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La pseudo-sinistra che tende a destra

Farouk Perrone di Farouk Perrone
26 Febbraio 2020
in Attualità
Tempo di lettura: 4 minuti
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Sono anni, se non decenni, che proviamo a effettuare una diagnosi della sinistra, cercando di capire che fine abbiano fatto i valori del fu Partito Comunista Italiano, chi possa raccoglierne l’eredità e quanto ancora le sue idee siano diffuse tra i cittadini. Abbiamo impiegato il nostro tempo successivo a quasi ogni tornata elettorale a fare la cosiddetta analisi della sconfitta dei vari schieramenti che, votazione dopo votazione, hanno visto diminuire i propri consensi – talora con il rischio di non superare la soglia di sbarramento – chiedendoci da dove dovesse ripartire la sinistra.

Abbiamo assistito, poi, alla nascita di partiti qua e là che spesso e volentieri hanno trovato difficoltà anche a riunirsi sotto la stessa lista e alle continue divisioni degnamente rappresentate da Fausto Bertinotti interpretato da un fantastico Corrado Guzzanti che vale sempre la pena ricordare: «Allora noi dobbiamo continuare a scinderci sempre di più e creare migliaia di microscopici partiti comunisti indistinguibili l’uno dall’altro che cambiano continuamente nome e forma, nome e forma, nome e forma. Lei dice sparire dalla scena politica? Io dico sparire dal mondo del visibile. […] Dividiamoci anche se la pensiamo allo stesso modo. […] Scindetevi e moltiplicatevi!».

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Soprattutto, abbiamo visto nascere, crescere e morire – politicamente – leader che sembravano dover rottamare, pardon, cambiare del tutto la storia del centrosinistra per poi auto-condannarsi all’irrilevanza. Ecco, pur non essendo in grado di rispondere a tutte le domande che ci si è posti in questi anni, abbiamo una certezza: se la sinistra è arrivata dove è adesso, è anche perché è stata indegnamente rappresentata da gente che con essa non aveva nulla a che vedere. E a dimostrarlo sono sicuramente le politiche manageriali adottate fino all’altro ieri – si pensi al Jobs Act o alla Buona Scuola – o la linea sui migranti approvata non da quel rozzo e aggressivo Matteo Salvini ma dal mite e sempre educato Marco Minniti che ha dato vita ai vergognosi accordi con la Libia – a proposito, siamo ancora in attesa che vengano revocati.

Ma ci sono anche i più recenti atteggiamenti e le varie posizioni che alcuni di questi neonati schieramenti stanno assumendo anche adesso. Prendiamo, ad esempio, una delle ultime dichiarazioni di Carlo Calenda, fondatore di Azione, che a proposito delle vicine Elezioni Regionali in Puglia ha affermato che Fitto – già Presidente di Regione dal 2000 al 2005 e candidato del centrodestra – è cento volte meglio di Emiliano, Governatore uscente e candidato del centrosinistra. Ora, certamente l’ex magistrato barese non è il diretto erede di Berlinguer né può essere considerato un rivoluzionario a tutti gli effetti, avendo imbarcato anche l’UDC – partito notoriamente non di sinistra – ed essendo stato inerte quando l’ANPI ha subito un feroce attacco verbale da parte di un Sindaco salentino tendente all’estrema destra e, a dimostrazione di quanto finora affermato, sostenitore dello stesso Emiliano. Tuttavia, quest’ultimo è stato uno dei pochi ad affrontare in maniera dura Renzi, quando l’allora Segretario si riteneva padrone del Partito Democratico, e ha condotto una battaglia intransigente contro le trivelle, così come si è opposto alla TAP.

E, in effetti, sono proprio questi ultimi due fattori che agli occhi di Calenda rendono Fitto migliore di Emiliano: ma come può l’ex Ministro dello Sviluppo Economico preferire chi da oltre vent’anni non fa altro che passare da un partito all’altro del centrodestra, dopo essere stato un fedelissimo di Berlusconi quando questi era Presidente del Consiglio? Purtroppo tale predisposizione a destra da parte di chi è stato o sta dall’altra parte è contagiosa e conferma la nostra teoria per cui, in effetti, questi personaggi non sanno nemmeno dove sia ubicata la sinistra: basti pensare al leader di Italia Viva che da Segretario del PD ha siglato il famigerato Patto del Nazareno e ha governato con Alfano e Verdini, prima di uscire allo scoperto aprendo le porte di IV a Renata Polverini – personaggio dal passato indiscutibilmente di destra – e, secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, facendo incontrare alcuni dei suoi con una delegazione di Forza Italia.

Verso quale direzione intendano andare non ci è dato ancora saperlo, in ogni caso il senatore di Rignano e l’ex rappresentante di Confindustria possono considerarsi in buona compagnia: ancora più esplicita rispetto a loro, infatti, è stata Emma Bonino, nota per le sue battaglie pro-diritti civili ma spesso voltabandiera, al punto tale da farsi eleggere nel 1994 alleandosi con il centrodestra per poi essere titolare di due dicasteri con il centrosinistra dal 2006 al 2008. Personaggi che, di certo, non contribuiscono alla crescita della già problematica sinistra la quale, in questo modo, finisce per sembrare un centro di collocamento per chi non ha una propria identità politica, lanciando spazio a personalità che la rendono ancora più fragile e che sono in cerca di una posto comodo, esattamente come diceva sempre quel Guzzanti nei panni di Bertinotti: «Credo che gli elettori ci abbiano visto come quelli interessati solo a mantenere la poltrona, quelli che la sera escono, vanno alla feste, vanno ai locali, vanno al cinema». E quando la finta intervistatrice gli chiedeva perché, a suo avviso, la gente li vedesse così, molto sinceramente rispondeva: «Perché ci hanno fotografato».

Prec.

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