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“I sultani” di Gabriella Parca: controllo e (dis)amore

Milena Dobellini di Milena Dobellini
9 Luglio 2024
in Billy
Tempo di lettura: 4 minuti
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In un periodo storico in cui muoiono 120 donne l’anno per femminicidio, la casa editrice nottetempo, con coraggio e avvertendo l’urgenza e la necessità di lettura, ha scelto di ripubblicare Le italiane si confessano e, più recentemente, I sultani di Gabriella Parca, giornalista e antropologa.

Immaginiamo di essere nella prima metà degli anni Sessanta. Immaginiamo due donne, Gabriella Parca e Maria Luisa Piazza, a bordo della loro auto, attraversare l’Italia da Nord a Sud, incontrare 1018 uomini delle più varie estrazioni sociali, delle più disparate età, delle più diverse condizioni economiche e culturali, per ascoltare le loro considerazioni ed esperienze di vita sessuale, di donne, di mogli, di tradimenti, di matrimonio, di divorzio.

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Immaginate una scrittrice, donna, del 1926 approcciarsi con spirito antropologico e non provocatorio e polemico come aveva fatto magistralmente Pasolini in Comizi d’amore, con l’obiettivo di capire il radicato, seppur a tratti atroce e inaccettabile, pensiero e la considerazione delle donne sugli uomini con Le italiane si confessano nel 1964  e poi, nel 1965 con un’indagine sul pensiero e sulla considerazione degli uomini sulla donna. Immaginate quanto fossero libere e quanto sono state costrette a subire per esserlo, arrivando persino alla definizione di maniache sessuali.

Immaginate quanto in nome della libertà di poter porre qualsiasi domanda, anche quelle considerate oltraggiose e inammissibili in quell’epoca (o forse anche nella nostra?), possano ancora, a quasi sessant’anni dalla prima pubblicazione di questo testo, dirci tanto sulla condizione dell’uomo e della donna.

Immaginate, immaginiamo, come debba essersi sentita Gabriella Parca e, con lei, tutte le donne ascoltate, e tutte quelle inascoltate, quando Pasolini definì Le italiane si confessano una lettura divertente. Parca, come racconta Ludovica Lugli nella prefazione del testo, si arrabbiò moltissimo, chiedendosi cosa ci fosse di divertente in una donna che vuole suicidarsi perché ha perso la verginità.

Dunque, I sultani ripercorre, in ordine, l’infanzia, il primo rapporto sessuale, la vita sessuale prima del matrimonio, la verginità della donna, la donna ideale, la scelta della donna, la prima notte di notte, l’adulterio, il divorzio, il paradiso perduto, l’omosessualità. Leggere questo testo non è piacevole, è profondamente disturbante. Ma la verità è che è assolutamente necessario lasciarsi disturbare.

Non è un disturbo di cui si può fare a meno. Non è una faccenda che si può evitare. Non è assolutamente un disturbo che si deve evitare. È un disturbo che va letto nella sua origine, nella sua genesi, nella sua trasmissione.

Perché disturba? Lo si può comprendere fin dal titolo. Gli uomini non smettono mai, nemmeno se si sforzano, di essere sultani. Non smettono di esprimere sprezzante e orgogliosa, altezzosa e indisponente superiorità nei confronti delle donne. Non smettono di esprimere pareri e giudizi con sopraffazione e disprezzo.

Non smettono di esercitare controllo sulla vita delle donne con cui hanno a che fare, mascherandolo dietro l’assurda scusa dell’amore e o del matrimonio, che con il controllo non c’entra proprio nulla, non ne ha alcuna sembianza, né aspetto in comune. E, attenzione, il punto spaventoso è questo: pensano sia normale così, consono così, giusto così.

Uno studente di medicina, nell’intervista pubblicata in appendice del libro, dichiara che non sarebbe contento se sua moglie lavorasse e senza dubbio si sentirebbe umiliato se guadagnasse più di lui. Un disoccupato napoletano dichiara che il difetto che gli dà più fastidio di una donna è il rossetto, quando si trucca troppo, e che se una donna lo tradisse la porterebbe per strada e la frusterebbe.

Siamo certi che se le stesse domande fossero poste oggi le risposte sarebbero diverse? Ecco, se leggendo queste dichiarazioni abbiamo, avete, provato a comprendere o a giustificare questi uomini c’è un problema enorme, frutto di una cultura maschilista e profondamente violenta che non si riesce o non si fa abbastanza per sradicare.

È necessario leggere I sultani se quando sono morte Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano vi siete chiesti cosa avessero potuto fare di sbagliato per essere ammazzate o avete giustificato chi l’ha pensato. È necessario leggere I sultani se inconsciamente o consciamente avete minimamente cercato alibi per Filippo Turetta o Alessandro Impagnatiello.

È fondamentale leggere I sultani se avete giudicato Tiziana Cantone e giustificato chi le ha fatto del male, quando sono stati diffusi a sua insaputa, in rete, alcuni suoi video pornografici. Tiziana non ha retto il peso dei giudizi. Si è uccisa. Nessuno ha mai pagato per il male che le ha fatto.

È importante leggere I sultani, perché durante la premiazione del Premio Strega 2020, Giorgio Zanchini ha liquidato Valeria Parrella per parlare del MeToo con Corrado Augias. Perché devono parlare gli uomini di ciò che riguarda le donne?

I sultani non devono più esistere. E se noi donne lottiamo, va sostenuta la nostra lotta. E se noi donne parliamo, va ascoltata la nostra voce. I testi di Parca aiutano a comprendere, disturbano, illuminano. È ora di dire basta. Vita, per noi donne, non deve più significare violenza. Di nessun tipo. Di nessun genere.

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