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Henry Cartier-Bresson e il momento decisivo

Francesca Testa di Francesca Testa
21 Febbraio 2024
in Camera Chiara
Tempo di lettura: 2 minuti
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Henry Cartier-Bresson, nato in Francia il 22 agosto 1908, è stato l’autore più emblematico del fotogiornalismo contemporaneo. L’ideologia della sua opera è racchiusa in un concetto breve ma estremamente lucido: una fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, da una parte del significato di fatto, e dall’altra dell’organizzazione rigorosa di forme percepite visualmente, che esprimono questo fatto. Per lui il reportage era come un’operazione progressiva della mente, dell’occhio e del cuore, un’operazione intellettuale e sentimentale che ha superato ogni antica limitazione, ogni tentativo di condizionare la fotografia alla sua operazione meccanica.

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Nel 1931, durante un viaggio in Africa, realizzò il suo primo reportage. Nel 1933, invece, si inserì a livello internazionale nel mondo della fotografia ed espose per la prima volta i suoi scatti a Città del Messico. Si trattò di una serie di fotografie eseguite in quei territori durante una spedizione etnografica. Nel 1934 restò ancora in Messico assieme ad Alvarez-Bravo e l’anno successivo allestì una storica mostra a New York con Walker Evans, altro grandissimo fotografo, conosciuto durante la permanenza di quest’ultimo a Parigi.

Cartier-Bresson non ebbe maestri, ma più volte dichiarò il suo entusiasmo per Atget o per Kertész, come spontanei fotografi di strada, lontani dal pittorialismo da lui sempre detestato. Nel 1935 si fermò nella Grande Mela dove lavorò come freelance e frequentò Paul Strand, allora anche regista di film, iniziando a dedicarsi alla ripresa cinematografica.

Il cinematografo attirò per diverso tempo l’attenzione del fotografo che girò diversi corti, a partire dal 1937, in Spagna. Fu proprio qui che, durante le riprese di Return to Life, incontrò Robert Capa e David Seymour con i quali nacque un forte legame di amicizia.

Nel 1946 espose al Museum of Modern Art di New York, rivelandosi a livello internazionale come uno dei maggiori fotografi contemporanei. L’anno successivo fondò assieme a Maria Eisner, Robert Capa, David Seymour, George Roger e William Vandivert un’agenzia fotogiornalistica cooperativa, la mitica e famosa Magnum Photos. Lo scopo fu quello di esprimere una nuova ideologia della fotografia e di far rivendicare ai fotografi la loro dignità di autori e di operatori intellettuali.

Tra il 1948 e il 1950 Cartier-Bresson lavorò in India, Pakistan, Cina e in altri paesi asiatici raccogliendo nel 1952 una sintesi di questi reportage e di quelli passati, in un volume che diventò importantissimo per la storia della fotografia: Image à la sauvette.

Il suo fu uno stile rigoroso, soprattutto nel dare al lettore la sensazione di trovarsi di fronte un attimo passeggero, senza manipolazioni del fotografo né di natura tecnica né estetica. Si spense all’età di 96 anni il 3 agosto del 2004 lasciando al mondo scatti che mostrano la sua abilità di catturare l’istante, reso sublime e decisivo.

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