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Sport: un sistema tanto fragile quanto indispensabile

È un momento senza precedenti quello vissuto dallo sport nostrano e internazionale: gli unici eventi che prima del 2020 erano riusciti a imporre la sospensione delle più importanti competizioni sportive moderne, a livello nazionale e internazionale, erano state le due Guerre Mondiali del secolo scorso, che avevano congelato campionati e trofei per circa cinque anni. È però impossibile paragonare lo sport di allora con quello del 21o secolo: la diffusione raggiunta da sport come il calcio, il basket e i gran premi di F1 o MotoGP, e soprattutto il giro d’affari che ruota attorno a queste competizioni sportive è ormai di proporzioni mondiali e i risvolti a livello sociale, ma soprattutto economico, potrebbero addirittura portare a cambiamenti talmente drastici da rendere il mondo dello sport in senso lato completamente diverso da quello che conosciamo e amiamo oggi. Andiamo a vedere perché.

L’importanza sociale dello sport

Chiunque abbia praticato uno sport, sia a livello amatoriale sia professionale, conosce benissimo i risvolti positivi che quest’attività ha sulla vita sociale delle persone: lo sport è un momento di crescita personale, attraverso il quale superare i propri limiti, fare parte di un gruppo con cui si condividono determinate passioni e, perché no, l’occasione di vincere qualche trofeo per una sana dose di autostima. Ma non è necessario praticare uno sport per poter beneficiare dei valori che insegna: l’essere semplicemente spettatore o tifoso è sufficiente a coinvolgere una persona all’interno di un gruppo con cui condividere emozioni e interessi. Lo sport è addirittura in grado di agire da collante sociale, creando un senso di appartenenza e unione che pochi altri fenomeni riescono a suscitare: in Italia, in particolare, la nazionale di calcio è da sempre un motivo di vanto, attorno a cui l’intera popolazione si riunisce indipendentemente dalle altre fedi calcistiche od opinioni in merito allo sport. Questo fenomeno è tanto marcato da aver portato addirittura Winston Churchill ad affermare che “Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio”.

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Lo sport ha questa grande presa sul pubblico anche per le storie che riesce a raccontare: storie di rivalsa, storie di vite umili trasformate grazie a un talento puro, storie di sconfitte e vittorie. Non a caso gli esponenti più importanti di ogni disciplina vengono osannati e presi a modello da appassionati di sport e non: chi non ha mai sentito parlare di Roger Federer, volto da qualche anno a questa parte degli spot della Barilla, Kobe Bryant, Fausto Coppi, le sorelle Serena e Venus Williams, Federica Pellegrini o ancora Pelé, Ronaldinho, Messi e Cristiano Ronaldo; la lista è veramente lunga. Le vite di molti di questi personaggi trascendono la dimensione reale e sono diventate vere e proprie leggende, da cui sono stati tratti film e documentari come The Last Dance, produzione Netflix incentrata sulla spettacolare carriera di Michael Jordan. Lo sport non si è però limitato a fare da musa ispiratrice solo al mondo della TV e del cinema; esistono infatti una miriade di giochi e videogiochi dedicati ai diversi sport, a partire dagli immortali FIFA e PES, alle slot machine 11 Champions, Final Furlong e Break Away Deluxe offerte dalla piattaforma di Betway Casino, dedicate rispettivamente alla competizione più prestigiosa del calcio europeo, all’ippica e al campionato di hockey sul ghiaccio dell’NHL, ma anche giochi più “strategici” da tavolo come Dojo Kun, disponibile su Amazon, con cui vestire i panni dell’allenatore e creare una squadra capace di dominare il torneo a quattro palestre sfruttando i punti di forza dei propri allievi.

L’importanza commerciale dello sport

Dicevamo in precedenza che lo sport è in grado di raccontare storie e non sorprende dunque la sua naturale evoluzione in un vero e proprio prodotto di puro intrattenimento: il giro d’affari che si cela dietro alle partite di calcio, ai tornei di NBA e NFL statunitensi, e a competizioni come le Olimpiadi è in grado di influenzare sia positivamente che negativamente il prodotto interno lordo di diversi Paesi. Prendiamo ad esempio le Olimpiadi che avrebbero dovuto svolgersi in Giappone ad agosto 2020: stando ai dati pubblicati su Repubblica, il Paese del Sol Levante avrebbe investito ben 12,6 miliardi di dollari per attrezzare il proprio territorio delle strutture necessarie e per organizzare l’evento. Risulta quindi evidente perché la competizione sia stata rinviata e non semplicemente cancellata, in quanto quest’ultima opzione avrebbe creato un buco nero nei conti del Giappone a cui sarebbe stato difficile far fronte. Il calcio italiano ed europeo non è da meno: secondo Calcio e Finanza, i diritti TV della Serie A sono stati venduti nel 2018 con un bando triennale per 780 milioni di euro, mentre le cifre per la Champions League si aggirano sui 300 milioni a stagione.

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Non ci sono quindi dubbi sul perché sia la Lega Calcio sia il Ministero della Salute abbiano fatto letteralmente i salti mortali (scordandosi però delle ASL) per ritornare al più presto in campo: le casse dei club italiani, così come del resto del mondo, non avrebbero potuto reggere a lungo a fronte di un catastrofico resoconto degli introiti del botteghino, praticamente azzerati da marzo, e l’impossibilità di svincolarsi dall’onere degli stipendi dovuti ai giocatori. Se si considera che l’impatto del calcio sul PIL tricolore nel 2016 è stato dello 0,51% (7,4 miliardi di euro), si evince facilmente come la sopravvivenza dell’intero sistema sportivo sia una priorità di questi tempi, pena un effetto domino senza precedenti.

Lo sport è chiamato a uno sforzo epico per riuscire ad adattarsi alla nuova situazione e gli appassionati di tutto il mondo sperano con tutto il cuore che i propri beniamini possano continuare a farli emozionare, anche solo davanti allo schermo della propria TV.

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