• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Il lato oscuro dell’io, l’inquietudine, la paranoia: “La vecchia nuvola fluttuante” di Can Xue

Deborah D'Addetta di Deborah D'Addetta
1 Luglio 2026
in Billy
Tempo di lettura: 6 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Quando Geng Shanwu aprì la porta, la prima cosa che attirò il suo sguardo fu la testa della vicina alla finestra. Anche lei guardava i fiori per terra, i suoi occhi brillavano rapaci, il collo proteso come volesse saltare dalla finestra. «I fiori sono morti», disse lui in un tono sorprendentemente vacuo.

«La folle stagione è passata…», le labbra della donna si mossero eppure era impossibile capire che stesse parlando.

Può interessartianche...

La famiglia Ardolento, la Guerra Civile e il realismo magico: Uclés come Márquez

“Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

“Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

«Siamo vissuti come sonnambuli, giorno e notte… Ma adesso è passata. Il profumo dei fiori ci ha reso folli, hai sognato…».

Geng Shanwu voleva continuare ma la donna era già sparita. Sotto l’enorme coperchio di vetro tutte le cose apparivano ovali e gialle, la luce esterna era accecante, non c’era ombra per ripararsi. I sogni tra i fiori svanirono. (pp. 15-6)

Can Xue, una delle autrici più influenti e brillanti del panorama letterario cinese contemporaneo, ci ha abituati a narrazioni la cui comprensione non è immediata. Anzi, a volte, lo svelamento del significato non arriva mai, e forse è questa una delle caratteristiche più peculiari delle sue opere. 

Non fa eccezione il suo nuovo romanzo breve, La vecchia nuvola fluttuante (Utopia). L’ultimo testo che avevo letto dell’autrice, La città del fumo, presentava la stessa inafferrabilità, la stessa assenza di vere e proprie trame, la stessa incoerenza, e atmosfere in bilico tra realtà e sogno. 

In questo caso, un piccolo intreccio c’è: ci troviamo in un luogo indefinito, probabilmente un villaggio rurale cinese; due coppie sposate – Geng Shanwu e Mu Lan, Kang e Xu Ruhua – vivono una di fronte all’altra, e parallelamente di fronte alle due case vive un gelso, le cui fioriture sembrano altamente tossiche, allucinatorie. Quando spuntano i fiori, e i frutti rossi, la gente perde la testa. Dunque già questo primo setting ci indirizza verso una narrazione inaffidabile, onirica, perché tutto ciò che accade alle due coppie, e ai personaggi corollari, non è detto che sia reale.

I sogni e i pensieri dei protagonisti sono avvelenati dall’albero (o almeno, così ci dice l’autrice attraverso la voce dei personaggi), ma loro stessi ci mettono farina del proprio sacco: tutti spiano tutti, e vengono a loro volta spiati. Aleggia un’atmosfera tremendamente paranoica, psicotica quasi, che il lettore sente addosso. Xu Ruhua spia Geng Shanwu, Mu Lan spia Xu Ruhua, Gen Shanwu spia sua figlia, la madre di Xu Ruhua spia Xu Ruhua. Insomma, occhi dappertutto, furtivi, inquietanti, indagatori, con motivazioni in apparenza senza logica.

La logica, in effetti, manca del tutto: compaiono, senza motivo, bambini con visi neri, insetti, uccelli inchiodati ai muri; il caldo è soffocante; i sogni si sparpagliano, tutti fanno i sogni degli altri e viceversa; i dialoghi sono sconclusionati, non hanno alcun senso, proprio come avviene nella dimensione onirica. Ci sarebbe da pensare che il romanzo non è altro che un lungo sogno trascritto, con le sue contraddizioni, assurdità, devianze. 

Quell’uomo è un infido mostro, pensò tranquilla.

Si era dimenticata di aver detto che le somigliava. L’aria sotto la zanzariera era soffocante, sopra ci ronzavano due grosse mosche che poi si erano messe a copulare. Il sole bruciava e l’aria era torbida, lo era da quando lei ne aveva memoria, il gelso e la camera erano immersi in quella torbidezza, le zanzare intonavano la loro soffocante canzone nella stanza ermeticamente chiusa. I giorni scintillanti erano esistiti solo nel passato. Arrivarono con l’amaro degli oleandri, quando le foglie sembravano andare a fuoco e per terra c’erano dei piccoli cerchi, come se qualcuno avesse sparso monete dappertutto. Al tempo non si sentivano i lamenti malati dei grilli, solo il canto dolce e sognante di due tortore che risuonava dalla mattina alla sera. (p. 49)

I personaggi si confondono: sono davvero persone separate o espressioni fisiche di un’unica entità? Sono due coppie o la manifestazione della stessa coscienza in movimento? Dei quattro protagonisti quella più instabile è senz’altro Xu Ruhua, una donna forse pazza (o forse lo sono tutti gli altri e lei è l’unica sana?) nel cui corpo crescono delle canne vacanti. Questa, credo, è una metafora: il corpo in realtà è un paesaggio, le canne – per natura vuote – evocano il nulla, l’assenza; l’angoscia della donna non si manifesta con gesti o comportamenti “esterni” (di fatto, rimane sigillata in casa per tutto il tempo) ma “interiori”, come se la crescita surreale di questa vegetazione fosse la risposta alla crudeltà della realtà.

Questa metamorfosi un po’ angosciante non viene combattuta, ma accolta. Forse Can Xue vuole dirci che la psicologia umana, con tutte le sue logiche contorte, non è qualcosa da sistemare, ma semplicemente da accogliere così com’è. All’autrice non interessa raccontare perché, ma cosa significa quella trasformazione, da che livello interiore ci parla. 

Man mano che il romanzo va avanti diventa sempre più frammentato, incomprensibile. Le immagini sono descritte a blocchi, come fotogrammi immobili, una serie di fotografie ferme che non hanno consequenzialità con le successive. Ciascuna di esse potrebbe sviluppare una sottotrama, ma Can Xue preferisce lasciarle alla deriva, perché il fulcro di tutto non è capire, non è decifrare, ma lasciar fluire la coscienza, proprio come se si trattasse di un sogno. 

«…».

«Anche tua madre è pazza, hai ereditato la pazzia da lei. Un tempo volevo piantare una vigna, i grilli mi hanno quasi ucciso. Se ripenso al passato mi vengono i sudori freddi, e sono sonnambulo, mia madre non fa che ripetermi che soffro di manie di persecuzione».

«…».

«Mastica bene le fave».

«Non venire di persona, la prossima volta. I vicini hanno appeso uno specchio al grande albero, lo hai visto arrivando? Lo usano per controllare i tuoi movimenti. Non capisco che intenzioni abbiano, ma è inquietante, no? Forse pianificano un assassinio». (p. 66)

Il finale si riallaccia al principio, rendendo protagonista il gelso. La domanda nasce spontanea: la colpa è dell’albero? Questa follia collettiva che infetta tutti. Eppure l’autrice semina il dubbio che la pazzia non venga “da fuori” ma da dentro i personaggi e che il loro pensiero, i loro sogni condivisi, proiettino all’esterno quella stessa pazzia. 

Can Xue non è un’autrice di facile lettura. Può scoraggiare anche i lettori più allenati. Ma piacerà moltissimo a chi ama le narrazioni non lineari, oniriche, paranoiche, a quelle persone che preferiscono racconti paradossali sui lati oscuro dell’io. 

Prec.

“Gangnam”: il poliziesco perfetto sotto l’ombrellone per gli amanti della cultura coreana

Succ.

“L’abitudine di mentire”: conversazione con Deborah D’Addetta e Antonio Esposito

Deborah D'Addetta

Deborah D'Addetta

Articoli Correlati

uclés
Billy

La famiglia Ardolento, la Guerra Civile e il realismo magico: Uclés come Márquez

7 Agosto 2026

«A quante case siamo?» «Distrutte o vuote?» «Vuote». «In tutta la penisola o in una regione specifica?» «Nella penisola». «Mi mancano i dati di Bilbao. A quanto pare, tutte le sue case sono rimaste orfane». «Hai una stima approssimativa?»...

sociopatica
Billy

“Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

29 Luglio 2026

Tutto quello che leggevo indicava che ero una sociopatica. Mi mancava l’empatia, mentivo senza problemi, ero capace di commettere azioni violente senza provare rimorso, mi veniva facile manipolare, ero superficialmente affascinante, commettevo azioni criminali, faticavo a connettermi alle emozioni,...

spettro urbano
Billy

“Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

24 Luglio 2026

Ma Ginza non vive soltanto di giorno. Quando il sole comincia a scendere, qualcosa cambia nella temperatura del quartiere. È l’ora in cui i turisti si fanno più rari, e inizia a uscire la folla dei salaryman, uomini in...

l'abitudine di mentire
Billy

“L’abitudine di mentire”: conversazione con Deborah D’Addetta e Antonio Esposito

7 Luglio 2026

Con L’abitudine di mentire (Ossorosso Edizioni), antologia curata da Deborah D’Addetta e Antonio Esposito, la menzogna diventa il punto di partenza per interrogare uno dei paradossi più antichi della letteratura. Perché la bugia non è mai soltanto il contrario...

Succ.
l'abitudine di mentire

“L’abitudine di mentire”: conversazione con Deborah D'Addetta e Antonio Esposito

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    747 shares
    Share 299 Tweet 187
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    504 shares
    Share 202 Tweet 126
  • “Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

    305 shares
    Share 122 Tweet 76
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    668 shares
    Share 267 Tweet 167
  • “Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

    303 shares
    Share 121 Tweet 76
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie