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“Storia di un sasso”: necessità e desiderio della narrazione

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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Quando hai tra le mani Storia di un sasso di Rita Cesareo e Davide M. Lucchesi, edito dalla Barometz, comprendi subito perché la casa editrice, con audacia, ironia – e autoironia – si definisca anche incubatore di idee e circo letterario e, soprattutto, come sia lontana dalla teoria e dalla pratica della “confezione” editoriale a cui siamo abituati. Guidata dalla passione unita alle competenze professionali di Ada Natale e di Luisa Passerotti, la giovane realtà napoletana si pone, invece, alla ricerca di sogni e di progetti da trasformare in mondi di carta su cui imprimere tracce di immagini e parole, per una cultura libera, creativa e critica. Il libro è redatto a quattro mani – e chissà quante matite! – da una geologa e scrittrice che possiede il dono della prosa poetica e da un artista e illustratore che riesce a catturare l’attenzione dei lettori e a portarli nel mondo immaginario e incantevole delle sue creazioni visive. Il viaggio inizia e coinvolge fin dallo straordinario incipit:

Un tempo ero un sasso

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ed è con un certo orgoglio che mi presento.

Appartengo alla più antica stirpe di abitanti

del nostro pianeta, anzi, vi dirò di più: io sono

proprio un pezzetto del nostro pianeta.

Sono la Terra stessa, quando fu scagliata

nell’Universo da un’esplosione cosmica

e ancora non sapeva di esistere.

E il lettore continua a seguire questa storia delle storie, abbandonandosi alla narrazione di un sasso che prima è stato roccia e montagna e poi chissà ancora cosa diventerà, sempre uguale a se stesso anche quando assume una forma diversa. Perché l’esistenza, nei tempi e nei luoghi dell’umanità e dell’ambiente fisico, affronta e supera, con grande difficoltà, tanti cambiamenti, come ci suggerisce la pietra narrante:

Le intemperie che attraversiamo

nel corso della nostra vita ci rendono fragili

Alla fine, il microcosmo della vita temporanea degli esseri umani, alla disperata ricerca di senso del qui e ora, e il macrocosmo dell’ambiente fisico, che riguarda l’esistenza dell’intero pianeta Terra, si incontrano nella consapevolezza di appartenere a un più ampio ciclo dell’universo (o multiverso?) che è, da sempre e per sempre, e non sopporta di essere soltanto misurato e catalogato, ma spera di essere ascoltato e forse addirittura compreso in una più articolata dimensione narrativa.

In questo senso, Storia di un sasso è una metafora avvincente che costituisce, al tempo stesso, una propedeutica all’arte del racconto. Ci fa pensare alla sfida contemporanea dell’ecologia letteraria, che definisce la letteratura come una delle strategie vitali per la comprensione del mondo umano e la salvaguardia dell’ambiente naturale. Questa concezione dell’attività letteraria, infine, aiuta le comunità umane a superare l’individualismo e l’angusta visione antropocentrica, dando libero sfogo al bisogno di raccontare per vivere e all’immaginazione che desidera viaggiare, come facciamo noi lettori insieme agli autori di questo piccolo e prezioso libro, al di là del tempo e dello spazio delle nostre vite, per poi guardarle dal punto di vista dell’eternità.

Prec.

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