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Cultura

Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

L’esorcismo si basa su tre premesse: il demonio esiste; il demonio può prendere possesso di una persona; chi crede in Cristo possiede la forza di cacciare il demonio in suo nome – padre Gabriele Amorth, Esorcisti e Psichiatri.

Nel nostro immaginario, l’esorcismo è un rito antico, ormai abbandonato, un retaggio dell’epoca medioevale. Niente di più falso. Si tratta di una pratica vivissima: in Italia, ci sono 309 esorcisti e gli iscritti all’AIE (Associazione Internazionale degli Esorcisti) sono più di 800. Le richieste di liberazione dal diavolo sono in continuo aumento e le diocesi cercano disperatamente di reclutare nuove forze: a Milano è stato addirittura aperto un call center. Sei indemoniato? Satana ti possiede? Chiama il numero in sovraimpressione.

Ci sono più di quattro chiamate al giorno e, per far fronte all’emergenza, negli ultimi dieci anni il numero degli esorcisti è raddoppiato. Ma cosa sta accadendo? E cosa fanno realmente gli esorcisti? Iniziamo con lo sfatare alcuni miti. L’esorcismo non è affatto un retaggio medioevale: nasce nel III-IV secolo e solo alcuni individui eccezionali, i santi, potevano impegnarsi nella battaglia contro i demoni. Nel Medioevo questo rito vive una fortissima crisi, per poi ritornare a essere praticato solo nel XVI secolo. Credeteci o no, il boom degli esorcismi scoppia negli anni Sessanta: hippie, Beatles e possessioni demoniache.

Il Concilio Vaticano II (1962-65) segnò, infatti, un momento di ripresa, ma la svolta vera e propria avvenne alla fine della decade, con la pubblicazione de L’esorcista di William Peter Blatty. Il ritorno nell’immaginario collettivo delle possessioni, dell’occultismo e dei riti satanici scatenò il gran ritorno della pratica. Oggi, gli esorcismi hanno preso nuova vita grazie a Papa Francesco: nonostante venga visto come il pontefice “meno conservatore” degli ultimi decenni, Bergoglio ha nominato il diavolo più di ogni suo predecessore, spiegando ai suoi fedeli che Satana non è un mito, una figura, un’idea, ma una presenza reale che agisce contro di loro.

La situazione però è, nella pratica, estremamente delicata. In passato, la sottile linea tra la fede e la psichiatria è stata superata più volte: era semplice imputare a un demone comportamenti tipici della schizofrenia, dell’epilessia, della Tourette o della sindrome della personalità multipla. Di recente, infatti, l’AIE ha elaborato delle Linee guida per una corretta prassi del ministero degli esorcismi, un vademecum utile per accertarsi che si tratti davvero della presenza del maligno e non di una malattia mentale.

Il vademecum prescrive ai sacerdoti di celebrare l’esorcismo fino alla sua forma imperativa (rivolgendosi direttamente al demone) solo dopo aver raggiunto la certezza morale sulla reale possessione diabolica del soggetto. E come si ha una certezza? Ci si confronta con uno psichiatra. C’è una collaborazione tra AIE e psichiatri, ma il problema è uno: la Chiesa si avvale solo di uomini di fede. Ecco il rischio: il sistema culturale di uno psichiatra fortemente cattolico, magari anche membro dell’AIE, avalla determinate credenze. Non si tratta di un soggetto imparziale, ma facente parte della stessa interpretazione culturale del fenomeno.

Gli psichiatri coinvolti sostengono in ogni caso di effettuare diagnosi di possessione solo dopo aver riscontrato alcuni segni senza alcuna pertinenza psichiatrica, inspiegabili e sovrannaturali: parlare correntemente lingue sconosciute o capire chi le parla; rivelare cose occulte e lontane; manifestare forze superiori all’età o alla condizione fisica. Purtroppo, è stato riscontrato che questi segni, in realtà, sono comuni a diverse psicosi.

Primo segno: parlare lingue sconosciute. La psicologia riconduce questo tratto alla criptoamnesia: chi ne è affetto potrebbe aver letto o memorizzato frasi o espressioni in altre lingue, ma rimuove il momento dell’apprendimento. Molti sacerdoti sostengono che gli indemoniati parlino lingue antiche, come l’aramaico o il sanscrito. In realtà, registrando le frasi proferite dai presunti indemoniati e facendole analizzare da esperti di lingue antiche, il risultato è diverso: sono frasi senza senso, inventate, non riconducibili a nessuna lingua antica conosciuta.

Secondo segno: rivelare cose occulte o lontane. La chiaroveggenza, però, è un termine arbitrario e influenzabile. Se ad analizzare affermazioni criptiche o generiche sono persone cattoliche, è possibile che la loro analisi sia falsata. Ultimo segno: la forza fisica sovraumana. Si tratta di un fenomeno intrigante, ma la psicologia ci dice che in uno stato alterato, psicotico, un soggetto può diventare più forte del normale. Sempre all’interno delle possibilità fisiche umane. La Chiesa stessa ha fatto un passo indietro, sottolineando che, a tutti questi segni, si deve accompagnare il più importante: una forte avversione a Dio, alla Santissima Persona di Gesù, alla Beata Vergine Maria, ai Santi, alla Chiesa, alla Parola di Dio, alle realtà sacre, soprattutto ai sacramenti, alle immagini sacre. Nei racconti dei vari esorcisti gli indemoniati sputano, bestemmiano, imprecano, si divincolano come fossero serpenti. È il diavolo a parlare attraverso di loro.

Anche questo segno, però, risulta ambivalente. In psicologia si parla di delirio di possessione, l’auto-convincimento di essere posseduti dal demonio. In un soggetto ossessivo o psicologicamente fragile, le suggestioni e le influenze culturali giocano un ruolo forte. I fenomeni di possessione demoniaca si esprimono sempre all’interno di contesti culturali nei quali questo concetto esiste. L’Italia è un paese fortemente cattolico, ed è il luogo dove si riscontrano più casi in assoluto.

Una particolarità è che, in tutto l’Occidente cattolico, gli indemoniati si comportano secondo il film L’esorcista, e in genere secondo i dettami della tradizione cattolica. Ma le possessioni non sono nostra esclusiva: anche altre culture le contemplano, ma con segni e comportamenti totalmente differenti. Spesso gli spiriti possono essere benevoli, nobili o regali, e i posseduti si comportano di conseguenza. La paura degli scettici è che si possa verificare l’effetto Rosenthal: la profezia che si autodetermina. Se la cultura cattolica si aspetta una serie di determinati comportamenti, è altamente probabile che questi vengano interiorizzati e performati.

Qualsiasi sia il proprio credo, è chiaro che questa è una situazione liminale tra fede e psicologia, e un solo passo falso ha la possibilità di peggiorare una grave condizione psichiatrica o generare un trauma. In Liberami, documentario sul ritorno dell’esorcismo nel mondo contemporaneo, è evidente la difficoltà di adattare questo rito alle linee guida e la realtà è ben diversa dai vademecum. La stessa Chiesa si è allontanata dalle tecniche usate, eppure l’esorcista protagonista della pellicola è stato uno tra i più popolari e conosciuti.

Mi sono rimaste impresse le parole di un ragazzo, uno dei protagonisti: «E dove devo andare? Se tu sei posseduto, ossessionato da fantasmi, da spiriti dove vai, da Dylan Dog? La società non ti mette assolutamente in condizione di poterti curare o sfuggire a determinate cose. Addirittura, ti prendono per pazzo magari, no? Finisce che ti fanno fare un trattamento sanitario obbligatorio. Non mi sembra proprio il caso. Anche perché non si è curato mai nessuno in questa maniera».

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