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Cultura

Margaret Keane e i suoi Big Eyes: il più famoso furto artistico

Ricordate Big Eyes? Distribuito nel 2014, il film di Tim Burton raccontava la vicenda di una donna, un’artista, la quale lasciò credere a tutti che i suoi dipinti fossero opera del marito al fine di avere successo. Erano gli anni Sessanta. Ebbene si tratta di una storia vera, l’incredibile storia di Margaret Keane e dei suoi Big Eyes, la protagonista di uno dei casi di furto artistico più celebri al mondo.

Nata nel Tennessee, nel 1927, Margaret (vero nome: Peggy Doris Hawkins) dimostrò fin da bambina la sua grande passione per il disegno. Affascinata da artisti come Amedeo Modigliani, i suoi soggetti preferiti erano perlopiù donne, bambini o animali che raffigurava con occhi incredibilmente grandi, sproporzionati rispetto al resto del volto, caratteristica che la contraddistinse per l’intera carriera artistica. Inseguendo il suo sogno, studiò quindi al Watkins Art Institute di Nashville e alla Traphagen School of Design di New York. Poco dopo, sposò Frank Ulbrich con il quale ebbe anche una figlia, Jane.

La loro unione non andò però a buon fine e fu nel 1953 che Margaret incontrò a un mercato d’arte Walter Keane. Anche lui pittore, anche lui con un matrimonio fallito alle spalle, tra i due si instaurò da subito un forte sentimento che li condusse alle nozze appena due anni dopo. Walter era affascinante, carismatico e lavorava nel business dell’arte. Non ci volle molto perché iniziasse quindi a occuparsi della vendita dei quadri di sua moglie, i quali riscossero immediatamente un grande successo. Tuttavia, un piccolo particolare saltò all’occhio dei due coniugi: le tele erano firmate con l’etichetta Keane. D’accordo sul fatto che la gente acquistasse le opere poiché convinta che l’artista fosse Walter e certi che non avrebbero ottenuto il medesimo riconoscimento se l’autrice nota fosse stata lei, entrambi decisero di portare avanti la commedia. In fin dei conti erano gli anni Sessanta e una donna che dipingeva era considerata di valore inferiore rispetto a un uomo. La cosa dava abbastanza fastidio a Margaret ma doveva fare i conti con la realtà e, su consiglio del marito, finché vendevano bene e lei si manteneva nell’ombra, non c’era da preoccuparsi.

Nonostante lo scarso consenso da parte della critica, i fanciulli dagli enormi occhi malinconici firmati Keane erano ormai diventati una forza nel mercato, incantando il pubblico e guadagnando milioni di dollari. Al culmine del successo, Margaret dipingeva per circa sedici ore al giorno senza sosta. Walter – aveva anche provato a imitare l’arte della consorte, fallendo – organizzava le vendite e le pubbliche relazioni, ebbro dei meriti che gli venivano riconosciuti. Non solo: pare che non fosse né un marito né un padre particolarmente ligio, presentando più volte comportamenti abusivi sia nei confronti della moglie che in quelli di Jane. Così Margaret si fece coraggio e, nel 1965, lo lasciò, si trasferì con sua figlia alle Hawaii e si rifece una nuova vita sentimentale con Dan McGuire, scrittore sportivo.

Poi, nel 1970, la svolta epocale: la Keane decise di partecipare a un programma radiofonico di Honolulu, determinata a rivelare finalmente di essere lei l’artista dietro le tele dei celebri Big Eyes. La notizia rimbalzò per diverso tempo ma, quando Walter rilasciò un’intervista al quotidiano USA Today, affermando che la ex moglie mentiva, Margaret non ebbe altra scelta e lo citò in giudizio per diffamazione. Era il 1986 e tutto il mondo parlava del processo dei coniugi Keane. Il giudice, non avendo sufficienti elementi per la sentenza finale, ordinò la soluzione più razionale, cioè dipingere in aula uno dei soggetti. Se Walter accusò un improvviso dolore alla spalla, Margaret terminò il suo dipinto perfettamente. Non vi era più alcun dubbio. La Corte condannò Walter Keane a una multa di 4 milioni di dollari, annullata in appello nel 1990, pur confermando il reato di diffamazione. A Margaret, però, non è mai importato nulla dei soldi poiché, come da lei stessa dichiarato, il suo unico obiettivo era che fosse fatta giustizia e che il mondo sapesse chi era l’artefice dei quadri.

Opere che fin dal principio hanno stregato gli spettatori, persi nell’intensità degli occhi di quei soggetti, dipinti a olio su tele immense, in ambienti scarni e scuri (dopo il trasferimento alle Hawaii, tuttavia, il suo stile divenne molto più luminoso). Soggetti universalmente considerati deboli, che si facevano portavoce di abusi e ingiustizie da sempre perpetrati nei loro confronti. Perché gli occhi, come dichiarò la Keane, «sono espressione dei sentimenti più profondi. Sono le finestre dell’anima».

Definita nientemeno che da Andy Warhol come un’artista semplicemente incredibile, non è un caso che la sua assurda storia fece gola a Tim Burton per la realizzazione di un film biografico. Si scelsero Amy Adams e Christoph Waltz nel ruolo dei Keane e la stessa Margaret apparve in un cameo. La pellicola ricevette anche un Golden Globe per miglior attrice in una commedia. I toni scanzonati tipici di Burton rendono il film godibile ma allo stesso tempo una preziosa testimonianza della difficile vita di un’artista nella società statunitense degli anni Sessanta. Dello svantaggio di una donna, costretta in qualsiasi ambito a essere messa in discussione, a dover sempre dimostrare il proprio valore, portato avanti nei secoli, solo in modalità diverse. Nel Seicento, Elisabetta Sirani dipingeva in pubblico per dare prova che fosse davvero lei l’autrice dei suoi dipinti. Adesso, 2021, le registe cinematografiche devono fare i salti mortali affinché vengano finanziati i loro film poiché, statisticamente, un regista viene considerato più affidabile.

Oggi, Margaret ha 93 anni, è felice e continua a dipingere nella sua casa di Nepa, a nord della California. Grazie alla sua storia e al film, la sua fama è raddoppiata, facendole ottenere anche svariate commissioni di ritratti da parte di personaggi illustri: lo stesso Burton, il Presidente John F. Kennedy, Dean Martin, gli attori Robert Wagner, Natalie Wood, Kim Novak, Zsa Zsa Gabor, Joan Crawford, Jerry Lewis, Helena Bonham Carter, Lisa Marie, Linda Cardellini. I Big Eyes hanno influenzato nel tempo numerosi prodotti commerciali, illustratori e artisti del New Contemporary e del Pop Surrealism, come Yoshitomo Nara e Mark Ryden e sono esposti nei musei di tutto il mondo, in particolare nella Keane Eyes Gallery di San Francisco.

Margaret Keane resta un’icona dell’arte contemporanea del ventesimo secolo ma, soprattutto, una donna che ha sfidato il patriarcato e si è resa portavoce del diritto di essere riconosciuta per le proprie competenze, a prescindere dal sesso.

 

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