• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Giorgio Gaber: una vita controcorrente

Alessandra Trifari di Alessandra Trifari
3 Giugno 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 5 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Il 1° gennaio 2003 se ne andava – troppo presto – Giorgio Gaber, cantautore italiano tra i più peculiari di sempre. Al suo talento, però, preferiamo rendere omaggio oggi, giorno della sua venuta al mondo, giorno in cui avrebbe compiuto 82 anni. Musicista, autore e attore teatrale, commediografo, cabarettista. Forse qualsiasi definizione risulterebbe riduttiva, poiché il Signor G – così era chiamato – è stato un artista a tutto tondo, noto per aver lanciato, assieme a Sandro Luporini, il genere espressivo del Teatro Canzone e la figura del cantattore, coadiuvando intrattenimento a impegno politico e sociale.

Giorgio Gaberščik all’anagrafe, giovane milanese, imparò a suonare la chitarra per curare una lieve paralisi alla mano. Cominciò quindi a esibirsi in locali come l’Hot Club e il Santa Tecla, dove conobbe personalità del calibro di Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Luigi Tenco e Mogol. Proprio grazie a quest’ultimo, incise alla Ricordi il suo primo disco. Era l’inizio di una grandiosa carriera. In gara al Festival di Sanremo per ben quattro edizioni, programmi televisivi noti all’epoca, come Il Musichiere, Canzonissima o il Cantagiro, lo resero un vero e proprio fenomeno del momento, con brani ormai iconici quali Ciao, ti dirò, Non arrossire, Il Riccardo, La ballata del Cerutti, Torpedo blu, Barbera e champagne. Brillanti rock alternati a ballate romantiche, a sagaci brani ironici che racchiudevano spesso sottotesti ben più profondi. Nel mentre, sposò Ombretta Colli, storica compagna che gli restò accanto fino alla fine.

Può interessartianche...

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

Al culmine del suo successo, negli anni Settanta, Gaber cominciò a sentire il disagio di un ruolo ingabbiante. Avvertiva la necessità di sperimentare nuovi percorsi, di un rapporto più diretto con il pubblico, unito alla volontà di esprimere liberamente le proprie idee senza i condizionamenti imposti dal mercato discografico e dal mezzo televisivo: «Mi nauseava un po’ una certa formula – disse in un’intervista – mi stavano strette le sue limitazioni di censura, di linguaggio, di espressività, e allora mi dissi, d’accordo, ho fatto questo lavoro e ho avuto successo, ma ora a questo successo vorrei porre delle condizioni». Il palcoscenico lo attirava da tempo, soprattutto dopo la conoscenza del teatro di Dario Fo, con cui collaborò in Il mio amico Aldo: giunse l’era del cosiddetto Teatro Canzone. Si trattava di un genere artistico estremamente distintivo, che fondeva musica e recitazione in una performance più schietta e improntata quasi all’approccio dialogico con lo spettatore, quasi un confronto.

Gaber divenne il Signor G, alter ego di se stesso e incarnazione delle nevrosi dell’uomo moderno. «Il signor G – spiegò – dove quella G voleva anche dire “gente”, era un signore un po’ anonimo, in bilico tra un desiderio di reale cambiamento e un inserimento nella società». Consacrato dagli spettacoli insieme a Mina, si esibì nei maggiori teatri italiani, privo di scenografia, perlopiù da solo, interprete di canzoni intermezzate da monologhi e riflessioni. Voleva raccontare il mondo contemporaneo, le sue contraddizioni, l’ipocrisia della classe borghese e la falsa coscienza, le paturnie umane, il capitalismo, la politica, l’alienazione. Voleva usare il potere dell’ironia, che fino ad allora lo aveva contraddistinto, per smuovere le coscienze.

Nel 1972 andò in scena Dialogo tra un impegnato e un non so, descritto da Gaber come da una parte il poeta diciamo così borghese, coi suoi problemi, i suoi dolori, le sue cose: un tipo un po’ compiaciuto, un po’ narcisistico. Dall’altra, l’uomo che si è liberato del suo fardello individuale per dare un senso totale, collettivo alla propria vita. Celebri i brani La libertà e Lo shampoo, ironica metafora dell’assenza di pensiero. Con Far finta di esser sani, si discusse l’utopia di far coincidere ideali e quotidianità, concludendo la serie di spettacoli in un ospedale psichiatrico. Pochi anni dopo – sempre spalleggiato dal collaboratore e paroliere Luporini – fu il turno di Anche per oggi non si vola, critica all’incapacità di proporre cambiamenti.

La svolta avvenne con Polli d’allevamento, nel 1978: Gaber si scagliò contro il conformismo giovanile e sociale in generale, deluso verso una vana battaglia contro il sistema, avventandosi anche contro i maggiori partiti politici. Ciò gli causò, durante la brutale performance di Quando è moda è moda, il lancio sul palco di svariati oggetti. Anche la controversa Io se fossi Dio, scritta dopo l’assassinio di Aldo Moro, non fu pubblicata subito poiché le case discografiche avevano paura a esporsi. Neppure con Qualcuno era comunista le mandò a dire, ricordata tutt’oggi come sagace analisi su aspettative e delusioni di ciò che aveva rappresentato per lui e per tanti il comunismo. Il Signor G mostrava una realtà scomoda e continuamente attuale e i suoi brani taglienti, irriverenti, non erano certo semplice intrattenimento. In lui risiedeva lo splendido fardello del libero pensatore, alla costante ricerca artistica e filosofica.

La critica proseguì negli anni Novanta con E pensare che c’era il pensiero, Un’idiozia conquistata a fatica e, nel 2001, La mia generazione ha perso, contenente il già celebre brano Destra-Sinistra, una messa alla berlina dei luoghi comuni sulle due fazioni politiche. Io non mi sento italiano, invece, venne pubblicato postumo, poiché Gaber si spense a causa di una lunga battaglia contro un cancro ai polmoni. Eppure, pensiamo, sarebbe riuscito a fare della pungente ironia persino sulla sua stessa morte. Omaggiato da una folta schiera di artisti italiani e non solo, il Signor G ha indubbiamente rivoluzionato la storia della musica e del teatro italiani, entrando in empatia con una platea attiva senza mai sfociare in paternalismi. Disse lui stesso: «Credo che il pubblico mi riconosca una certa onestà intellettuale. Non sono né un filosofo né un politico, ma una persona che si sforza di restituire, sotto forma di spettacolo, le percezioni, gli umori, i segnali che avverte nell’aria».

Distinto da un’attraente presenza scenica, da una certa eleganza unita a carisma, la forza delle parole, della mimica facciale e gestuale, Gaber ha insegnato a tutti noi che nella vita non esistono verità assolute, che l’arma più potente risiede nel pensiero critico e nella capacità di dubitare continuamente. Spirito libero e controcorrente, provocatore, non smise mai di affrontare con ironia e intelligenza i dubbi dell’esistenza, combattendo le inquietudini e le incongruenze umane. Gladiatore del suo tempo, in un tempo non suo. Una malinconia che traspare, come ogni artista, dietro quel sorriso genuino e coraggioso. No, Signor G, non hai perso.

Non insegnate ai bambini, non insegnate la vostra morale, è così stanca e malata, potrebbe far male […] Non divulgate illusioni sociali, non gli riempite il futuro di vecchi ideali […] Ma se proprio volete raccontategli il sogno di un’antica speranza. Giro giro tondo, cambia il mondo…

Prec.

Stefano Ceccanti (PD): «Siamo aperti a tutte le forze europeiste, anche FI»

Succ.

Calabria per chiudere il cerchio: la corsa di de Magistris

Alessandra Trifari

Alessandra Trifari

Classe 1991. Dottoressa in storia dell'arte e disegnatrice. Scrive da sempre e la sua mente viaggia tra arte, cinema, musica e parità di genere. Dei due sentieri, sceglierà sempre il meno battuto.

Articoli Correlati

mimmo-jodice-fotografo-tempo
Camera Chiara

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

29 Ottobre 2025

La fotografia di Mimmo Jodice ha spesso come protagonista il tempo, un tempo sospeso che va oltre il momento. Il fotografo partenopeo, che si è spento lo scorso 28 ottobre all’età di 91 anni, ha iniziato a sperimentare quest’arte...

Raptors in the garden Achille Campanile e Vasca
Lapis

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

30 Luglio 2025

Siamo in un periodo in cui la musica tiene conto delle logiche aziendali come se fosse una qualsiasi industria e non in quanto forma d’arte. Il talento pare essere misurato solo e sempre in numeri, in dimensioni, in proporzioni....

Sebastião-Salgado-fotografia
Camera Chiara

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

3 Giugno 2025

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, Brasile, l’8 febbraio del 1944, è stato un fotoreporter che ha fatto della documentazione sociale una forma di poesia visiva e della bellezza un atto politico. Figlio unico di un allevatore di bovini, studiò...

luk
Interviste

LUK e la musica: qualcosa per cui vale la pena vivere

28 Aprile 2025

Enzo Colursi è un cantautore napoletano classe 1991. Con la band Isole Minori Settime arriva in finale al Premio De André nel 2015. Nel 2017, dopo quattro anni di intensa attività live, il gruppo si scioglie e prende vita...

Succ.
Luigi - de Magistris - Napoli - Calabria

Calabria per chiudere il cerchio: la corsa di de Magistris

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    907 shares
    Share 363 Tweet 227
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1551 shares
    Share 620 Tweet 388
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1126 shares
    Share 450 Tweet 282
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    955 shares
    Share 382 Tweet 239
  • Cosa fa il cooperante: la funzione e la preparazione necessaria

    315 shares
    Share 126 Tweet 79
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie