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Tina Modotti, la fotografa rivoluzionaria

Francesca Testa di Francesca Testa
21 Febbraio 2024
in Camera Chiara
Tempo di lettura: 3 minuti
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Assunta Adelaide Modotti, Assuntina poi chiamata Tina per distinguerla dalla madre omonima, nasce a Udine il 17 agosto 1896 da una tipica famiglia friulana, dedita all’emigrazione, con cui vive dapprima in Austria tra il 1898 e il 1905 e poi si trasferisce a San Francisco nel 1913. Nel capoluogo natio restano alcuni parenti, tra cui uno zio, Pietro Modotti, che è tra i fotografi di maggior rilievo della città.

La fotografia, per questo motivo, è in qualche modo di casa per Tina che, probabilmente, frequenta lo studio dello zio seguendo le pratiche di ripresa e di camera oscura. Prima di dedicarsi a essa, però, lavora in un’industria tessile fino al 1917 per poi tentare di far carriera occupandosi di teatro, seguendo corsi di recitazione e frequentando attori e artisti.

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Gli anni successivi sono per lei fondamentali perché conosce il fotografo Edward Weston con il quale parte per Città del Messico, diventando non soltanto la sua compagna, ma anche sua modella e allieva. Nella formazione di Tina è molto importante l’amicizia con i pittori Siqueiros, Rivera e Orozco che influiscono sulla sua “poetica”, mentre Weston contribuisce alla sua crescita fornendole la giusta strumentazione e, soprattutto, insegnandole la sua tecnica caratterizzata. La giovane, fin dalle prime prove della sua opera, dimostra di possedere la nitidezza del segno grafico, la composizione accurata e la decontestualizzazione degli elementi fondamentali delle immagini. Immagini, le sue, che appaiono quasi sempre emblematiche, come se tendessero a fissare una figura retorica impregnata di significati e allusioni politiche e sociologiche.

A differenza del compagno, Modotti non arresta il suo occhio alla “forma” delle cose, ma approfondisce e indaga nella realtà sociale. Ed è proprio una vocazione sociologica quella che traspare dai suoi scatti, un’ideologia che diviene la sua bandiera durante la breve attività politica come membro del partito comunista messicano nel quale entra nel 1927.

Dopo il distacco da Weston, avvenuto nel 1926, la giovane fotografa continua a dedicarsi, e questa volta con maggiore impegno, al partito, in particolare alla Liga Antiimperialista de las Américas e fondando lei stessa la Lega Antifascista italiana. Alcune delle sue più famose istantanee sono scattate durante un’inchiesta fotografica sulla Ciudad de los Palacios nel 1927. Anche se le immagini immortalate non superano il centinaio, bastano per definire la Modotti una fotografa di grande temperamento ideologico.

Nel 1928 l’incontro con il rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella, cambia per sempre la vita di Tina che diventa la sua compagna. Un anno dopo, però, l’uomo viene assassinato da alcuni sicari del dittatore Gerardo Machado e la donna, che è presente, si ritrova coinvolta nell’omicidio, arrestata e accusata di aver preso parte al complotto. Questo momento segna l’inizio della sua persecuzione politica: nel 1930 viene espulsa dal Messico e costretta a tornare in Europa, tuttavia, durante il ritorno, a New Orleans la imprigionano, così come all’Avana. Ormai, Tina è nota come attivista comunista e considerata “indesiderabile”. Non ha più, quindi, vita facile: viene espulsa dall’Olanda e dalla Spagna e dal 1930 al 1936 si sposta spesso, trascorre sei mesi a Berlino e un arco di tempo molto più lungo nell’URSS. In questo periodo Tina non scatta molte fotografie, ma nel 1931 allestisce a Mosca una sua mostra.

Con la guerra civile spagnola decide di rientrare clandestinamente nel Paese partecipando al conflitto come membro del Quinto Reggimento, con il nome di battaglia di Maria e dedicandosi all’organizzazione degli ospedali da campo e delle mense. Riprende anche a fotografare e torna nuovamente in Messico dopo l’annullamento del vecchio decreto di espulsione.

Tina Modotti muore nella capitale il 6 gennaio 1942, mentre rientra a casa in un taxi, sembra per un infarto. Ci sono diverse polemiche legate alla sua morte in quanto le cause non sembrerebbero così naturali. Il Messico, comunque, non la dimentica come fotografa, infatti nello stesso anno della scomparsa viene inaugurata un mostra con le sue opere. Il suo nome, poi accantonato, riemerge nel 1973 quando nel Circolo Culturale E. Mauro della città che le ha dato i natali viene allestita una sua esposizione e pubblicato un catalogo. Il mito “dell’artista rivoluzionaria” torna sulla ribalta anche a livello internazionale e il MOMA di New York nel 1976 presenta quaranta stampe al platino, realizzate da Tina tra il 1923 e il 1924.

A Udine, intanto, prima e unica donna italiana e fotografa, le viene dedicata una strada nel 1979: Via Tina Modotti, fotografo (1896-1942).

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