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Il Fatto

Decreto Ristori: non c’è posto per gli invisibili

«Abbiamo appena varato il Decreto Ristori, che vale complessivamente oltre 5 miliardi che saranno usati per dare risorse immediate a beneficio delle categorie». – Giuseppe Conte

«L’importo medio per i ristoranti fino a 400mila euro di fatturato è di 5173 euro, per quelli fino a un milione di fatturato è di 13920 euro e di 25mila euro per quelli oltre i cinque milioni. Per sale da concerto e teatri l’importo per la fascia più bassa sarà circa 5mila euro, per quella media di circa 13900 euro, fino a 30mila euro medi per i fatturati maggiori». – Roberto Gualtieri

«Il Decreto Ristori stanzia 2.4 miliardi per 460mila soggetti. […] Per i settori chiusi completamente come palestre, piscine, teatri, cinema, l’importo viene raddoppiato. Molti ristoranti sono aperti solo la sera, perdono molto più di metà del loro introito, anche per questi dopo il confronto con le categorie abbiamo deciso di applicare il coefficiente del 200%. Il 150% andrà a bar, pasticcerie, gelaterie». – Stefano Patuanelli

«Ci sono anche i tassisti e i titolari di noleggio con conducente tra le categorie destinatarie dei ristori stanziati dal Governo nel Decreto approvato oggi a sostegno delle attività chiuse o danneggiate dalle ultime misure anti-COVID». – Paola De Micheli

Quelle riportate sono solo alcune delle ultime dichiarazioni del Presidente del Consiglio e dei suoi Ministri, mentre nelle maggiori piazze e strade delle principali città del Paese migliaia di titolari di attività commerciali e lavoratori hanno sfilato per esprimere il proprio disappunto in merito alle ulteriori restrizioni previste nell’ultimo DPCM. Manifestazioni nel corso delle quali non sono mancate scene di guerriglia urbana, attacchi preordinati, atti di violenza organizzati, come ha dichiarato la Ministra Lamorgese. Nel mentre, attendiamo con fiducia che, dopo essere venuta a conoscenza delle risultanze delle indagini delle Procure interessate, la titolare del Viminale relazioni in Parlamento comunicando, tra l’altro, anche cosa intenda fare il Governo – una volta per tutte – di quelle organizzazioni per le quali l’art. 12 della Costituzione prevede la messa al bando e di tutte quelle associazioni del mondo delle curve violente, degli ultras, quasi ovunque tollerate dalle società di calcio se non collaterali a esse.

Legittime le proteste nei confronti di provvedimenti che forse avrebbero potuto tenere maggiormente conto della possibilità, per alcune categorie, di continuare a svolgere le proprie attività nel rispetto delle norme di sicurezza, confidando anche in controlli più rigorosi a evitare gli assembramenti che costituiscono il pericolo maggiore per la contagiosità. Controlli massicci che, fino a ora, non sembrano esserci stati. Parlare di cortei, di flash mob, di numero di partecipanti, in particolare di quelli nel Sud Italia, e fingere – la politica come gli organi di informazione – di non sapere che una parte consistente di quei giovani e di quegli uomini e donne che hanno preso parte alle manifestazioni sia del tutto invisibile ai numeri annunciati dal Governo fa parte di quell’ipocrisia atavica nei confronti delle persone ai margini di un’economia destinata a raccogliere briciole e a essere inconsapevolmente di supporto a una (im)prenditoria selvaggia e immorale.

‘A semmàna, infatti, termine in lingua napoletana per indicare il salario settimanale corrisposto ad alcune categorie di lavoratori, non è sempre pagata con puntualità dai gestori di bar, ristoranti e altre attività commerciali ai propri dipendenti perlopiù in nero o in forme non del tutto corrette. Sono loro, dunque, gli invisibili maggiormente penalizzati, quelli che non hanno alcun conto corrente ove accreditare ristori o altre forme di sostentamento, una vera tragedia in un contesto certamente difficile che andrebbe approfondito con maggiore attenzione dalla Agenzia delle Entrate, cui è stato opportunamente affidato il compito di provvedere al pagamento delle risorse messe a disposizione, e che potrebbe comportare anche qualche amara sorpresa.

Parlando di quel mondo invisibile che in silenzio e grande dignità tira a campare alla giornata, senza poter mai accedere ai vari sussidi, penso poi alle tante famiglie la cui sopravvivenza è tenuta in piedi da quell’unica pensione o al massimo due dei nonni conviventi, vite che Dio non voglia il virus possa portar via. Anche queste storie inascoltate fatte di disoccupazione e impossibilità di svolgere persino piccoli lavori saltuari.

Qualche settimana fa, nei rari giorni di scuola in presenza, ero in auto in attesa di mia nipote. Un uomo mi avvicinò con la sua piccola scatola di cartone con sacchetti per i rifiuti, mollette per i panni, qualche pettine e un po’ di accendini, un modo di porsi civile ed educato. In un corretto italiano mi chiese se avessi necessità di qualcosa: presi un accendino in cambio di un euro, me ne porse due, poi quattro, non volle più di un paio di monete, volle stringermi soltanto la mano, gesto che ricambiai con affetto. Tanta dignità al cospetto di altrettanta indifferenza, di quell’egoismo che trasforma esseri umani in corvi rapaci.

Occorrono iniziative per sostenere e risollevare un’economia in ginocchio, bisognosa di una ventata di nuovo umanesimo che metta al centro della politica e della vita sociale l’uomo, un auspicio più volte evocato anche dal nostro Primo Ministro che, da responsabile dell’esecutivo, ha tutti gli strumenti per concretizzare quella che in mancanza resta soltanto una bella frase. Una politica che indirizzi tutta la sua strategia in direzione di quella parte di comunità disagiata, se non allo stremo, a quei settori che non mancheremo di ripetere hanno bisogno di maggiore attenzione e di uno sguardo privilegiato, agli invisibili dai diritti negati.

Saranno sufficienti questi provvedimenti per sostenere un comparto economico già fin troppo collassato o sarà meglio rivederli, al fine di risparmiare anche notevoli risorse destinate a sostenere categorie che potrebbero continuare a esercitare la propria attività in tutta sicurezza? Le previsioni generali sui tempi di durata della pandemia, come noto, non sono confortanti, pertanto occorrerà strutturare meglio decisioni che con molta probabilità potrebbero interessare anche gran parte, se non tutto, l’anno prossimo. La politica faccia il suo compito con serietà, senza sceneggiate, provocazioni e minacce. Spenga le telecamere senza contraddittorio e l’informazione pretenda che ci metta la faccia.

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