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Cultura

Le ville di Napoli: tra Pizzofalcone e Santa Lucia (parte 3)

Tra Pizzofalcone e Santa Lucia, proseguendo lungo il litorale e proprio di fronte alla Villa Comunale, al civico 200 ci si imbatte nell’edificio più notevole della Riviera di Chiaia, a Napoli: la Villa Pignatelli. Progettata da Pietro Valente nel 1826 su commissione dell’ammiraglio Ferdinando Acton, è stata poi venduta nel 1867 al principe Diego Aragona Pignatelli Cortés.

Come raccontano Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza nel loro Le ville di Napoli, tra le splendide ville neoclassiche che nel primo Ottocento arricchiscono la città, grazie all’intensa attività di valenti architetti che ruotano intorno alla corte borbonica, essa (Villa Pignatelli, ndr.) ne è certamente uno degli esempi più rilevanti. Pietro Valente, diventato direttore del Real Istituto di Belle Arti, ha realizzato tantissimi progetti nel tentativo di soddisfare le esigenze del baronetto inglese sir Ferdinand Richard Acton, figlio di John Acton, Primo Ministro e Segretario di guerra e marina di Ferdinando. Si è giunti poi al progetto definitivo, realizzato secondo il gusto inglese, con un parco e con stile d’architettura greca o romana.

La villa è stata pensata come una domus pompeiana, dalla pianta quadrata generata dalla somma di due rettangoli uguali. Uno di questi si sviluppa su due piani e costituisce il vero e proprio corpo di fabbrica, l’altro invece occupa soltanto il piano terra composto sul fronte da un portico d’ingresso con colonnato di ordine neodorico, destinato alla residenza padronale. L’ingresso della villa si trova sul lato posteriore, questo perché il Valente aveva pensato di dare la possibilità di accedere all’edificio in carrozza tramite due rampe laterali.

Sul fronte della Riviera di Chiaia, la villa si offre alla vista al di là di una cancellata interrotta da piccoli corpi di fabbrica in pietra lavica per le abitazioni dei custodi e per la cappella. […] presenta un aspetto piramidale grazie al timpano classico da cui è sormontata e ai due portici laterali sormontati anch’essi da due timpani degradanti lateralmente. […] Lo spazio dell’atrio doveva essere scoperto, ma come riferisce Venditti, quando al Valente subentrò il Bechi (che aveva già decorato gli interni della Villa Doria D’Angri a Posillipo) fu ricoperto con una struttura in ferro e vetro. Il giardino, mosso nei disegni dei viali e variegato nella scelta delle piante che sono state disposte a boschetto, rispetta ancora oggi l’impianto originario. Il parco è inoltre arricchito da piccoli edifici quali la torretta neogotica, lo chalet svizzero e la serra.

Il piano terra della villa conserva l’aspetto di dimora nobiliare e oggi ospita la ricca collezione di porcellane orientali del Settecento e dell’Ottocento, ma anche quadri e altri reperti che sono stati donati dalla principessa Rosina e che oggi danno vita al Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortés. Dalla facciata posteriore, dopo l’entrata in villa, si trova il vestibolo ovale, sempre al pian terreno e da qui si aprono poi tre accessi che permettono di raggiungere gli altri ambienti al piano terreno.

Le sale del piano terra conservano le decorazioni a stucco, i dipinti, gli arredi che testimoniano il gusto in particolare degli ultimi proprietari, i Pignatelli, ai quali si deve la decorazione della Sala Azzurra, la Sala da ballo, la Biblioteca, la Sala Verde, la sala da pranzo con gli arredi e i servizi da tavola, scrivono ancora la Carbonaro e il Cosenza.

La villa, nel 1841, è stata acquistata da Car Mayer von Rothschild e modificata prima da un architetto di Parigi e poi da Gaetano Genovese. Nel 1867, è stata ancora una volta venduta, questa volta al principe Diego Aragona Pignatelli Cortés. Questa meravigliosa costruzione della Riviera di Chiaia, grazie anche al buon gusto della principessa Rosina – moglie del nipote del principe – è diventata un luogo di incontro di regnanti e aristocratici d’Italia e d’Europa.

Nella Villa Pignatelli hanno sede due musei: il Museo Diego Aragona Pignatelli Cortés, voluto da Rosina Pignatelli nel 1952, dove sono esposti tutti gli oggetti che erano stati di proprietà della famiglia, tra cui: argenti, quadri, bronzi e tanto altro; e il museo delle carrozze di Villa Pignatelli, aperto nel 1975 grazie all’acquisizione di pezzi da collezioni private. Quest’ultimo ha sede in quelle che erano le vecchie scuderie della villa.

Le ville di Napoli: tra Pizzofalcone e Santa Lucia (parte 3)
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