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“Heartstopper 2”: un inno all’amore, all’amicizia e all’importanza di essere se stessi

Alessandra Trifari di Alessandra Trifari
29 Agosto 2023
in Rubriche
Tempo di lettura: 6 minuti
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Dopo un anno dal suo debutto, torna attesissima nel catalogo di Netflix la seconda stagione di Heartstopper, serie tv britannica a tema queer tra le più piacevoli e meglio scritte degli ultimi tempi. Diretta da Euros Lyn ma tratta dall’omonima serie di graphic novel e webcomic scritta e ideata da Alice Oseman, Heartstopper è l’evoluzione della storia d’amore tra due adolescenti molto diversi tra loro, Nick Nelson e Charlie Spring, le cui vicende sono accompagnate da quelle dei loro amici e compagni di scuola.

Avevamo già analizzato la prima stagione (potete leggere qui la recensione), motivo per cui adesso ci sembra giusto tornare a parlarne. In particolare chiedendoci: come si sono evolute le storie dei personaggi? Questa seconda parte tiene testa alla prima?

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In un contesto sociale dove tematiche LGBTQIA+ sono all’ordine del giorno ma è ancora difficile parlarne in modo corretto, Nick e Charlie (interpretati da due fantastici ed espressivi Kit Connor e Joe Locke) erano entrati come uragani nei cuori di moltissimi spettatori. Il motivo erano stati uno storytelling e scrittura dei personaggi semplice ma paradossalmente non facile da ottenere. Per usare le parole della precedente recensione, Heartstopper era, è, una narrazione felice.

Normalizzare le tematiche queer nei prodotti mediatici non vuol dire soltanto puntare i riflettori sulle battaglie, i dolori e le discriminazioni che le persone coinvolte hanno affrontato nella loro esistenza. Era il punto focale di film e serie tv degli anni Novanta/inizio Duemila e merita senza dubbio tutta la nostra attenzione e il nostro rispetto, ma non esiste solo questo. Le battaglie e i dolori sono serviti, servono, per arrivare a un tipo di traguardo che vede una storia d’amore LGBTQIA+ spensierata, travolgente, emozionata, esattamente come una qualsiasi storia d’amore adolescenziale dovrebbe essere. Un’isola felice, insomma. Dopotutto, ognuno di noi ne ha bisogno e Oseman, accompagnata dalla maestria registica di Lyn, questo lo ha capito benissimo.

I protagonisti sono due normalissimi teenager come tanti e i loro problemi sono legati alla giovane età, alla scoperta di sé e alla maturazione nella gestione dei legami sociali. Tutto questo nel contesto di tante altre relazioni queer. Un particolare che si evince, soprattutto nella seconda stagione, è che la quasi totalità dei personaggi è queer. Qualcosa che, al primo impatto – e qui faccio mea culpa –, potrebbe risultare straniante e portare al pensiero che è davvero improbabile una concentrazione tale.

La verità, però, è che noi siamo abituati a una caratterizzazione di personaggi eterosessuali, binari, con contorno di qualche (se non uno, cinematograficamente il cosiddetto amico gay) personaggio LGBTQIA+. Heartstopper, invece, fa l’esatto contrario. Si tratta, più semplicemente, di una parte di un contesto sociale ben più ampio, senza dubbio. Ma sono i  personaggi LGBTQIA+ il focus della serie. E se a qualcuno questa cosa dovesse infastidire, sentendosi poco rappresentato, beh, che dire, guardate a ritroso le rappresentazioni queer, mettete il tutto sul piatto della bilancia e fatevi un po’ due domande.

Se la prima stagione di Heartstopper si poneva su un piano più safe, più spensierato, in questa seconda stagione si affrontano situazioni diverse, ampliando lo sguardo anche agli altri personaggi. Charlie e Nick stanno ormai assieme, sono felici e iniziano a percepirsi le prime tensioni sessuali. C’è qualcosa che aggroviglia i loro pensieri. Da un lato il desiderio misto a terrore di Nick di voler rendere pubblica la relazione e la sua bisessualità, dall’altro lato i postumi per Charlie di un coming out forzato a seguito dell’outing fatto dai suoi compagni di scuola in passato.

Viene posto l’accento sul coming out e su ciò che vi ruota attorno, su quanto dovrebbe essere semplice al giorno d’oggi ma su quanto sia ancora psicologicamente così complicato. Anche solo pensando a certe frasi poste in maniera inconsapevolmente sbagliata dagli adulti nei confronti dei giovani, come hai la ragazza? quando invece basterebbe chiedere c’è una persona che ti piace?.

Un altro argomento che la serie sembra voler portare alla luce sono i disturbi alimentari riguardanti i maschi. Un aspetto da non sottovalutare in quanto, stereotipo vuole, problematiche come anoressia o bulimia vengono associate alla donna, senz’altro per una certa frequenza che giustamente non può non essere presa in considerazione. C’è tuttavia una fetta di ragazzi, di uomini, che affronta tali battaglie ed è per la società totalmente invisibile. Qualcosa che in Heartstopper è solo accennato ma siamo convinti se ne parlerà molto di più nella terza stagione, già confermata da Netflix.

Torna sullo schermo anche un’altra coppia estremamente adorata, quella di Tao (William Gao) ed Elle (Yasmin Finney), migliori amici con qualcosa di più di cui entrambi si stanno finalmente accorgendo. Continuiamo a sostenere che Elle sia uno dei personaggi transgender meglio scritti di qualsiasi prodotto mediatico poiché la sua transessualità non viene mai neppure menzionata, se non indirettamente in un paio di dialoghi, facendoci comprendere che, della sua persona, ciò che interessa al gruppo e che deve interessare a noi spettatori è ben altro.

La seconda stagione ci dà l’opportunità di conoscere meglio anche altri personaggi prima molto più marginali, come Tara (Corinna Brown) e Darcy (Kizzy Edgell), ragazze lesbiche che devono imparare a dimostrarsi l’amore nel modo più onesto possibile; Isaac (Tobie Donovan), il quale sembra l’unico a cui non interessa nulla di relazioni amorose, o Imogen (Rhea Norwood), ingenua e gentile, sulla strada di una maturazione e una maggiore consapevolezza. Ah e per chi se lo stesse chiedendo, sì, Olivia Colman in veste di madre di Nick c’è sempre ed è più straordinaria che mai.

Simbolo ricorrente in entrambe le stagioni, le foglioline svolazzanti o le saette disegnate che fanno capolino di tanto in tanto sullo schermo e accompagnano i sentimenti dei personaggi, a ricordare le radici di graphic novel della serie. Un espediente che dona freschezza e sensibilità come in poche altre occasioni.

In sostanza, Heartstopper stagione 2 rappresenta il perfetto equilibrio tra commedia romantica e teen drama, dai toni rassicuranti ma allo stesso tempo più profondi e introspettivi per ricordare che l’adolescenza è una fase della vita di grandi e spesso spaventose trasformazioni.

Tra temi semplici e altri molto meno scontati, come quello del perdono, la serie è un inno all’amicizia, all’amore e all’importanza di essere se stessi sempre. Potrà non essere facile, certo, ma grazie ai legami, alle relazioni, a coloro che sanno comprenderci e credono in noi, anche la più ardua delle battaglie potrà risultare uno scoglio meno insormontabile.

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Alessandra Trifari

Classe 1991. Dottoressa in storia dell'arte e disegnatrice. Scrive da sempre e la sua mente viaggia tra arte, cinema, musica e parità di genere. Dei due sentieri, sceglierà sempre il meno battuto.

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