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Il Fatto

Calabria per chiudere il cerchio: la corsa di de Magistris

Sono passati dodici anni da quando Luigi de Magistris ha abbandonato la carriera di magistrato per affrontare il secondo capitolo della sua vita, la politica. L’allora PM della Procura di Catanzaro, reduce dalle inchieste Why Not e Toghe lucane, subiva l’allontanamento dagli incarichi che avevano costituito a lungo il proprio impegno quotidiano e lasciava la Calabria – e la toga – per prendere la via dell’Europarlamento.

Nel 2011 – ormai è storia – de Magistris tentava la corsa a Palazzo San Giacomo, riuscendo nella straordinaria impresa di tagliare per primo il traguardo, lasciandosi indietro non soltanto i partiti, il PD e Forza Italia, ma anche le logiche della politica che avevano governato la città del Vesuvio fino a quel momento. L’eredità che riceveva andava ben oltre l’immondizia che invadeva le strade o i cantieri di lavori pubblici aperti e poi abbandonati, l’ex magistrato andava a fare i conti con la depressione di un popolo rassegnato al malaffare che ne aveva segnato il quotidiano e persino la reputazione.

Una doppia sindacatura – forte della riaffermazione del 2016 – che ha insistito proprio su identità e partecipazione, sul coinvolgimento dei napoletani nel rilancio della propria città. Luigi de Magistris ha intercettato l’orgoglio ferito di un popolo che soffriva il bisogno di riscattarsi agli occhi del mondo che sempre – precedentemente alle cronache del primo decennio degli anni 2000 che raccontavano di faide e abbandono – aveva visto in Napoli la culla della cultura e della bellezza italiana.

Dodici anni più tardi, oggi, Luigi de Magistris decide di chiudere il cerchio e di annunciare la sua candidatura alla carica di Presidente della Regione Calabria, la sua Calabria. Già, perché in barba a quanti già gli imputano un’estraneità al territorio e ai problemi atavici che l’affliggono, il Primo Cittadino partenopeo è non meno degno di chiunque altro concorrerà alla poltrona lasciata vacante (in maniera tragica) da Iole Santelli. Oltre un decennio alla procura di Catanzaro è, infatti, il primo dei tanti argomenti che de Magistris potrà utilizzare a sostegno della propria scelta, un conto lasciato in sospeso con i tanti abitanti della regione più a sud della penisola che gli dimostravano solidarietà già all’alba dei fatti che ne determinarono il sollevamento dagli incarichi di cui era responsabile.

La politica e le istituzioni che avrebbero dovuto proteggerne l’operato si macchiarono della responsabilità di revocargli le indagini in cui aveva osato troppo oltre, gli oggetti di quelle inchieste – al contrario – rimasero tutti lì, al loro posto, assicuratisi qualche altro anno di sopravvivenza. In tanti, non a caso, finiti nel mirino dell’attuale procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri.

Il caso recentissimo che vede coinvolto negli affari della ‘ndrangheta il padre dell’UDC, Lorenzo Cesa – già presente nelle ordinanze delle operazioni della dda di Catanzaro ai tempi di de Magistris e oggi accusato di associazione a delinquere aggravata dalle modalità mafiose da Gratteri – è infatti solo l’ultimo dei risarcimenti che il tempo galantuomo ha offerto alle motivazioni a cui Luigi de Magistris attingerà per intraprendere la corsa verso la Cittadella, in Calabria. 

L’attuale Sindaco di Napoli – che porterà a termine il suo mandato – potrà lasciarsi spingere dalle decine di migliaia di giovani che sono scappati, che si sono arresi allo stato di cose che in Calabria imperversa da sempre e che sembra non poter avere argini. Una landa desolata, privata delle sue migliori energie e degli uomini di spessore che hanno provato la propria, piccola rivoluzione, come nel caso di Riace e di Mimmo Lucano, probabile alleato di de Magistris. Infine, la sanità ridotta sul lastrico da decenni di appalti e incarichi concessi in cambio di voti, con la voragine nel bilancio, le periferie che con la loro desertificazione invadono sempre più anche i centri cittadini, lasciando scheletri e cattedrali eretti nell’indifferenza.

In una recente intervista lo ha definito il Laboratorio Calabria e fa un po’ il pari con il riscetamento invocato a Napoli, con quel sentimento con cui ha saputo chiamare all’azione migliaia di partenopei e che oggi cerca di coinvolgere il popolo calabrese a riappropriarsi del proprio destino. Perché è a loro che Luigi de Magistris sa di doversi rivolgere: a chi non si è arreso, a chi crede in un destino migliore di un lido aperto soltanto per le vacanze d’estate, alle forze sane a cui dice voglio dare un’opportunità perché a me piacciono le sfide che possono sembrare impossibili. Protagonisti – continua – non dovranno più essere i palazzi del potere, le stanze di compensazione politica o, peggio ancora, congreghe, apparati, strumenti lobbistici. Protagonista sarà il popolo.

C’è un’immagine che torna alla mente di quanti, in questi giorni, stanno salutando la scelta di de Magistris con affetto e sostegno, il neo Sindaco di Napoli che corre in Piazza Municipio verso l’ingresso di Palazzo San Giacomo, uno scatto di passione ed entusiasmo che lo spinge ora verso la Cittadella. Perché la politica, prima di ogni lecita aspirazione, dovrebbe sempre ascoltare il cuore. E correre.

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