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Sorelle e Cognati d’Italia, anche Meloni tiene famiglia

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano
Tempo di lettura: 4 minuti
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SCdI (Sorelle e Cognati d’Italia) è il nuovo nome del partito della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che con il prossimo congresso dovrebbe essere ratificato. La forza politica che tiene a cuore i valori della famiglia naturale e dei parenti acquisiti, un rapporto fiduciario che per amore della patria viene sacrificato e messo al servizio del bene comune.

Così, nelle ore in cui la sorella della Premier riceve l’incarico di capo della segreteria politica del partito, il cognato, il Ministro Lollobrigida, torna a difendere l’etnia italiana incrementando le nascite e, non contento dei risultati ottenuti, ne spara una ancora più grossa: «I poveri mangiano meglio dei ricchi». Che culo!, ha commentato in suo post lo scrittore siciliano Giosuè Calaciura. Un’affermazione fatta nel luogo più idoneo, al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, con la platea giusta per ricevere finalmente una soddisfazione alle sue non felici ma inopportune uscite.

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Va riconosciuto che, nonostante gli sforzi, il cognato d’Italia non sembra aver superato il primato che spetta di diritto a un altro responsabile del partito, Giovanni Donzelli, che sulla situazione immigrazione ha assicurato che gli accordi con la Tunisia stanno funzionando, evidentemente male informato sui numeri degli sbarchi che sono aumentati di oltre il 100% (dati del Viminale): 101.386 alla data del 16 agosto, cifra più che raddoppiata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando furono registrati 48.940 arrivi.

Certo, tra sorelle, cognati e parenti vari, maggiore dovrebbe essere l’attenzione verso la famiglia e in particolare verso quella che proprio in questo periodo è vittima di un attacco senza precedenti con provvedimenti provvisori e una tantum destinati soltanto a un’esigua parte degli aventi diritto. Provvedimenti definiti demenziali dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che ha denunciato l’assurdità del fatto che il governo ha inviato ai Comuni due elenchi di nominativi di coloro a cui spetta la carta Dedicata a te, uno di quelli che lo avranno e l’altro di quelli che non lo percepiranno per mancanza di risorse.

Lunghe file a Napoli in questi giorni afosi di agosto per 382,50 euro da spendere entro il 31 dicembre e da attivare entro il 15 settembre, pena l’annullamento del contributo, con la soddisfazione – soltanto per pochi – di poter mangiare meglio dei ricchi, proprio come dice il cognato d’Italia.

Chi si illudeva che dopo la dinastia dei Bossi, padani doc, delle infelici vicissitudini e dello sperpero di danaro pubblico, le parentele della politica sarebbero andate a esaurirsi, dovrà prendere atto che il “tengo famiglia” ha attraversato e attraversa ancora tutto l’arco dei partiti. A padri, figli, compagne, amanti, un posto, una possibilità di inserirsi in politica e vivere a spese dei contribuenti non si nega a nessuno. E l’ex Cavaliere ne fu grande sostenitore distribuendo seggi in Parlamento e in qualche Regione a quanti presero parte dell’allegra compagnia di una famiglia ben più solida tra interessi, riconoscenze e divertimento.

Un clima che da trent’anni avvelena il Paese e che mai come in questo periodo diventa sempre più insopportabile. A tal proposito, in questi giorni l’Arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia ha avuto parole dure sull’autonomia differenziata che rischia di mettere ulteriormente in ginocchio Napoli e tutto il Sud, in suo articolo sul quotidiano Avvenire: C’è un’aria strana che si muove nel cielo. Da troppo tempo, ormai. Non si comprende bene se è di vento, e di che vento. O di temporale che minaccia. È certa, però, la direzione in cui essa si muove. È quella della povera gente, resa ogni giorno più povera da una certa politica che non la considera, se non per la convenienza, magari elettorale. La gente, resa più distante dalle istituzioni, che si vorrebbero asservite al potere e questo a pochi uomini, e assai più poche donne, che lo detengono. La gente, trascurata anche dalla cultura che, smarrendo la sua vocazione originaria, si volta dall’altra parte e si ubriaca di parole che essa stessa ha consumato.

Un’aria strana nel silenzio generale anche dei parlamentari del Sud, con un’opposizione troppo debole e un Partito Democratico dai tanti annunci entusiastici che appare ancora in letargo, incapace di fare chiarezza al suo interno e svolgere un ruolo di contrasto a un provvedimento che trasformerà quest’aria strana in qualcosa di già ben definito che la Lega e la destra sdoganata dall’ex Cavaliere, dietro l’apparente e tanto sbandierato patriottismo, spaccherà di fatto il Paese aumentando le povertà e le condizioni già precarie dei servizi essenziali, peggiorando le condizioni generali di vita e aumentando significativamente una emigrazione oggi non solo più giovanile. Fenomeno da sempre sottovalutato che insieme alla denatalità desertificherà i nostri territori.

Sarà possibile sanificare l’aria malsana che oggi opprime il Paese con un colpo di spugna oppure sarà necessario un intervento più radicale che spazzi via un sistema fallimentare retto da pochi a danno di tutti? Occorre che quanti partecipano e sono responsabili in ogni forma di quest’aria maleodorante facciano seria autocritica e, per dirla con don Mimmo Battaglia, un serio esame di coscienza.

Prec.

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