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“La sottrazione”: la militanza dei genitori attraverso gli occhi dei figli

Giusy Santella di Giusy Santella
29 Ottobre 2020
in Billy
Tempo di lettura: 4 minuti
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Santiago, la pioggia di cenere e il peso della memoria. Sono tre degli elementi essenziali de La sottrazione, esordio dell’autrice cilena Alia Trabucco Zerán, pubblicato dalla casa editrice SUR lo scorso settembre. Protagonisti e voci narranti sono Felipe e Iquela, figli di ex militanti la cui lotta grava pesantemente sulla prole, segnata da eventi che, pur non avendo vissuto in prima persona, ne sono parte indelebile della quotidianità.

Le esistenze dei ragazzi, che hanno trascorso la propria infanzia insieme, immaginando futuri congiunti, sembrano riunirsi con l’arrivo a Santiago di Paloma, figlia di due attivisti in esilio, la cui madre, prima di morire, ha espresso il desiderio di essere seppellita in quella terra che ha sempre considerato sua, nonostante l’abbia nel corso del tempo più volte rinnegata. Sarà proprio il mancato arrivo del corpo della donna in Cile a dare vita a un road trip a bordo di un carro funebre durante il quale Paloma coinvolgerà Iquela e Felipe, facendo riemergere vecchie memorie e ferite d’infanzia mai guarite.

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Il racconto si apre con il primo incontro di Iquela e Paloma, quando da bambine venivano trascinate dai genitori in lunghe riunioni durante le quali segreti sussurrati diventavano talvolta discussioni accese. Prosegue, poi, con la descrizione delle infanzie e delle adolescenze dei ragazzi, spesso colme di solitudine e inadeguatezza, con continui flashback che spingono il lettore a fare uno sforzo per collocare temporalmente i vari segmenti.

La rivoluzione cilena vissuta dai padri viene, dunque, narrata attraverso lo sguardo dei figli: ci tornano alla mente, leggendo, le scene raccontate da Nanni Moretti in Santiago appena due anni fa, la resistenza a Pinochet sembra scorrerci davanti agli occhi, le ferite sono profonde e le ombre del passato abitano ancora la città di cui ci parla Alia Trabucco Zerán. Temi centrali sono la morte e il peso della memoria, macigni sulla testa di Iquela e Felipe, che continuano a rincorrerne il senso. Lui, ossessionato dai defunti, che sembrano intralciare sempre il suo cammino e che il ragazzo, con pedissequa attenzione, segna su un quaderno sul quale opera una sottrazione con il numero dei vivi, in una ricerca malata dell’essenza stessa della fine e della sua ineluttabile precisione. Lei, che rifugge sua madre e l’odore di morte con cui ha dovuto convivere, nascondendosi nei suoi scritti, ma ritornando sempre allo stesso punto: Mia madre sta facendo tutto questo per me, qualunque cosa essa sia.

Un passato e un’eredità politica ingombranti, qualcosa di cui non ci si libera facilmente, che ci coinvolge attraverso uno stile scorrevole e una sorta di flusso di coscienza, fino a farci avvertire lo stesso peso che sentono i protagonisti: c’è qualcuno in grado di sopportare una tale storia e renderla con le proprie azioni degna?

Cenere, morte e memoria: le vite dei personaggi si rincorrono e finiscono per diventare un tutt’uno fondendosi nel ricordo del passato. Ci sono eventi che rimangono nell’anima di un uomo fino a farla propria e sicuramente la dittatura di Pinochet è uno di questi per il popolo cileno, nulla che si possa superare con una folata di vento o un soffio veloce. Vite stroncate, legami recisi, scelte che segneranno i protagonisti per sempre: prima tra tutte quella di continuare a resistere o rifugiarsi all’ambasciata, un’ombra che ricorre frequentemente nei racconti di Consuelo, madre di Iquela, la cui vita è votata completamente alla resistenza, senza alcun dubbio né indecisione.

Emblematica la commozione con cui Consuelo racconta il suo brevissimo cedimento – poco prima che Pinochet irrompesse definitivamente nella loro quotidianità – quando con altri militanti aveva deciso di fuggire. Insieme avevano stabilito il piano in tutti i dettagli: la camminata lungo il muro dell’ambasciata, il cambio di guardia e l’agile salto sulle auto per passare al di là del confine, dove sarebbero stati sicuri. Ma la volontà era presto vacillata e, al presentimento che suo marito fosse stato catturato, la donna aveva ceduto: ci sono lotte che non possono non essere portate a termine.

Probabilmente, un libro, La sottrazione, che acquista ancora più valore dopo le recenti scelte del popolo cileno che ha avuto il coraggio di spostare la propria battaglia dalle piazze alle urne e di fare il primo passo per liberarsi definitivamente di un tragico passato. Un viaggio che tutti i lettori sono chiamati a compiere con coraggio, lasciandosi trascinare attraverso la resistenza, la disperazione, l’esilio, le Ande e, infine, i ricordi dei protagonisti. Una memoria di cui non si può fare a meno e che tutti siamo tenuti ad accogliere per capire il futuro.

–

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