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“Gangnam”: il poliziesco perfetto sotto l’ombrellone per gli amanti della cultura coreana

Deborah D'Addetta di Deborah D'Addetta
1 Luglio 2026
in Billy, Varie
Tempo di lettura: 5 minuti
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Cicca ritorna con i due scagnozzi preceduto dal suddetto

Kimchi. Stesso look degli altri, leggermente più elegante. Completo nero di taglio passabile, camicia bianca e cravatta sottile. E lo sguardo crudele di quelli che pensano di poter vincere.

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«Stai cercando di morire, Gangnam?».

«Hai avvertito Lupo Blu?».

«Ii aspetta a Daecheong Lake tra un’ora e mezzo. Partiamo subito. Ti porti uno dei miei uomini sul sedile posteriore della tua macchina e io ti seguo con la nostra».

«Va bene».

«Sai come va a finire, vero?».

«Certo, non l’ho dimenticato» risponde Gangnam. (p. 93)

Se amate la cultura coreana, il K-pop e i K-drama, e in più ci mettete anche la passione per i polizieschi, avete trovato il libro perfetto per voi. Ian Manook, scrittore, giornalista, e editore francese di origini armene, pluripremiato per i suoi libri, questa volta ci porta in Corea del Sud, insieme a una coppia francese, i signori Verneuil, Marc e Madeleine.

I due sono in viaggio di piacere a Seoul: lei è fan del K-pop, ma soprattutto dei K-drama, fiction televisive che tanto stanno avendo successo negli ultimi anni (insieme a una diffusissima mania per ciò che riguarda la Corea del Sud tout court) quindi il programma è di visitare nella capitale i luoghi legati alle celebrità del Paese, agli idol. Tutto perfetto, fin quando la signora Verneuil non scompare nel nulla mentre il marito sta visitando un mercato del pesce.

Fin da subito, quindi, il romanzo si imposta sul genere thriller/poliziesco: Marc, nel panico e in un Paese che non conosce, di cui non parla la lingua, viene immediatamente intercettato da un personaggio sui generis, il cosiddetto Gangnam che dà il titolo al libro. Tutti noi non possiamo non ricordare la celeberrima canzone di Psy, Gangnam Style, uscita nel 2012: per chi non lo sapesse, in realtà Gangnam è un quartiere di Seoul, uno dei più ricchi e lussuosi. Nel libro, lo stesso personaggio spiega le motivazioni di questo nomignolo, che sono meno rosee di quel che si pensi a una prima impressione.

Insomma, Marc e Gangnam, improbabile coppia, cominciano a collaborare per ritrovare Madeleine: si tratta di un rapimento. Ma perché? Da parte di chi? E, nel caso, dove trovare il denaro per il riscatto? Ex poliziotto e scrittore di gialli, Marc comincia a dare di matto, e a ragione: sua moglie è scomparsa, la polizia locale non gli crede, non ha la minima idea di cosa fare e si affida totalmente all’esperienza di Gangnam, anch’egli ex poliziotto con il plus di essere stato un agente infiltrato nella mafia coreana per molti anni, e di aver mantenuto certi contatti.

«Sappiamo quando è stato rubato il Seltos?» chiede Gangnam.

«Il proprietario ha denunciato il furto martedì verso le undici» risponde Chin-sun.

«Verneuil, tu a che ora sei atterrato?».

«Nove e venti. Volo Asiana Airlines OZ502, con venti minuti d’anticipo».

«Anche ammettendo che l’abbiano rubato nella notte tra Lunedì e martedì è un tempo un po’ breve per organizzare un rapimento, non vi pare?».

«Cosa stai cercando di dire?».

«Che forse il rapimento di Madeleine è stato organizzato in Francia, prima della vostra partenza, e che qui eravate seguiti fin da quando siete atterrati».

«Chi potrebbe avercela così tanto con noi?».

«Qualcuno della comunità coreana, per esempio».

«Madeleine frequenta la comunità del K-pop e del K-drama dove ha soltanto amici, qualche ristorante coreano è un bar pasticceria, 182, accanto a casa nostra. Quanto a me, l’unica coreana che ho conosciuto è l’autrice dei Trenta modi migliori per ammazzare il marito, con la quale ho condiviso una piacevolissima serata di dediche in occasione delle Notti bianche del poliziesco, a Mons, in Belgio…». (p. 63)

Il romanzo diventa assolutamente rocambolesco: in pochi capitoli cominciano a intrecciarsi varie linee narrative, dalla storia di un idol famosissimo di nome Choiwoo (che in qualche modo ha a che fare con la sparizione di Madeleine) alle tradizioni della mafia coreana, dalle reticenze di un’ispettrice forse corrotta, Joon, agli intrallazzi politici invischiati nella malavita, da una spiccata descrittività per la cucina locale (grande attenzione c’è alla descrizione di piatti e pietanze) a una certa conoscenza geografica del Paese.

Di fatto, il romanzo è un K-drama scritto: ha gli stessi toni ironici, la stesa leggerezza anche quando l’autore racconta scene sanguinose, la stessa drammaticità un po’ patetica, e anche la sicurezza per il lettore che tutto finirà per il meglio, perché alla fine non è davvero una tragedia che Madeleine sia stata rapita, nonostante Marc comincerà a impazzire pur di ritrovarla.
Saranno proprio le sue azioni dettate dal panico a causare i danni più gravi: Gangnam, una sorta di angelo custode, con l’aiuto di Chin-sun, poliziotta vestita come una cosplayer, dovrà tappare tutti i buchi per salvargli la pelle, più e più volte, e riuscire a riportare la moglie a casa sana e salva.

L’aiuto verrà proprio dai quei contatti dai quali si era tenuto alla larga: Lupo Blu e il suo clan. Si tratta di un dragone, ovvero il capo assoluto di una gang di mafiosi che Gangnam ha conosciuto anni prima, perché infiltrato tra le loro fila come spia della polizia. Ho apprezzato molto i passaggi dedicati alla spiegazione delle tradizioni dei clan, alla loro storia, ai rituali, a ciò che significa mettersi contro un dragone, soprattutto da parte di uno straniero come Marc.

I colpi di scena saranno molteplici: il romanzo scorre benissimo anche per questo, si lascia leggere perché non solo è divertente, ironico, frizzante (pur mantenendo una costante vena di drammaticità) ma anche perché racconta molto bene un Paese che l’autore sembra conoscere. Ci pare davvero di essere lì.

Se devo trovare un pelo nell’uovo il finale mi ha lasciata delusa: frettoloso, un po’ insensato e non molto coerente con tutto il resto. Il libro è già lungo, una ventina di pagine in più per chiudere meglio si sarebbero potute trovare. Detto questo, credo sia un perfetto romanzo estivo da leggere sotto l’ombrellone: intrattiene, diverte, è a tratti spassoso e usa le immagini in modo vivido, rendendolo quasi visivo. Piacerà moltissimo a chi ama i polizieschi rassicuranti e ironici, pieni di colpi di scena. Per chi poi è appassionato di cultura coreana, direi che non c’è nulla di meglio.

Prec.

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