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MIBACT e Federico II: una nuova vita per la Biblioteca dei Girolamini

In greco, dall’unione di due piccole parole, biblíon (libro) e th?k? (scrigno), è nato un composto straordinario, ricco, nelle sue undici lettere, di un magia tale che il solo pronunciarle apre portali prodigiosi che rimandano a mondi altri: biblioth?k?, un suono così raffinato che avvolge e proietta chiunque ci si affidi tra sorprendenti pareti di carta, vite racchiuse nell’intimità di pagine rilegate in un tempo più o meno lontano, ma sempre presente, in grado di cambiare il futuro nostro e della società tutta.

A quel tempo, appartiene anche il complesso dei Girolamini, nello specifico la sua biblioteca, tra le più antiche di Napoli e di Italia, con una preziosa raccolta libraria specializzata in teologia, filosofia, Chiesa cristiana in Europa, storia della Chiesa, musica sacra e storia generale del nostro continente. Aperta al pubblico nel 1586, raccoglie un patrimonio di meno di duecentomila unità, tra cui manoscritti, incunaboli, edizioni cinquecentesche, pergamene, volumi e opuscoli rari, sopravvissuti all’usura dovuta al trascorrere degli anni e alle ruberie che si sono susseguite nei secoli fino alle più recenti e scandalose per mano dell’ex direttore Marino Massimo De Caro, del senatore Marcello Dell’Utri e della sua collaboratrice Maria Grazia Cerone, i quali hanno fatto sparire opere – rivendute in traffici illeciti anche all’estero – per un totale di più di venti milioni di euro.

Una biblioteca, quella napoletana, ancora sotto sequestro delle autorità e lasciata all’incuria più totale ma che, grazie a un progetto comune del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e l’Università Federico II, torna a rianimarsi, per otto ore al giorno, due giorni alla settimana, con i venti studenti provenienti da tutto il Paese, scelti per la Scuola di Alta Formazione biennale post-laurea in Storia e Filologia del Manoscritto e del Libro Antico, diretta dal professor Andrea Mazzucchi.

Una riapertura straordinaria, dunque, seppur per pochi, che mira a restituire il giusto prestigio a un luogo dal valore inestimabile che in molti, in troppi, hanno tentato di ridimensionare per gonfiare il proprio portafogli e ridurre le possibilità di crescita personale di ognuno di noi.

Il progetto nacque anche perché eravamo molto colpiti dall’accusa di superficialità e di inazione rivolta agli intellettuali napoletani una volta scoperto il triste affaire dei Girolamini. […] E oggi, grazie all’impulso dato dal rettore Manfredi, quell’iniziativa vede la luce, dando concretezza al sogno che da sempre aveva accompagnato la nostra idea: ottenere come sede della Scuola proprio la Biblioteca dei Girolamini. Sia per la valenza simbolica della scelta, sia per il patrimonio librario cui avranno accesso gli studenti, sia, infine, per la funzione sociale che svolgerà l’università rendendo vivo quel luogo oscurato per anni e preparando un catalogo dei suoi reperti più preziosi, ha dichiarato Guido Trombetti, ex rettore dell’ateneo fridericiano e presidente del CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane). Non è una iniziativa isolata. L’accordo quadro stipulato con il MIBACT prevede una sempre maggiore integrazione tra ricerca, didattica e beni culturali anche in altre strutture: già sono in piedi iniziative a Pompei, seguiranno il Museo Archeologico e Capodimonte, gli ha fatto eco l’attuale rettore Gaetano Manfredi.

Grande anche l’entusiasmo del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che così si espresse in occasione dell’inaugurazione del Festival dello Sviluppo Sostenibile tenutosi a Napoli lo scorso maggio: Grazie a questa intesa università e Ministero lavoreranno insieme per trasformare la Biblioteca dei Girolamini, un luogo che ha delle ferite, in un simbolo di una storia di riscatto appena iniziata e destinata a un grande futuro. Positivo che la Scuola di Alta Formazione parta da qui, un sito spettacolare per bellezza, raccolte e dimensioni che, inserito nel polo museale, potrà essere valorizzato al meglio restando il più vicino possibile alla sua vocazione originaria.

Appare scontato, quindi, sottolineare quanto importante risulti – oggi ancora di più – la realizzazione di uno straordinario progetto come quello appena presentato. L’auspicio è che sia solo il primo, il motore di una macchina della cultura che non può più essere tenuta ferma, relegata nella zona buia di una società vittima di un sistema che su di essa non ha alcun interesse a puntare. La casa di Giambattista Vico, il ritrovo di numerosi studiosi e curiosi, il luogo di stimolazione costante delle idee non deve morire. Proteggiamolo, almeno adesso, non è ancora troppo tardi.

Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. – Marguerite Yourcenar

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