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Cultura

Le ville di Napoli: il Vomero e le dimore “gentilizie” (parte 1)

La collina del Vomero, in epoca romana, veniva chiamata Paturcium. Questo nome probabilmente deriva da Patulcius, legato al dio Giano, a cui la collina era appunto dedicata. Nel Medioevo, invece, ha preso il nome di Patruscolo oppure Patruscio, per via della “corruzione” linguistica. Dalla fine del Cinquecento invece ha acquisito l’attuale toponimo.

È difficile pensare che il Vomero, alla fine del XIX secolo, non fosse altro che una periferia disabitata, considerata “lontana” dalla città di Napoli. Antignano, così come altre zone più antiche del Vomero, erano nuclei abitativi rurali, villaggi che – ai tempi dei Romani – sorgevano sulla Via Puteolis Neapolim per colles, l’unica strada che un tempo collegava la città alla zona flegrea.

Successivamente, la presenza di Villa Belvedere e della Villa Floridiana ha comportato un aumento delle abitazioni signorili lungo il crinale orientale di Napoli. Si tratta di dimore dall’architettura elegante, dotate di ricchissimi parchi che godevano della naturale posizione tra boschi, orti e giardini, ma anche della veduta del Golfo. Tutte queste case si erano aggiunte alle preesistenti ville dei marchesi Pietracatella, Ricciardi e Galeota duchi di Regina. I Ceva Grimaldi, marchesi di Pietracatella, discendevano da due illustri famiglie di Genova e l’omonima villa si trovava proprio di fronte alla Floridiana. Grazie a una lapide è stato possibile apprendere che nel 1760 la villa è stata restaurata da Angela Maria Pisanelli.

Come scrivono Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza nel loro Le ville di Napoli, un’altra testimonianza molto antica degli insediamenti gentilizi nella zona è Villa Regina, costruita nel 1579 dal duca Capace Galeota della Regina. In Vomero Storia e storie, Antonio La Gala ha pubblicato l’incisione presente sull’architrave di una stanza della villa che dice: Ogni qualvolta che dal Vomero fu richiamato Console a Roma, il Console dall’Urbe ritornò poi alla villa del Vomero. Anno 1579. Nei primi del Novecento l’ultimo discendente, legittimista borbonico, lasciò la villa a un orfanotrofio. Oggi è sede di una scuola.

Sempre su via Belvedere si trova Villa Giordano, che prende il nome da Filippo Giordano. Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza raccontano: […] nell’Ottocento, dopo aver acquistato dai precedenti proprietari il suolo e le costruzioni che inizialmente costituivano il convento e la chiesa di San Francesco di Paola edificati nel 1585, costruì la sua dimora. Come si usava allora, l’ingresso principale è costituito da un fabbricato a sé stante posto sulla strada, oltrepassato il quale si accede al lungo viale che porta alla villa vera e propria. Oggi questa dimora è conosciuta come Condominio Villa Giordano e P. Gentile e purtroppo si trova in uno stato di degrado.

Anche Villa Merola si trova in via Belvedere. Distrutta per far posto alle nuove colate di cemento, è esistita fino agli anni Cinquanta, costituita da una casa a un piano e una torre. Qui vi ha vissuto Giovanni Tizzano, pittore, che ha dato alla villa il nome di Torre della Madonna. Spostandosi poi su via Doria, si trova l’omonima dimora. Gino Doria è stato un giornalista, storico e scrittore. Proprio dove era ubicato l’edificio, dopo la sua morte, la strada ha preso il suo nome. La villa purtroppo è stata poi abbattuta.

Le ville di Napoli: il Vomero e le dimore “gentilizie” (parte 1)
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