• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

La Certosa di San Martino di Napoli

Francesca Testa di Francesca Testa
10 Ottobre 2018
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

La Certosa di San Martino di Napoli, situata sulla collina del Vomero vicino Castel Sant’Elmo, è uno degli esempi meglio riusciti di architettura e arte barocca, nonché il fulcro della pittura partenopea del Seicento. Si tratta di uno dei maggiori complessi monumentali religiosi della città con le sue cento sale, due chiese, quattro cappelle, tre chiostri e giardini pensili, inoltre è la seconda certosa in Campania, nata diciannove anni dopo quella di San Lorenzo a Padula e quarantasei anni prima di quella di San Giacomo a Capri.

Al suo interno, poco dopo il 1866, l’archeologo Giuseppe Fiorelli creò uno straordinario museo, individuando nel complesso, in vista della soppressione degli ordini monastici, la struttura che non solo doveva necessariamente restare intatta nel suo nucleo monumentale, ma anche quella che poteva, proprio per il suo prestigio e per la sua posizione, documentare ogni aspetto della storia e della società napoletana.

Può interessartianche...

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

certosa-1Nel 1325, Carlo D’Angio, duca di Calabria e primogenito di Roberto, fondò il monastero e ne affidò i lavori a Tino di Camaino, Francesco di Vito e Mazzeo di Malotto, successivamente ci lavorarono Atanasio Primario nel 1336 e Balduccio de Bacza dal 1340. I primi certosini vi entrarono nel 1337 anche se la chiesa fu consacrata appena nel 1368 durante il regno di Giovanna I. Soltanto nell’ultimo ventennio del Cinquecento, però, iniziarono le più radicali opere di decorazione e soprattutto di ampliamento, nel corso del priorato di Severo Turboli. I lavori furono affidati al fiorentino Giovanni Antonio Dosio dal 1589 al 1609, mentre dal 1618 al 1625 Giovanni Giacomo Di Conforto ne assunse la direzione e a lui succedette Cosimo Fanzago che fu attivo nel cantiere dal 1623 al 1656.

Fanzago, giunto a Napoli nel 1606, sebbene avesse rispettato l’originaria impostazione di stile rinascimentale toscano voluto dal Dosio, riuscì a lasciare un segno inconfondibile della sua personalità in ogni luogo del monastero. La sua opera si caratterizzò per una straordinaria attività decorativa, per la carenza di marmi in città, che fece nascere la necessità di importarne da Roma, Carrara, Spagna, Belgio, Francia, e per molte altre qualità con le quali fu possibile comporre il caleidoscopico universo vegetale riprodotto con la raffinata tecnica del commesso marmoreo. Cosimo trasformò le tradizionali decorazioni geometriche in apparati composti da fogliami, frutti e volute stilizzati i cui effetti cromatici e volumetrici conferirono un realismo e una sensualità eccezionali.

certosa-2I pittori che lavorarono alla fase successiva di ristrutturazione del Complesso furono i più grandi artisti della pittura napoletana del Seicento, come Jusepe de Ribera, Luca Giordano, Battistello Caracciolo, Paolo Finoglio, Massimo Stanzione e gli emiliani Guido Reni e Giovanni Lanfranco. Il XVIII secolo lasciò però un profondo segno nella Certosa grazie all’opera di Domenico Antonio Vaccaro e di Nicola Tagliacozzi Canale che, in questa fase, furono accompagnati nelle decorazioni pittoriche principalmente da Francesco Solimena e Francesco De Mura.

I certosini vennero cacciati varie volte, prima nel 1799 accusati di giacobinismo, poi nuovamente nel 1807 per essere riammessi nel 1836, infine furono espulsi definitivamente nel 1866 quando alla Certosa fu annesso l’omonimo museo nazionale diventando, su richiesta di Giuseppe Fiorelli, bene monumentale proprietà dello Stato italiano, un patrimonio incredibilmente grande e incantevole, assolutamente da scoprire.

Prec.

Rose-Colored Boy, oggi ho il diritto di essere triste

Succ.

Il Centro Studi Erich Fromm inaugura un nuovo anno di riflessione sulla modernità

Francesca Testa

Francesca Testa

Articoli Correlati

mimmo-jodice-fotografo-tempo
Camera Chiara

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

29 Ottobre 2025

La fotografia di Mimmo Jodice ha spesso come protagonista il tempo, un tempo sospeso che va oltre il momento. Il fotografo partenopeo, che si è spento lo scorso 28 ottobre all’età di 91 anni, ha iniziato a sperimentare quest’arte...

Raptors in the garden Achille Campanile e Vasca
Lapis

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

30 Luglio 2025

Siamo in un periodo in cui la musica tiene conto delle logiche aziendali come se fosse una qualsiasi industria e non in quanto forma d’arte. Il talento pare essere misurato solo e sempre in numeri, in dimensioni, in proporzioni....

Sebastião-Salgado-fotografia
Camera Chiara

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

3 Giugno 2025

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, Brasile, l’8 febbraio del 1944, è stato un fotoreporter che ha fatto della documentazione sociale una forma di poesia visiva e della bellezza un atto politico. Figlio unico di un allevatore di bovini, studiò...

luk
Interviste

LUK e la musica: qualcosa per cui vale la pena vivere

28 Aprile 2025

Enzo Colursi è un cantautore napoletano classe 1991. Con la band Isole Minori Settime arriva in finale al Premio De André nel 2015. Nel 2017, dopo quattro anni di intensa attività live, il gruppo si scioglie e prende vita...

Succ.
Il Centro Studi Erich Fromm inaugura un nuovo anno di riflessione sulla modernità

Il Centro Studi Erich Fromm inaugura un nuovo anno di riflessione sulla modernità

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    845 shares
    Share 338 Tweet 211
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1520 shares
    Share 608 Tweet 380
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1107 shares
    Share 443 Tweet 277
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    943 shares
    Share 377 Tweet 236
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    629 shares
    Share 252 Tweet 157
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie