• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Delocalizzazioni: mentre il Covid distrae, l’Italia volta le spalle ai lavoratori

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
27 Dicembre 2021
in Il Fatto
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Mentre la nuova straordinaria ondata di contagi dovuti alla pandemia da Covid-19 monopolizzava tutti gli spazi di informazione dei giorni prenatalizi, l’emendamento governativo, tanto atteso da sindacati e lavoratori in termini di delocalizzazioni, è stato votato al Senato assumendo la forma dell’ennesima farsa. Il regalo richiesto da Confindustria è giunto puntuale, con il Premier Draghi di rosso vestito per l’occasione e l’elfo Giorgetti a confezionare l’ennesimo dono a discapito degli operai d’Italia.

Nessun pegno in caso di delocalizzazioni, nessuna restituzione di fondi pubblici incassati negli ultimi anni di produzione sul suolo italiano – come proposto dagli operai di GKN –, soltanto un aggravio del 50% per ciò che riguarda il ticket licenziamento dovuto agli operai degli stabilimenti con oltre 250 impiegati e l’obbligo di operare il bon ton in caso di benservito. Niente più e-mail o whatsapp per comunicare il licenziamento: vietato pugnalare alle spalle dunque, ma se il colpo è inferto al petto, nulla da eccepire, purché venga scagliato entro novanta giorni dal togli le tende.

Può interessartianche...

Manfredi, tu vuo’ fa’ l’americano

Gaza: 18mila morti che non fanno effetto

Giulia Cecchettin: l’incapacità di parlarne

Questo (riassunto) è il pacco arrivato a guastare le feste di lavoratori e sindacati il giorno successivo allo sciopero generale indetto da Cgil e Uil, con i voti favorevoli non solo del centrodestra, ma anche del PD – che farebbe bene a smetterla di rivolgersi alle parti sociali ogni volta che cerca di convincerle dell’ennesimo tentativo del centrosinistra di ricostruire la propria identità popolare – e del MoVimento 5 Stelle, dimostratosi ormai completamente a suo agio in quel sistema che prometteva di aprire come una scatoletta di tonno a suon di rottamazioni e vaffanculo.

È proprio al partito di Beppe Grillo che si rivolge la delusione più cocente delle parti impegnate nella trattativa risolta a favore dei padroni. Riavvolgere il nastro fino ai tempi dei vaffa, del no all’euro e all’Europa forse neanche ha più senso – nonostante quest’ultima assuma una parte fondamentale nella vicenda –, il MoVimento ha ormai sposato la linea europeista della parte democratica del Parlamento da tempo, tuttavia è difficile non tornare indietro solo di qualche anno e ripensare al Ministro Di Maio e alla sua trattativa con la Whirlpool di Napoli (andata fallita nonostante un roboante annuncio di successo), oppure al Senatore Mantero, ex grillino, ora sconfessato nonostante le sue proposte in linea con quanto il M5S affermava di voler tutelare.

Già, perché l’emendamento votato al Senato e sostenuto anche dai pentastellati non solo non scoraggia le delocalizzazioni – come si riprometteva in origine – ma addirittura non tiene minimamente conto di aziende come quella napoletana. Luigi Di Maio, memore del proprio insuccesso, avrebbe potuto quantomeno tutelare i lavoratori del quartiere Gianturco includendo industrie come la Whirlpool tra quelle che, secondo la norma, saranno costrette a pagare il doppio del ticket licenziamento ai lavoratori, una volta deciso di spostare oltre confine la produzione. Invece, impattando soltanto su realtà con oltre 250 dipendenti, le imprese come la GKN resteranno completamente all’asciutto.

Va detto, inoltre, che il Senatore Matteo Mantero (ora in Potere al Popolo) aveva provato a indicare una direzione dignitosa all’intero Parlamento e ai suoi ex colleghi, ma le sue proposte non hanno trovato il favore della maggioranza, nonostante fossero state stilate in collaborazione con i sindacati e gli operai di GKN, ossia le parti interessante dall’emendamento. Salta, così, la possibilità di sanzionare le imprese che stanno già licenziando – la norma approvata non avrà effetto su chi ha già avviato le procedure di licenziamento –, l’obbligo, da parte dell’azienda, di prevedere il mantenimento del tessuto produttivo e relativi livello occupazionali, e l’obbligo di fornire la situazione patrimoniale della società. Allo stesso modo, non sono state comminate le more richieste, pari alla restituzione dei fondi pubblici incassati nel corso degli ultimi cinque anni di produzione.

A rendere ancora più acuta la sensazione di impotenza di fronte al potere delle multinazionali è la politica promossa proprio in quel di Bruxelles che, di fatto, incentiva le delocalizzazioni e la concorrenza al ribasso, la libertà di movimento di capitali e merci verso quei paradisi fiscali che un’Unione equa e solidale verso tutti gli Stati che la compongono non dovrebbe assolutamente consentire, figuriamoci incoraggiare. Invece, il neoliberismo comunitario continua a mietere le sue vittime alla base della piramide sociale, ormai sempre più ampia, e trova i propri aguzzini nei leader democratici al vertice dei grandi Paesi, come Macron o lo stesso Mario Draghi.

Altro che nonno d’Italia, quello che tutti i giornali – uniti nell’evangelizzazione del Premier, imbavagliati dall’unità delle forze governative – insistono a dipingere come l’uomo che tutto può (dal guarirci dalla pandemia al salvarci dal pericolo della destra), altro non è che il garante dei grandi mercati, l’usciere alle porte di un’Europa libera e aperta ormai solo ai pacchi di Amazon.

Il Natale e le code per i tamponi distraggono, la crescita dei contagi spaventa. Intanto, il decreto anti-delocalizzazioni viene smontato dei suoi pezzi portanti, rimodellato come richiesto dal padrone che detta l’agenda, impacchettato a dovere e consegnato sotto a un albero che non fa più luce. I lavoratori, ancora una volta, sono lasciati al buio.

Prec.

“Gli addii”: l’inganno dell’intimità di Onetti

Succ.

Richard Avedon: la fotografia di moda oltre l’eccellenza

Alessandro Campaiola

Alessandro Campaiola

Articoli Correlati

manfredi americano
Il Fatto

Manfredi, tu vuo’ fa’ l’americano

17 Gennaio 2024

Tu vuo’ fa’ l’americano, cantava nel 1956 Renato Carosone, satira di quella corsa all’americanizzazione che il Paese intraprendeva all’indomani della Seconda guerra mondiale. Ma si’ nato in Italy, intonava poi, e il sogno restava legato all’immagine di una cuppulella...

gaza poliomelite la prepotenza spara
Il Fatto

Gaza: 18mila morti che non fanno effetto

14 Dicembre 2023

Se uccidi uno scarafaggio, sei un eroe. Se uccidi una farfalla, sei cattivo. Friedrich Nietzsche diceva che la morale ha standard estetici. Bianchi, occidentali, privilegiati. Sono gli standard del nostro specchio, quelli che ci permettono di sopravvivere all’orrore, al...

femminicidio donna giulia cecchettin
Il Fatto

Giulia Cecchettin: l’incapacità di parlarne

10 Febbraio 2024

Per anni, e con una frequenza sempre maggiore, Mar dei Sargassi ha scritto di femminicidio e violenza di genere. Per anni, abbiamo cercato parole che potessero, in qualche modo, raccontare una società che stava cambiando e che, probabilmente per...

indi gregory
Il Fatto

Indi Gregory, Sibilla Barbieri, i bambini di Gaza: i pro-vita a fatti loro

14 Novembre 2023

Indi Gregory aveva otto mesi e una malattia incurabile. Ho iniziato questo articolo scrivendo di lei al presente, poi ho dovuto cambiare i tempi verbali perché, di tempo, quello scandito dal passare delle stagioni, il vestito che si fa...

Succ.
richard-avedon-fotografia

Richard Avedon: la fotografia di moda oltre l’eccellenza

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    908 shares
    Share 363 Tweet 227
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1552 shares
    Share 621 Tweet 388
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1128 shares
    Share 451 Tweet 282
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    956 shares
    Share 382 Tweet 239
  • Cosa fa il cooperante: la funzione e la preparazione necessaria

    315 shares
    Share 126 Tweet 79
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie