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Digital package: nuove regole per la responsabilità digitale delle Big Tech

La Commissione Europea ha presentato il Digital package, il pacchetto digitale che prevede nuove regole su servizi e mercati delle piattaforme online che sarà sottoposto all’approvazione degli Stati membri del Consiglio e del Parlamento europeo. Sono previste multe fino al 10% del fatturato annuo per la violazione delle normative che riguardano la responsabilità per i contenuti e i dati personali. La sintesi della Vicepresidente della Commissione, Margrethe Vestager, è stata chiarita al Web Summit 2020: rendere illegale sul digitale ciò che è illegale nel mondo reale. Come reagiranno le Big Tech, i giganti del web quali Google, Apple, Amazon e Facebook?

Il Web Summit, l’appuntamento europeo sui problemi legati alle attività digitali, non si è svolto quest’anno a Lisbona per gli impedimenti logistici dovuti alla crisi pandemica. Le tre giornate intense, tra conferenze e dibattiti, hanno preso vita, dunque, sulle piattaforme online della comunicazione tra gli Stati. Anche la Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha espresso la sua opinione favorevole alla costruzione della sovranità digitale europea dal momento che le regole dell’Antitrust – come ha ribadito anche il recente Rapporto redatto dalla Corte dei Conti europea – sono diventate inefficaci contro lo strapotere delle Big Tech, che corrono veloci grazie agli algoritmi e ai big data, mentre lenti sono, invece, i meccanismi procedurali avviati, ad esempio, per multare Amazon sulle eventuali violazioni delle regole sulla concorrenza o Google per l’uso dei cookies – le tracce digitali – e la pubblicità online.

Thierry Breton, commissario europeo al mercato interno, ha ripetuto di nuovo che internet non può rimanere un Far West e che bisogna favorire la libera concorrenza nel settore digitale, riducendo il potere dei colossi sopracitati, sanzionando i comportamenti illeciti con ammende che vanno, come già accennato, fino a un decimo del fatturato annuo aziendale e, in casi limite, persino allo scorporo – in pratica, la sottrazione dell’attività o di un bene dal patrimonio aziendale – dinanzi a gravi inadempienze.

Il pacchetto digitale previsto dalle nuove normative proposte al Web Summit, in sintesi, è strutturato nel Digital Services Act (DSA), che detta le regole sulla sicurezza, la trasparenza e l’accesso ai servizi sulla rete internet, e nel Digital Markets Act (DMA), che si preoccupa di individuare, limitare e, in ultima istanza, punire le azioni che limitano la libera concorrenza sulle piattaforme digitali, dove operano i social media e i mercati online, nell’ambito dell’Unione Europea. Il DSA riguarda, in altre parole, la responsabilità sui contenuti, a volte illegali – dalle violazioni del copyright all’istigazione alla violenza e all’odio – che corrono incontrollati sulle vie telematiche, mentre il DMA si occupa di monitorare i comportamenti anticoncorrenziali, come quelli attuati dalle piattaforme maggiori, che dalla loro posizione di potere spesso impediscono l’ingresso a nuove aziende in alcuni settori, dai social network alla ricerca o anche allo streaming video. E il carattere rivoluzionario che segna il passaggio normativo è evidenziato dal fatto che il nuovo pacchetto digitale potrà sostituire, finalmente, le regolamentazioni sull’e-commerce ferme al 2000, quando non esistevano social come Twitter e Facebook e Amazon si dedicava ancora alla vendita degli e-book.

Le nuove norme europee dei servizi e del commercio su internet riguardano, formalmente, tutte le aziende operanti sulla rete globale, ma si propongono chiaramente lo scopo – sulla scia della politica di sovranità digitale inaugurata dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen, di contenere il dominio delle grandi piattaforme tecnologiche americane della Silicon Valley. Stiamo parlando, soprattutto, delle super aziende tecnologiche statunitensi come Google, Amazon, Apple e Facebook. L’operatività concreta del pacchetto legislativo sul digitale, tuttavia, come predicono gli esperti del settore, dovrebbe entrare in vigore soltanto nel 2023 e soltanto allora potrà avere ripercussioni determinanti in Europa ma anche sul sistema mondo, dove si muovono i giganti del web.

Da tempo, l’Unione Europea mira al controllo della governance digitale per promuovere la disponibilità di dati da utilizzare aumentando la fiducia negli intermediari e rafforzando la condivisione degli stessi in tutti i territori del Vecchio Continente. L’UE intende così riaffermare l’autonomia degli Stati membri, in un settore chiave sia per l’economia sia per la sicurezza, che si basa sulla neutralità e sulla trasparenza nell’intermediazione, nella raccolta e, infine, nella condivisione dei dati stessi. Come ha affermato più volte la presidente von der Leyen, lo scopo è quello di rendere l’Europa il continente numero uno al mondo per trattamento dei dati.

Quali saranno le reazioni delle Big Tech? Si chiedono molti osservatori. Le prime dichiarazioni sono arrivate puntuali da Google, che ha comunicato la propria disponibilità a esaminare con attenzione la proposta UE, dicendosi preoccupata soltanto dall’eventuale ostacolo che le nuove norme porterebbero all’innovazione tecnologica, mentre Facebook e Apple hanno mostrato apprensione per le recenti e reciproche conflittualità, visto che la seconda ha consentito ai propri utenti di limitare la tracciabilità digitale su diverse applicazioni, mettendo in pericolo le vendite pubblicitarie del più famoso social network.

Nel frattempo, la nuova amministrazione di Joe Biden e Kamala Harris, da poco eletta alla guida degli USA, si è già mostrata sensibile alle critiche sui comportamenti dei giganti americani del web. Insomma, nonostante le rassicurazioni della Commissione Europea, che definisce il digital package come una proposta ideata e realizzata non contro le potenze digitali, ma a favore della sicurezza dei cittadini, la lotta, anche legale, che le Big Tech muoveranno contro le nuove normative sarà probabilmente lunga, alla ricerca di un difficile equilibrio che possa migliorare la qualità dei rapporti tra le società private del mondo online e le comunità societarie che fruiscono dei loro servizi.

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