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La Napoli greco-romana: stratificazione della città

Francesca Testa di Francesca Testa
4 Ottobre 2018
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
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Napoli è una città dalle antichissime radici che tuttora presenta integri alcuni dei suoi diversi caratteri originari. Ancora oggi, infatti, disponiamo di un documento di altissima portata che nel tempo si è andato sempre più arricchendo nel suo stratificarsi di valori umani e storico-architettonici, cioè il suo tracciato urbanistico, giunto fino a noi con tutte o quasi le sue caratteristiche primitive intatte. Dei singoli monumenti ed edifici rilevanti della vecchia Napoli greco-romana ben poco è rimasto e talmente incorporato dalle successive costruzioni da non potersi più individuare con certezza. Attualmente, però, ci resta il solo tracciato viario, testimonianza preziosa e di grande estensione, quasi integra nella sua regolarità di schema ippodameo.

città-stratificazione-napoli-1La struttura ippodamea a scacchiera è formata dall’intersecarsi delle tre larghe arterie che attraversavano Napoli da est a ovest, ovvero i tre decumani costituiti da altrettanti cardini che li tagliavano perpendicolarmente da nord a sud sfociando tutti alle porte delle mura urbane. Le tre strade da est a ovest sono: SS. Apostoli, via Anticaglia, via Pisanelli, via Sapienza; via Tribunali; via Vicaria e S. Biagio dei Librai. Secondo alcuni, vi era una quarto tratto, formato da via S. Marcellino e il prolungamento di via Capasso. Queste riprendono le tre o quattro grandi strade antiche, intersecate ortogonalmente da una fitta serie di vie più strette da nord a sud, alcune delle quali conservate in parte, altre invece per tutta la lunghezza. Tra queste ultime, ad esempio, quella formata dall’allineamento delle vie Palladino, Nilo, Atri, S. Gaudioso e Santa Maria delle Grazie.

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Il capoluogo campano era naturalmente favorito a nord dalle colline e da un profondo vallone oggi corrispondente a via Foria, a sud dal mare e a est da un’estesa zona paludosa, ancora adesso detta Sant’Anna alle Paludi. L’intero spazio su cui si estendeva l’antica città, fin dall’epoca della sua nascita (471 a.C.), era protetto da un’imponente cinta muraria formata da blocchi di tufo. Le mura di Neapolis ebbero una prima fase di costruzione in convergenza con la fondazione e una seconda di rinforzo, in concomitanza con gli avvenimenti politici del IV secolo. La murazione del V secolo, in particolare, si presentava con diversi caratteri: nelle parti basse o sulla cresta del piccolo altipiano su cui si trovava la città era a doppia cortina, con ciascuna di queste posta a scarpata e con speroni di contenimento; in altri casi, invece, la murazione fasciava e rinsaldava le fiancate scoscese e irregolari del colle, formando così una poderosa opera di terrazzamento che assolveva anche un compito difensivo poiché negava ogni possibile appiglio a un eventuale assalitore.

Sempre nella prima metà del IV secolo, Neapolis fu rafforzata da un imponente e complesso sistema difensivo di straordinaria poderosità, in alcuni tratti profondo circa 20 metri. Il tracciato delle fortificazioni è conosciuto nelle sue grandi linee: a cominciare da settentrione esso si sviluppa lungo via Foria, via Costantinopoli, Piazza S. Domenico Maggiore, seguendo per via Mezzocannone e, attraverso le rampe di S. Marcellino, risale verso l’Archivio di Stato per poi estendersi verso Piazza Nicola Amore. Da qui costeggiava il tratto settentrionale di Corso Umberto e da via Pietro Colletta risaliva verso Forcella e Castel Capuano, ricollegandosi infine a via Foria.  L’intero tracciato delle mura fu costruito con blocchi di tufo collocati di taglio (in ortostati) o in piano, del tipo a doppia cortina, con elementi trasversali di collegamento e con materiale di riempimento tra le cortine (emplecton).

I blocchi furono presi dalle varie cave della città e questo è dimostrato dal fatto che su di essi si trovavano incisioni che identificavano i vari marchi di cava (lettere dell’alfabeto greco incise sulla pietra al momento dell’estrazione) per facilitare il pagamento alle ditte appaltatrici. Testimonianze archeologiche delle mura sono ancora visibili lungo il tracciato della cinta muraria, attestazioni che ci consentono non solo di ridisegnare l’andamento del tracciato, ma anche di studiarne più approfonditamente la struttura e che confermano le teorie di una prima costruzione del V secolo e di un successivo rinforzamento del IV secolo, come nel caso di Piazza Bellini e Piazza Cavour.

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