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2024: l’anno della violenza o dell’opportunità

Mariaconsiglia Flavia Fedele di Mariaconsiglia Flavia Fedele
14 Febbraio 2024
in L'Anguilla
Tempo di lettura: 5 minuti
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Trema la terra in Giappone, trema la terra a Gaza, trema la terra in Ucraina. Il 2024 si apre nello stesso modo in cui si è concluso l’anno precedente: con violenza. La violenza della natura, nel caso nipponico, la violenza dell’uomo, in Europa come in Medio Oriente. Se nell’estremo Est, infatti, un forte terremoto ha scosso i festeggiamenti di Capodanno, a Kyiv come nella Striscia di Gaza, sono tornati a piovere droni e bombe; chi ha potuto si è richiuso nei rifugi, nelle stazioni delle metropolitane, sotto un cielo senza più stelle per la troppe macerie tra cui farsi spazio.

È iniziato, il 2024, nella polvere da sparo che ha squarciato il buio delle città di Italia, distruggendo veicoli, ferendo persone, addirittura uccidendo, nella convinzione tutta umana di poter disporre della vita altrui come fossimo Dio e non i figli che diciamo di essere. Noi, cattolici e cristiani, a celebrare l’anno a suon di colpi di pistola. È successo ad Afragola (Napoli), in una cena in famiglia. Una donna è morta e, per questo, il nipote è finito in carcere. La pistola era sua, sembra che la stesse mostrando ai parenti. È successo a Rosazza (Biella), dove un uomo è stato ferito da una pistola che pare aver sparato da sola. L’arma era di Emanuele Pozzolo, deputato di Fratelli d’Italia ora indagato, la vittima il parente di un agente della scorta di Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia, anche lui indimenticabile (vedi il caso Cospito) deputato di FdI.

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Tra chi dichiara di non essere presente al momento dello sparo (Delmastro) e chi di non essere colpevole ma invoca in modo inappropriato l’immunità parlamentare (Pozzolo), una gamba è stata colpita da un proiettile e dal governo tutto tace. Due vicende molto simili, ma con risultati diversi. A quest’ora quasi ovunque, in Europa, avrebbero preteso la testa quantomeno del proprietario della pistola sia per abuso di potere sia perché possedere un’arma, anche se legalmente, non autorizza certo a portarla in giro, figuriamoci carica. Figuriamoci un parlamentare. E, invece, in Italia, è sempre tutto normale. Un altro anno, insomma, si è aperto con poca fiducia nel futuro e tanti, troppi dubbi che nessuno intende fugare.

La comunicazione che ha accompagnato questi giorni, d’altronde, è parsa chiara e indicare una sola via, quella di sempre, quella che non conosce diplomazia e giustizia, soltanto una forte sete di vendetta. Netanyahu è stato categorico: la guerra, in Palestina, durerà almeno fino al prossimo anno; Zelensky, in Ucraina, ha dichiarato che la Russia pagherà fino all’ultima vittima. Putin ha confermato che non faranno alcun passo indietro. In Italia non si dice niente, in Italia non succede mai niente. Qual è, dunque, la direzione in cui si sta spingendo il mondo? E fino a quando, anche nelle nostre case, potremo fingere che tutto questo non ci tocchi?

La guerra sta già bussando alle nostre porte. È una guerra diversa, di bombe lanciate lontano – ma da noi prodotte o finanziate – e di disperati che, sempre più, ci chiederanno accoglienza che non vorremo dare. È la guerra di un clochard che muore di stenti sotto i portici di Piazza del Plebiscito, a Napoli, mentre nella stessa piazza e nelle stesse ore si celebra il concertone di Capodanno. Nessuno se ne accorge fino al mattino seguente, quando i rifiuti vengono portati via, anche quelli che chiamiamo invisibili, pur vedendoli, e che trattiamo da scarti umani. Rifiuti pure loro.

La guerra è alle nostre porte e nelle nostre case, sempre più povere, sempre più affamate, sempre più incapaci di sostenere aumenti indiscriminati di prezzi e costo della vita ormai senza valore. È la guerra di chi arriva senza invito e di chi va senza motivo per restare. A muoverli, su mezzi diversi, è la speranza di non soccombere. Ognuno a latitudini diverse, ognuno alla ricerca di un paese che Ungaretti chiamerebbe innocente. Ma dov’è questo paese, esiste?

A lungo, nell’immaginario collettivo, è stato l’America, the Land of Freedom and Opportunity. L’opportunità di curarsi per chi può pagare l’assicurazione sanitaria, la libertà di collezionare armi e sparare. Chissà, magari per qualche deputato italiano è ancora la terra del sogno. Poi c’è stata Londra. Dalla mitica swinging London ai giorni nostri, infatti, il Regno Unito ha rappresentato la meta più ambita dai giovani e da chiunque avesse voglia di reinventarsi totalmente.

In particolare, il Big Ben si è fatto presto centro propulsore, motore inarrestabile di futuro e diritti. Una crescita a dismisura che ha reso Londra capitale del mondo occidentale. Addirittura, nel 2016, è arrivata a essere la quinta città italiana più popolosa, mentre il Sud del Bel Paese si è desertificato senza sosta. Purtroppo, è arrivata la Brexit. E mentre i giovani di Italia sperimentavano nuova incertezza, i pensionati partivano per Lisbona, per una terra di fado, pastéis e tassazione bassa.

Soltanto il Covid ha arrestato o rallentato entrambi i fenomeni, quelli in entrata e in uscita, ma l’effetto della paura, del desiderio di restare più vicini ai propri cari in malattia e isolamento sta finendo, è già finito, e rischia conseguenze ancora più gravi. Un Paese vuoto, a misura di turisti. Un Paese per pochi schiavi e tanti padroni; i secondi al cenone, i primi ad aspettare la mezzanotte a Campi Bisenzio. Sono i lavoratori della GKN in presidio anche la notte del 31 dicembre per continuare la battaglia loro – e di tutti – e per dare un messaggio alle troppe realtà delocalizzate d’Italia. La fame, si sa, non è solita festeggiare.

Se questa non è guerra… Potremo staccare tutte le pagine del calendario, rifare il countdown, entrare di anno in anno in punta di piedi o armati di stelle. Non cambierà niente. Continueranno a piovere droni, a cadere bombe, a sparare colpi e a scoppiare sogni. Gennaio congederà dicembre con la stessa violenza, la terra tremerà ma non per sua natura. Partiremo, partiremo ancora, verranno altri, a loro volta partiti da chissà dove. Non troveremo spazio, non troveremo paese, nessuno sarà innocente. E, invece, ovunque può esserci libertà, può esserci opportunità. Qualsiasi paese può essere the Land. Comincia tutto con un basta, con il riconoscere le guerre, farle proprie rinnegando la geografia. Ribellandosi a esse. Comincia adesso, con il 2024. Che può – e deve – essere l’anno. Un buon anno, quello dell’inversione di marcia. Auguri a noi.

Prec.

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