell’Arenella a cui giustamente compete il nome di villa, essendo in mezzo alla campagna e avendo fuori e dentro belli giardini, belli boschetti, belle peschiere e fontane, e quantità di piante rare, e di rari e vaghi fiori.

Nella Villa Russo, si pensa abbia trascorso gli ultimi due anni di vita il poeta Giovan Battista Marino. A sostegno di questa tesi, vi è la presenza nel parco di due ottave del poeta incise su marmo. L’edificio è appartenuto prima a Donato Antonio Altomare, che l’ha fatta restaurare nel 1614, poi Angelo Carasale, il costruttore del teatro di San Carlo, l’ha trasformata per essere abitata dal principe Luigi d’Aquila, fratello di Ferdinando II di Borbone, e dalla moglie Ianuaria di Braganza. Sembra che all’interno del parco vi fosse un camminamento sotterraneo segreto che portava in città.

Proseguendo via Monte Donzelli, in cima alla salita antica, si trova Villa de’ Calcagni. All’esterno riporta il distico che ancora oggi è chiaramente leggibile: PARVA SED APTA MIHI, SED NULLI OBNOXIA, SED NON SERDIDA, PARVA MEO SED TAMEN AERE DOMUS, Piccola ma adatta a me, non soggetta a nessuno, non brutta, piccola casa, costruita con il mio denaro.

Vi è poi Villa Paradiso, posta alla fine di via Pietro Castellino, sul lato destro della salita. Anche questa costruzione porta una scritta: SALUBRITATE COELI LOCIQUE AMENITATE ANIMI CORPORISQUE REFRIGENDI, Per ritemprare lo spirito e il corpo grazie alla salubrità del clima e all’amenità del luogo. Questa villa è nata dalla fusione di Villa Romeo e Villa Ruffo di Scilla, entrambe acquistate dal cavaliere Enrico Paradiso. In seguito, il figlio, che vi ha vissuto a lungo, ha fatto restaurare la preesistente cappella dei Ruffo Scilla e apporre una lapide in memoria del padre, disponendo di esservi sepolto. La Carbonaro e Cosenza scrivono: Vi era anche un “profondissimo pozzo” formato dallo scavo del tufo utilizzato per la costruzione Ruffo e utilissimo per l’approvvigionamento d’acqua. Oggi il complesso è diviso in condominio.

Le ville di Napoli: l’Arenella (3° parte)
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