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Cultura

La rinascita di Pompei e il tramonto delle emergenze

«A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio». È con queste parole che Massimo Osanna, Direttore del Parco Archeologico di Pompei, accompagna la conclusione del Grande Progetto Pompei avviato nel 2014. Il progetto aveva lo scopo di rafforzare l’efficacia delle azioni di tutela nell’area archeologia di Pompei mediante un piano straordinario e urgente di interventi conservativi, di prevenzione, manutenzione e di restauro. Un investimento di circa 105 milioni di euro tra fondi Fesr e nazionali necessari per ridurre il rischio idrogeologico, con la messa in sicurezza dei terrapieni non scavati, la messa in sicurezza delle insulae, il consolidamento e il restauro delle murature, delle superfici decorate, la protezione degli edifici dalle intemperie, l’aumento delle aree visitabili e il potenziamento del sistema di videosorveglianza.

Con la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III, può considerarsi quindi concluso il Grande Progetto Pompei che, in questi anni, ha visto l’esecuzione di 76 operazioni relative a 5 piani di intervento. A oggi, è in corso l’ultimo intervento: le fasi di collaudo. Questi importanti lavori hanno permesso di raggiungere risultati davvero incredibili tra cui la riapertura di qualche domus: la Casa degli Amanti, la Casa della Nave Europa e la Casa del Frutteto.

La Casa degli Amanti prende il suo nome dal verso che è stato inciso in un quadretto con anatre sul fondo del peristilio: Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt; Gli amanti conducono, come le ali, una vita dolce come il miele. Questa prima domus, portata alla luce nel 1933, si trova nel cuore della Regio I ed è stata chiusa al pubblico per quarant’anni a causa del terremoto precludendo, anche ai tecnici, l’accesso all’abitazione. Una domus estremamente importante in quanto è l’unica a Pompei ad avere il secondo piano del peristilio completamente conservato. Il suo stato di sostanziale integrità ha permesso di recuperare la configurazione originaria degli spazi, restituendo una soluzione architettonica straordinaria con un peristilio a doppio ordine. Sono invece comuni le pitture delle fauces e dei pavimenti. Nell’abitazione sono stati rinvenuti alcuni oggetti tra cui un braciere, un bacile, una lucerna in bronzo e delle cerniere in osso, oggi esposti in una vetrina nell’atrio.

pompei-domusLa seconda domus aperta a Pompei è la Casa della Nave Europa. Prende il nome dal grande graffito inciso sulla parete nord del peristilio dove è raffigurata una grande nave da carico, l’Europa appunto, affiancata da altre imbarcazioni più piccole. Il nucleo originario della domus risale al III secolo a.C., ma nel corso del tempo ha subito numerose modifiche e ampliamenti. Attualmente presenta un ampio peristilio con numerosi ambienti. Le colonne monumentali in tufo e le decorazioni in I stile sono ben conservate e risalgono a momenti di maggiore splendore dell’abitazione. Nel cubicolo adiacente all’ingresso è presente una decorazione di grande pregio, arricchito dalla presenza di semicolonne ioniche in stucco. Probabilmente la casa ospitava un’attività di tipo agricolo. Il settore posteriore, infatti, era dotato di un ampio spazio verde, su due livelli, coltivato a vigneto e con un orto per legumi e ortaggi.

pompei-domusLa terza domus è la Casa del Frutteto, i cui cubicoli floreali sono decorati con limoni, corbezzoli, piante da frutto e ornamentali, uccelli e un albero di fico a cui è avvinghiato un serpente. Le pareti sono arricchite da una vegetazione lussureggiante, in grado di accompagnare dolcemente il riposo di chi abitava questa casa che si trova in via dell’Abbondanza. Probabilmente questa è una delle domus di Pompei che conserva uno dei più begli esempi di pittura di giardino ritrovati. La differenza sostanziale con le altre case, dove la pittura da giardino era riservata alle sale di rappresentanza, si trova proprio nei cubicoli. Alcuni ambienti sono stati raffigurati con motivi egizi, con riferimenti a Iside, il che racconta che probabilmente il proprietario le fosse devoto. In generale i giardini ornamentali, raffigurati sulle pareti o che ampliavano lo spazio visivo degli ambienti, anche interni, sono una caratteristica tipica di molte abitazioni dell’antica città.

I lavori a Pompei però non si fermano qui: infatti, da tempo si è tornati a scavare anche nella parte mai indagata prima. Con questa attività è stato ed è possibile raccogliere dati importanti per conoscere sempre meglio la città antica, nonché a donare al mondo incredibili scoperte. Lo studio e la ricerca archeologica sono una base necessaria delle attività di tutela e valorizzazione, in quanto è solo con la conoscenza approfondita del contesto archeologico che è possibile garantirne la salvaguardia nel corso del tempo.

Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini ha dichiarato: «Pompei è una storia di rinascita e riscatto, un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari. Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari che sono sotto gli occhi di tutti e che sono motivo di orgoglio per l’Italia».

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