Interviste

Lory Del Santo, Lisistrata e la libertà di scegliere: la felicità come optional

Lisistrata, colei che distrugge gli eserciti. Si tratta della protagonista dell’omonima commedia di Aristofane, ricordata da ogni studente del liceo classico come quella dello sciopero del sesso. La storia ruota attorno alla violenta e sanguinosa guerra del Peloponneso, che sta falciando giovani vite senza sosta. Gli uomini, ciechi di violenza e furore, non intendono fermarsi. È così che la protagonista decide di radunare tutte le donne della Grecia, proponendo un piano: rinunciare al piacere, finché la guerra non sarà cessata. È così che comincia un ricatto di genere, una vera e propria guerra tra sessi: le donne, viste come oggetto di piacere, si sottraggono al desiderio maschile. E questo li mette in ginocchio. Frustrati dall’astinenza, deporranno le armi.

Da sempre, nell’immaginario collettivo, la donna è oggetto di piacere. Estromessa dalle decisioni politiche, dal lavoro, dallo studio: il suo ruolo è estetico. Non deve essere altro che un grazioso soprammobile. Non è mai l’artista, è la musa. Non è mai il conduttore, è la velina. Le armi delle donne sono state spuntate e limitate, come le unghie di una gatta di casa. Lo sapeva Lisistrata e lo sa Lory Del Santo. In La felicità come optional, il suo romanzo autobiografico, Lory ricorda come, sin da bambina, la mamma le abbia ripetuto che doveva incontrare l’uomo giusto. L’uomo che l’avrebbe sposata, l’uomo che l’avrebbe tirata fuori da un contesto familiare poverissimo e portata tra le stelle.

Ma l’uomo giusto non è stato solo uno. Sono stati tutti gli uomini che l’hanno guardata attraverso gli schermi delle televisioni. La bellezza, la sensualità sono state per Lory un’arma. Se queste erano le uniche pallottole lasciate alle donne in un mondo patriarcale, lei le ha usate tutte. Ha imparato a trasformarsi di fronte allo sguardo degli altri: a essere ora eccentrica, ora svampita, ora ironica, ora erotica. Lo sguardo altrui, soprattutto quello degli uomini, l’ha accompagnata per tutta la vita. Spesso, in maniera morbosa.

Durante la presentazione del suo libro, Lory ha mostrato il suo dito spezzato, raccontando della violenza che le ha lasciato il volto pieno di lividi. E, nonostante questo, il fatto che lei non abbia allontanato immediatamente l’uomo che l’aveva picchiata. Perché in mente le risuonavano le parole della madre: «Devi fare compromessi, altrimenti resterai sola».

Lory Del Santo ha vissuto in un mondo in cui l’uomo era al centro di tutto. Era lui che ti doveva scegliere, lui che dovevi incontrare, lui che determinava il tuo successo. E come Lisistrata, ha imparato a usare la sua femminilità quale strumento di potere. Oggi però il mondo sta cambiando. «Oggi si tratta di scegliere e non più di essere scelte», così ci ha detto quando l’abbiamo intervistata. E, allora, scegliamo anche che ruolo interpretare. Che sia ancora Lisistrata, Atena, Medea o anche Achille: basta che la scelta sia nostra.

Lory Del Santo, Lisistrata e la libertà di scegliere: la felicità come optional
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