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Il Fatto

Guerre intestine e poca chiarezza: un’altra settimana di confusione

Un’altra settimana è trascorsa all’insegna della confusione tra Stato e istituzioni locali sul via libera agli spostamenti tra regioni previsti dal 3 giugno, con particolare riferimento a Lombardia e Piemonte, ancora vittime di dati affatto rassicuranti in termini di contagi e decessi. Dal passaporto sanitario – incostituzionale – richiesto dal Presidente della Regione Sardegna alle minacce non tanto velate, in verità inopportune, del Sindaco di Milano sul possibile boicottaggio del turismo verso l’isola, vale la pena sottolineare che, quest’anno, come denunciato dal Presidente del Comitato regionale dell’Associazione Nazionale Dialisi e Trapianto ANED onlus, la Sardegna garantirà il trattamento emodialitico ai soli residenti, vietando di fatto l’ingresso agli ospiti nefropatici. Un provvedimento inaccettabile e discriminatorio che c’è da augurarsi venga ritirato quanto prima.

Per due regioni, dunque, in particolare la Lombardia – su cui gravano pesanti responsabilità per un massacro che esige un chiarimento sul piano politico, oltre che accurate indagini da parte della magistratura –, si è rischiato di limitare ancora la possibilità di libera circolazione sull’intero territorio nazionale a causa della mancanza di coraggio e chiarezza del governo, messo a dura prova dalle resistenze delle opposizioni e da una Lega tesa a nascondere sotto il tappeto le inefficienze e le incapacità del Pirellone, da cui invece farebbe bene a trarre le conclusioni e dimettersi.

Ma se nel cuore del Nord Italia regna tanta confusione e nell’isola dal mare incantato un eccesso di protezionismo, nella nostra Campania una serie di provvedimenti dell’ultima ora ha indotto alcuni Sindaci del litorale flegreo a vietare l’utilizzo delle spiagge libere in attesa di regolamentarne l’accesso con servizio prenotazioni e altre cervellotiche norme anti-contagio. Grande attenzione e altrettanta prudenza che, però, andavano dedicate maggiormente al complesso ospedaliero della zona dove alcune settimane fa si sono registrati contagi tra pazienti e operatori sanitari e dove, forse, più di un responsabile andava individuato e mandato al mare – lui sì – con un permesso speciale. Invece, è bene tenere tutto sotto controllo e puntare alla competizione elettorale prevista per settembre, data ritenuta da qualche interessato troppo lontana, meglio se a Ferragosto o, ancora, nel caldo mese di luglio. Occorre fare presto, per questo non servono prenotazioni o limitazioni.

Non è soltanto il mondo della politica, però, a trovarsi nella confusione più totale. Nemmeno la comunità scientifica – neanche quella ufficiale – ha contribuito a fare chiarezza. Peggio, ha disorientato i cittadini, spettatori di una discussione che ha coinvolto gli specialisti, ognuno con una propria visione del fenomeno COVID, tra mascherina sì, mascherina no, tutto finirà con il caldo e un sicuro ritorno in autunno, tra teorie complottiste e l’ormai conflitto aperto tra pro e no vax. Ciascuno con una sua certezza, ciascuno con la sua formazione targata Cepu-Google.

Ma se che gli allievi del Cepu-Google si dilettino a discettare dal terrapiattismo al no comunque, dai vaccini alle scie chimiche, fa parte di una cultura prevedibile che non tiene più conto del sapere, che rispettabili esponenti del mondo della medicina diano in pasto agli utenti le proprie convinzioni – spesso in contrasto tra loro – non rende un buon servizio alla comunità nazionale, complice un’informazione che impone i soliti soggetti in prima serata e nei salotti giornalieri, quali l’ormai onnipresente Burioni o altri abituali ospiti di comodo.

Quella appena trascorsa è stata, poi, la settimana di alcune parole di fuoco tutt’altro che confuse, dette con abituale chiarezza da Luigi de Magistris nel corso della trasmissione condotta da Massimo Giletti su La7: «Fui allontanato per volere di Napolitano e Mancino. Il CSM, Napolitano e Mancino mi hanno fatto fuori, perché fino a quando indagavo su Berlusconi, mi facevano l’applauso; come cominciai ad indagare a sinistra, mi dissero: ma che fai, indaghi pure a sinistra? Io fui spostato, i corruttori li lasciarono in Calabria. […] E il sistema del Ministero della Giustizia si mosse, avendo poi alla fine come giudice Mancino al CSM e come mandante Napolitano per farmi allontanare da quelle inchieste».

Riferimenti precisi e circostanziati che in un Paese normale avrebbero scatenato subito un terremoto, facendo vacillare i palazzi del potere. Da noi, invece, soltanto silenzio, non solo il giorno dopo ma anche quelli a seguire, compresi i mancati interventi dei diretti interessati. Parole, quelle di de Magistris, certamente non nuove per chi conosce la storia dell’ex magistrato, espresse già attraverso molteplici interventi e pubblicazioni, ma questa volta pronunciate forse con maggiore dovizia di particolari, pregne di una verità e di una voglia di giustizia vera che non riguardano soltanto la vicenda personale di un uomo dalla schiena dritta vittima di un sistema ancora duro a morire, come purtroppo confermano i fatti che hanno coinvolto un altro magistrato di grande valore quale Nino Di Matteo.

Ma per i troppi discepoli del nulla, impegnati in giochetti di basso profilo politico tra posizionamenti vecchi e nuovi, i contenuti espressi, sempre con coerenza e rispetto delle istituzioni – seppur mortificate da quanti ne hanno fatto e fanno un uso personale e di bottega – non costituiscono materia di interesse. Eppure, dovrebbero esserlo per chi ha responsabilità di un settore così delicato da cui dipende il destino di tanti.

Il silenzio talvolta fa più rumore della confusione che, a sua volta, fa tanto più comodo a chi della politica, della giustizia, dell’amministrazione della cosa pubblica, ha una visione lontana dai veri interessi di una comunità. Il silenzio, però, è anche assenso. E a volte è meglio tacere.

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