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I Baustelle e il cinema: “L’amore e la violenza”

Ludovica Ricceri di Ludovica Ricceri
9 Novembre 2021
in Appuntamenti
Tempo di lettura: 3 minuti
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Il 21 aprile il Teatro Augusteo ospiterà i Baustelle per la data napoletana del tour con il quale la band porta in giro per l’Italia l’ultimo album, L’amore e la violenza.

I Baustelle, ormai noti e amati dal pubblico italiano, hanno dato vita a un disco che già attraverso il titolo preannuncia un capolavoro. L’accostamento di due parole distanti e incredibilmente connesse, infatti, incuriosisce già prima dell’ascolto.

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È un album ricco, forte e in cui nulla viene lasciato al caso. Ogni citazione contenuta all’interno dei testi è immediata, ogni immagine emerge prepotente e l’amore e la violenza permeano ogni traccia.

La prima di queste si chiama proprio Love ed è un’intro strumentale che sembra quasi prendere la mano di chi ascolta per accompagnarlo, con dolcezza, verso il resto.

Amore e violenza sono due tematiche riscontrabili ovunque e, spesso, nello stesso soggetto. Si ritrovano facilmente a convivere nel medesimo spazio.

Come in amore esiste questa illusione, questa illusione di non poter mai dimenticare, comunque, io ho avuto l’illusione davanti a Hiroshima di non poter mai più dimenticare.

Hiroshima mon amour è una pellicola del 1959 del regista Alain Resnais. Anche questo titolo accosta due termini che richiamano la scelta del gruppo. Pensare a Hiroshima, infatti, scatena delle immagini molto forti che sono fatte di violenza e morte. I due protagonisti del film si innamorano una notte nella città giapponese e in quel luogo del ricordo ripercorrono la tragedia che non hanno vissuto ma che li strazia. L’amore e la violenza, quella notte, dormono insieme. Ricordi di guerra e morte si mischiano a carezze e passione. Entrambi hanno la consapevolezza che tutto ciò che è successo è destinato a cadere nell’oblio ma che, prima o poi, troverà il modo di ripetersi. Come le catastrofi, come la violenza, anche l’amore si dimentica per poi tornare a ripresentarsi.

Amore antico, amica mia
amore radio, nostalgia
io non ti penso quasi mai
ti ho dato in pasto agli avvoltoi
all’olocausto e ai marinai.

Amanda Lear è il primo singolo dell’album uscito il 13 gennaio. È anche questa una storia d’amore che sa già di dover giungere al termine. La frase niente dura per sempre è un triste e violento avvertimento.

Nel disco si parla di amore, di nostalgia, di avvoltoi e di olocausto: i due campi semantici che si presentano sono sempre gli stessi ma non risultano mai ripetitivi. I Baustelle, infatti, riescono a unire dodici tracce che affrontano le medesime tematiche, su cui si insiste molto, ma in un modo che non pesa affatto.

Non aver paura,
non piangere mai,
lascia consumare il presente,
tutto sarà niente,
il compiuto è già passato,
nell’era dell’acquario.

Si parla ancora di oblio, di ciò che finisce e che si tramuta nel niente, di un presente che si consuma in un attimo. L’oblio, forse, è in un certo senso violenza? L’atto del dimenticare, che avviene in modo spontaneo, può essere considerato un atto brutale?

È ciò che finisce che, quasi sempre, è destinato a venir dimenticato. L’oblio è la fine, il punto di chiusura, il compimento di ogni azione. È la cancellazione di qualcosa che ha avuto una sua esistenza ma che, a un certo punto, deve essere rimossa. Questa rimozione forzata ha in sé un’estrema violenza.

Clementine: Joel! E se tu rimanessi stavolta?
Joel: Se ne sono andati via tutti, non c’è più nessun ricordo.
Clementine: Almeno torna indietro e inventati un addio, facciamo finta che ci sia stato. Addio Joel.

Un atto che avviene naturalmente nella maggior parte dei casi, ma non sempre. Eternal sunshine of the spotless mind – titolo che merita di essere proposto nella lingua originale – è un film famosissimo che affronta gli stessi argomenti: l’amore, la memoria, la violenza. Quest’ultima, infatti, emerge quando i due protagonisti decidono di cancellare il ricordo del loro amore. Non si tratta di un gesto spontaneo o inconsulto. È una decisione pensata e razionale: eliminare il dolore eliminando il ricordo. Con violenza.

Io non ti conosco, ma ti voglio bene.

Certe volte l’esistenza si rivela con violenza intorno a me,

e non riesco a sopportare.

Prec.

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