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De Girolamo: a che servono le scuse alle donne di Scampia?

Ospite della puntata del programma di La7 Piazza Pulita della scorsa settimana, Nunzia De Girolamo – l’interruzione della cui carriera politica, sostituita dal successo televisivo come opinionista e conduttrice, non sembra averle recato in alcun modo impaccio nell’espressione disinvolta della sua adesione alle idee della destra di Giorgia Meloni – si è detta assolutamente contraria all’idea della gestazione per altri per le coppie etero e gay perché terrorizzata dalla possibilità che la pratica dell’utero in affitto possa rappresentare per una certa categoria di donne. Le donne sono quelle di Scampia che, nell’espressione colorita usata dall’ex deputata, smetterebbero di spacciare l’hashish per cominciare a spacciare l’utero.

Sono parole che hanno ragionevolmente scatenato indignazione e, nel tentativo di spegnere la polemica, De Girolamo si è scusata sui suoi canali social, accogliendo la proposta dell’Assessore al Welfare del Comune di Napoli Luca Trapanese a venire nel quartiere.

Da donna e da abitante di Scampia, sono stanca delle scuse. Valgono meno di zero. Non rammendano lo strappo, non sanano la voragine della sua figuraccia. Ammesso che di figuraccia si possa parlare, dinanzi al reiterarsi mediatico di personaggi politici e “intellettuali” di varia provenienza che, alla prima occasione utile, si aggrappano all’immagine degli abitanti del mio quartiere, agitandoci come vile spauracchio di degrado e delinquenza buono un po’ per tutte le occasioni.

Interpellata da Corrado Formigli sulla possibilità che un governo dell’attuale destra italiana permetta alle coppie omosessuali di adottare (e qui il giornalista riporta la discussione sul campo pratico del diritto, spostandolo dall’ambito speculativo che vedrebbe accomunate come fossero la stessa cosa l’adozione di bambini e la maternità surrogata), De Girolamo prima prega gli interlocutori di utilizzare toni diversi, data la sensibilità dell’argomento, e poi tradisce la sua stessa regola qualche secondo dopo, dando prova di una scelta espressiva e lessicale veramente infelice e volgare, volta più a suscitare l’immediato scalpore del pubblico che a denunciare un vero pericolo.

De Girolamo cerca un esempio forte per dar prova inconfutabile di eloquenza sul tema dell’utero in affitto (altro spauracchio nel repertorio di certa politica), e cos’è la prima cosa che le salta in mente? Che le donne di Scampia, invece di spacciare gli stupefacenti, comincerebbero a spacciare l’utero. Il contenuto del suo messaggio somma la paura del povero, del degradato di periferia pronto a tutto e quella della perdita dei cosiddetti valori della famiglia. Criminalizza, colpevolizza e ghettizza un’intera (varia, vastissima) comunità di donne.

Persino nelle sue scuse l’associazione spacciatrici di droga/spacciatrici di utero non perde efficacia: la porzione di donne alla quale la conduttrice RAI fa riferimento, specifica, è quella delle appartenenti alla criminalità organizzata. In un’intervista rilasciata a la Repubblica sul tema dichiara, infatti, apertamente: Mi è venuta in mente Scampia perché è stata raccontata come la più grande area di spaccio d’Europa e quindi è nell’immaginario. So che non è la Scampia di oggi e che le istituzioni si stanno impegnando, intendevo parlare di zone di grande disagio economico. Come si diceva, dunque: Scampia esemplare.

De Girolamo che afferma, nella stessa intervista, di non amare cadere vittima di generalizzazioni, è invece molto abile a generalizzare, a utilizzare la generalizzazione come strumento politico per far leva, sensazionalmente, su paure vive e scoperte di una parte di elettorato.

Non è la prima volta e non sarà l’ultima che la rivendicazione della difesa ai sani valori della famiglia passa per la definizione (e la sorveglianza) dei diritti riproduttivi delle donne, soprattutto delle donne povere o provenienti da aree marginalizzate. Parole come quelle pronunciate da Nunzia De Girolamo, una donna attiva in politica, capace di veicolare con grande scaltrezza e puntualità i messaggi conservatori di cui si fa promotrice, sono nocive. Nocive non perché sul tema della maternità assistita o dell’aborto o dell’omogenitorialità non si possano avere idee diverse, ma perché sono trasmesse con la stessa universalità verso cui l’opinionista ed ex deputata esprime cautela. Non basta essere una donna campana per conoscere l’esperienza di vita di tutte le donne campane. Non basta essere una donna per stare dalla parte delle donne. Dobbiamo ricordarcelo.

Le scuse non contano niente perché le parole di De Girolamo non sono solo le parole di De Girolamo. Difatti, insieme alla polemica e alle scuse, non hanno tardato a farsi avanti, emergendo in forze dall’antro di pregiudizio nel quale solitamente albergano sopite, le opinioni di fini pensatori come Antonio Gurrado che scrive su il Foglio un breve pezzo sull’umanità come intrinsecamente maligna, cosa che darebbe universalmente ragione a De Girolamo sulle donne spacciatrici di utero di Scampia (se intravvedessero la possibilità) e universalmente torto ai “moralisti” indignati sul territorio.

Scampia culla di mostri, di criminali. Scampia esemplare. Scampia in bocca a chi teorizza del male. Siamo oltre le scuse, oltre il riscatto. Il silenzio sarebbe più rispettoso.

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