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Chiedo scusa

Mariaconsiglia Flavia Fedele di Mariaconsiglia Flavia Fedele
31 Ottobre 2020
in Il Fatto
Tempo di lettura: 4 minuti
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Chiedo scusa al popolo francese, ai figli dei morti e dei decapitati, a nome di Matteo Salvini e del suo elettorato. Il leader della Lega ed ex Ministro dell’Interno italiano ha la responsabilità morale dell’odio ormai di moda.

Chiedo scusa al popolo francese, ai figli dei morti e dei decapitati, a nome di Giorgia Meloni e dei suoi fratelli di Italia. La paladina delle zucchine di mare e dell’italianità di Leonardo Da Vinci ha la responsabilità morale del linguaggio anti-francofono cui ricorre in campagna elettorale.

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Chiedo scusa al popolo che soffre, alle terre martoriate e al sacrificio mai domo, a nome degli sciacalli che si fiondano sulle loro vittime. Il calo dei consensi e la sopravvivenza mediatica hanno la responsabilità morale di un’impietosa, ma affatto inedita, assenza di umanità.

Chiedo scusa ai partigiani, agli ultimi sognatori, alla loro resistenza, a nome di quel fascismo di ritorno che abita da tempo il nostro Paese. Le politiche di maggioranza e di opposizione del Parlamento romano hanno la responsabilità morale di una deriva nostalgica e pericolosa che avallano quotidianamente. Anche a parti invertite.

Chiedo scusa al popolo tunisino, ai genitori e agli affetti dell’attentatore di Nizza, a nome di un dolore che non capiremo. La superiorità ideologica del mondo al di qua del Mediterraneo e la caccia a un nemico che non ci somigli hanno la responsabilità morale di un’emarginazione che è tanto emotiva quanto economica.

Chiedo scusa ai musulmani, a quelli che credono in un dio violentato dall’integralismo e ne provano vergogna. Il finto credo cristiano e le destre che ne approfittano hanno la responsabilità morale di una fede che sembra non meritare rispetto, che va combattuta come in una guerra santa, ma i santi sono soltanto i martiri cui nessuno tributa più di una vignetta.

Chiedo scusa ai bambini, agli uomini e alle donne di disperata speranza, a nome di Marco Minniti e di chi ne ha seguito il cammino. La politica dei porti (semi)aperti e la propaganda dei porti chiusi hanno la responsabilità morale dei corridoi umanitari smembrati e dei futuri negati.

Chiedo scusa ai bambini, agli uomini e alle donne di disperata speranza, che una vita non l’hanno mai avuta e non l’avranno mai. Il memorandum con la Libia e i decreti (in)sicurezza, approvati e poi modificati, hanno la responsabilità morale dei loro barconi rovesciati, delle torture, dei lager a cui spesso devono fare ritorno, della malavita che se ne serve.

Chiedo scusa alle ONG, ai volontari e alla loro abnegazione, a nome di Luigi Di Maio e dei Cinque Stelle camuffati. La sua definizione di taxi del mare e il reiterato tentativo di criminalizzazione del loro operato hanno la responsabilità morale di quanto gli attivisti subiscono ogni giorno per bocca dell’opinione pubblica svuotata di senso critico.

Chiedo scusa a Lampedusa, alle sue coste e alla sua gente, porta d’Europa e di umanità, a nome dell’Italia urlatrice e indifferente. Il suo menefreghismo e le passerelle a telecamere accese hanno la responsabilità morale di un’isola isolata e stremata, ma fin troppo solidale per ammettere la resa.

Chiedo scusa a Riace, a Mimmo Lucano e al suo modello multiculturale possibile e rivoluzionario. L’incapacità di accettazione e la frustrazione di un sistema fallito e fallimentare hanno la responsabilità morale del massacro mediatico di un uomo, del suo buon cuore e del profondo e dimenticato Sud.

Chiedo scusa ad Alan Kurdi, alla dignità di suo padre e della sua atroce sofferenza, a nome di una pietà che commemora il colore di una maglietta ma non restituisce volti. L’indignazione a comando e la quotidiana negazione dell’altra guancia hanno la responsabilità morale di un dolore che non è tale se non è virale.

Chiedo scusa alla comunità di colore, a Macerata e a chi ne onora la memoria, a nome della brutale militanza leghista di Luca Traini. L’anticostituzionale italica razza e l’occhio sempre strizzato a quando c’era LVI hanno la responsabilità morale di un tricolore sporco di sangue innocente.

Chiedo scusa a Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, alle loro famiglie e a tutti morti di Stato, a nome di una divisa indegna e delle istituzioni che ancora la proteggono. La loro violenza e l’omertà che ne perdona l’abuso di potere hanno la responsabilità morale dell’imperante sfiducia nei confronti delle autorità.

Chiedo scusa alla giustizia, alla magistratura, all’informazione tutta. La farsa di processi che negano l’evidenza, i titoli fuorvianti, la svendita del codice deontologico e della propria dignità personale a tutela del tentatore di turno hanno la responsabilità morale della degradante bassezza cui ci siamo abituati.

Chiedo scusa agli oppressi che non ho menzionato, che non si menzionano mai, che a volte nemmeno sanno di esserlo, a nome dei loro oppressori, che sono anche i miei. Che sono quelli di chi ha cuore, di chi ci crede, di chi non smette la lotta.

Chiedo scusa al lettore, alla sua sensibilità e alla nostra, costretti a un gioco iniziato dalla Bestia. La propaganda salviniana, la crudezza della sua indifferenza, il fascismo delle sue idee, hanno la responsabilità morale di un riscatto che non possiamo più prorogare. Nemmeno adesso. Soprattutto adesso, che dicono non essere tempo, non essere luogo, non essere necessario. Soprattutto adesso, che la dittatura è venduta come sanitaria e, invece, indossa la stessa logora camicia nera di sempre.

Prec.

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