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Le ville di Napoli: l’Arenella (1° parte)

Francesca Testa di Francesca Testa
7 Giugno 2022
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
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L’antico casale dell’Arenella è stato descritto dal Doria come la villeggiatura prediletta dai napoletani: ricca di orti, di giardini, di bellissime ville suburbane, da quelle del principe di Canneto e del marchese De Mari a quelle dei Postiglione, dei Donzelli, dei Rotondo, dei De Rosa. Vi era nato il pittore Salvator Rosa, vi aveva soggiornato, ospite il più illustre, Pietro Giannone.

Il nome Arenella si ricollega, probabilmente, al fatto che uno dei nuclei antichi della zona, piazzetta Arenella appunto, si presentava – e si presenta ancora – come una piccola arena dove un tempo si svolgevano incontri, ma anche mercati e manifestazioni civili e religiose. Secondo il Celano invece la denominazione, che è in comune con quella di Arenaccia, è dovuta ai detriti arenosi provenienti dalla collina dei Camaldoli trasportati dall’acqua piovana.

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Prima del XX secolo nella zona collinare di Napoli, non si denominavano quasi mai gli spiazzi presenti sul territorio con il termine di piazza o piazzetta, ma usando la parola “largo” oppure “arena”, le cui deformazioni quartierali sono, appunto, quelle di Arenella e Arenaccia.

Tornando al celebre pittore Salvator Rosa, questi era nato nel 1615 nella casa di proprietà della famiglia nel villaggio dell’Arenella come viene descritto dal Celano-Chiarini: Questo paesetto ci ricorda la nascita di Salvator Rosa, quel bizzarro intelletto che a pieni polsi menò la scutica della satira senza rispetti al mondo, e col pennello riformò la scuola della pittura napoletana. In realtà […] nessuno impresse di tanta originalità le sue opere quanto costui, il quale sceverando i vari generi della pittura, assegnò a ciascuno una certa specialità di forma e di espressione.

Come raccontano Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza nel loro Le ville di Napoli: La casa fu abbattuta per creare lo svincolo di strade dell’attuale piazza Arenella, in ottemperanza al Piano Regolatore Generale della città di Napoli approvato il 21 luglio 1921 e della relativa convenzione, con il Risanamento di Napoli, per la costruzione del nuovo Rione Arenella firmata dalla Giunta Comunale il 19 giugno 1926.

Lo storico Ulisse Proto-Giurleo nel suo La famiglia e la giovinezza di Salvator Rosa racconta così la dimora: […] un’entrata grande con un basso a mano sinistra, un cellaro a lamia, un cortiletto scoperto, un altro basso, stalletta gradiata di fabbrica, quattro cisterne: due nel cortile e due nella masseria dove sono gli agrumi, un appuntamento superiore consistente in una sola camera in piano con lastrico a cielo, con una pergola in detto cortile. Salvator Rosa rimase lì fino al 1618, anno in cui la casa fu venduta al dott. Francesco Antonio de Filippis.

Un’altra villa a cui il Doria ha dedicato particolare attenzione è Villa Lieto poi Garzilli. Si trova alla salita Arenella, chiamata Villa Lieto nella mappa del duca di Noja, e riportata con lo stesso nome anche nella pianta topografica del Comune di Napoli del 1872-1880. Invece, nel piano della Società del Risanamento del 1941, viene chiamata Villa Garzilli. L’abitazione è stata costruita tra la fine del Seicento e i primi del Settecento per conto del duca Lieto di Polignano. È passata poi al marchese De Palma di Pietramelara e, infine, ai conti Garzilli.

Una villa in stile neoclassico, probabilmente della scuola del Vanvitelli come lascia intuire il porticato coperto che ancora oggi è visibile. Vi era, poi, un quadriportico scoperto con ingresso alla cappella e su una parete semicircolare del pianerottolo della scala di ingresso troneggiava una fontana in piperno con un mascherone. La villa oggi è inglobata nel condominio dell’attuale Parco Garzilli.

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