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Cultura

Le ville di Napoli: il Vomero e le dimore “gentilizie” (parte 2)

In epoca greca, la collina del Vomero era chiamata Bomòs (appunto collina). Soltanto nel Seicento iniziò a diffondersi il nome Vomer, probabilmente un modo corrotto di dire Bomòs, passando per vomòs e infine Vomer. Il nome attuale, però, deriva probabilmente dall’antica vocazione agricola del luogo e soprattutto al gioco del vomere: un passatempo dei contadini che, nei giorni festivi, si sfidavano a tracciare con l’aratro il solco più dritto. Del resto, l’attività legata ai campi e le gran messe di verdure coltivate hanno attribuito al Vomero il soprannome di collina dei broccoli.

Successivamente, la presenza di Villa Belvedere e della Villa Floridiana ha comportato un aumento delle abitazioni signorili lungo il crinale orientale di Napoli. Al numero civico 12 di vico Acitillo si trovava Villa Costanza. Sorta probabilmente come abitazione rurale nel XVIII secolo, fu poi trasformata in casino di villeggiatura verso il 1830 per diventare, nel 1850, villa di lusso. La villa, di tardo stile neoclassico, che era anche chiamata Casino di Antignano, ebbe il nome di Villa Costanza in onore della figlia del cavaliere Filippo Angelillo, procuratore generale di re Ferdinando II di Borbone, da cui fu poi ereditata, scrivono Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza nel loro Le ville di Napoli.

Ancora oggi, vi è un piccolo giardino al quale si accede attraverso un corpo d’ingresso, con due piccoli padiglioni laterali che inquadrano il portale sulla strada. L’androne è invece coperto da una volta a botte. L’ingresso era ubicato sulla strada e alle sue spalle vi era un tempo il vallone di collegamento con Soccavo – oggi discesa Lacco – riportata anche dal duce di Noja come strada che porta a Succava. La villa, dotata di cinque ingressi principali a pianterreno, presenta al piano superiore ambienti che si affacciano su una loggia ornata da una balaustra estremamente elegante in ghisa e lavorata con lo stemma degli Angelillo.

Oggi Villa Costanza, sempre di proprietà degli eredi della famiglia, è sede del Centro Studi per la storia della ceramica meridionale, ospitando un vero e proprio museo che custodisce la collezione provata di oggetti d’arte e maioliche del Regno di Napoli raccolta dallo studioso Guido Donatone.

Sempre al Vomero, al numero 37 di via Cimarosa, si trova invece Villa Ruffo, costruita nel Settecento da Donato Tommasi. Con la morte del cardinale Ruffo di Calabria, nel 1827, la dimora fu venduta dagli eredi alla principessa di Palazzolo, i cui figli la rivendettero ai signori Enrico e Clemente Haas. La ristrutturazione della fatiscente dipendenza della Villa Palazzolo su piazza Fuga nel 1925 fu affidata dall’Alto Commissario per la Provincia di Napoli Gustavo Giovannini, incaricato di redigere il nuovo piano regolatore della città, all’architetto Adolfo Avena. Questi si occupò della sistemazione dell’intero spazio antistante la Funicolare centrale, incluso il tratto di via Renato Lordi, da lui realizzato ex novo nel 1928 con l’imponente edificio a quattro piani che segue la curva della strada.

Su consiglio dello stesso Giovannoni, Avena conservò il portale settecentesco uniformandosi nell’atrio di ingresso agli elementi di ispirazione vanvitelliana, per la prima volta compiendo un falso e contraddicendo al suo spirito di conservazione delle preesistenze. L’edificio rientra nella legge 1089/1939 di tutela dei Beni Architettonici e Paesaggistici. Villa Haas ha ospitato nomi importanti, tra cui il pittore Carlo Striccoli e, nello spazio sottostante, il laboratorio di Ennio Tomai, maestro del Liberty napoletano. Ha preso posto nel suo studio lo scultore Luigi Mazzella.

Al Vomero, sul corso Europa, al numero 37, si trovava Villa Salve, dotata di una zona verde di 22760 metri quadri che un tempo era molto più ampia. Si estendeva infatti lungo il declivio della collina che affaccia sul Golfo di Napoli. Nel corso del tempo, dopo il matrimonio della duchessa di Salve con Antonio Winspeare, la proprietà è stata frammentata e venduta dagli eredi. Da molti anni è in fase di restauro. Sullo stesso marciapiede si trovano, poi, Villa Gilda e Villa Tricase. Quest’ultima era di proprietà del principe di Tricase ed è stata in parte ristrutturata.

Villa Rachele si trova invece in piazzetta Santo Stefano, tra corso Europa e via Tasso. Si tratta di un edificio a più piani, con altana panoramica sulla facciata rivolta verso il mare, e dotata anche di un piccolo spazio verde. Oggi è di proprietà della Provincia Italiana della Società del Sacro Cuore e sottoposta ai vincoli della legge 1089/1939.

Le ville di Napoli: il Vomero e le dimore “gentilizie” (parte 2)
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