• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Siria: la primavera araba si è fatta guerra fredda

Mariaconsiglia Flavia Fedele di Mariaconsiglia Flavia Fedele
19 Aprile 2018
in Il Fatto
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

La primavera araba si è tramutata, nella terra del Vicino Oriente, in un inverno freddo come quella guerra che non è mai finita. Quello che ci era stato presentato come un conflitto civile nel marzo del 2011, infatti, si è rivelato – o, forse, lo era da sempre – un ennesimo scontro tra Stati Uniti e Russia, storicamente su due fronti diversi e, ancora una volta, nelle mani di personaggi affatto rassicuranti quali Donald Trump e Vladimir Putin.

Poco dopo le 3:00 della notte tra venerdì e sabato scorso, i cieli di Homs e Damasco si sono illuminati dei missili che USA, Francia e Regno Unito hanno congiuntamente lanciato per intimare lo stop dell’utilizzo di armi chimiche da parte di Bashar al-Assad.

Può interessartianche...

Manfredi, tu vuo’ fa’ l’americano

Gaza: 18mila morti che non fanno effetto

Giulia Cecchettin: l’incapacità di parlarne

Da alcuni giorni, infatti, i giornali di tutto il mondo stavano riportando la notizia di un attacco di natura chimica a Douma, nella zona a est della capitale siriana, da molti – tra cui gli attivisti anti-governativi e gli americani – attribuito, come già in passato, al discusso Capo del Paese, ma rigorosamente smentito dallo stesso Assad e da Putin, suo alleato, nonostante le prime immagini delle presunte vittime stessero iniziando a circolare in rete. Un attacco che, seppur non ancora accertato, ha scatenato ben presto la reazione della Casa Bianca e delle sue fedeli sostenitrici, Parigi e Londra, nelle persone di Emmanuel Macron e Theresa May, ai quali è bastata appena una settimana per ribadire la loro contrarietà ad azioni simili, passando da parole piuttosto bellicose ad altro fuoco.

I missili occidentali, infatti, non hanno fatto attendere la loro partenza, colpendo un sito di ricerca di Damasco, probabilmente legato alla produzione di armi chimiche e biologiche, un deposito a ovest della città di Homs e, più a nord, un’importante postazione militare del regime siriano. «Non c’erano alternative all’uso della forza», ha affermato la Premier inglese Theresa May. «Non vogliamo rovesciare Assad, ma fermare l’uso di armi chimiche». L’azione, comunque, è risultata mirata e piuttosto calibrata, come a voler dimostrare, almeno apparentemente, che nessuna delle parti tiratesi in causa volesse scatenare un conflitto ancor più grande di quanto già non lo fosse e, soprattutto, l’ira funesta del Presidente sovietico, dichiaratosi pronto a rispondere in qualsiasi momento, sebbene i francesi e non solo abbiano rivelato – al contrario degli americani – che l’inquilino del Cremlino fosse già stato messo al corrente dell’imminente attentato per assicurargli che nessuno dei suoi soldati fosse preso di mira.

Intanto, solo martedì, gli uomini dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) hanno provato a fare il loro ingresso a Douma per verificare quanto e se abbia realmente avuto luogo in questo mese di aprile, pur scoprendosi ben presto bersaglio di colpi d’arma da fuoco che ne hanno rallentato le indagini. Stando alle prime ricostruzioni, in particolare a quella pubblicata da Bellingcat, un sito di giornalismo britannico, le sostanze chimiche avrebbero colpito i civili in due occasioni nello stesso giorno: la prima intorno alle ore 16:00, ferendo quindici persone, la seconda alle 19:30 circa, uccidendone cinquantacinque e ferendone centinaia. La Francia, inoltre, ha reso noto un documento in cui spiega il motivo per il quale ritiene che, senza alcun dubbio, un attacco chimico è stato condotto contro i civili a Douma e che non esiste altro scenario plausibile che si sia trattato di un’azione delle forze armate siriane nell’ambito di un’offensiva globale nei confronti della Ghouta orientale.

Che quest’ultimo sia vero o meno, gli attacchi chimici ai danni della popolazione non sono mancati nemmeno negli anni scorsi, quando prima Obama – tiratosi indietro – e lo stesso Trump poi – meno dubbioso del suo predecessore nel prendere l’iniziativa – avevano condannato e avvisato Assad di probabili ripercussioni. A tal proposito, dopo un imbarazzante silenzio, anche il Premier uscente Gentiloni ha scelto di confermarsi al fianco della Casa Bianca, pur sottolineando di aver chiarito agli alleati la nostra contrarietà a una escalation e l’impossibilità di giungere alla fine del conflitto solo con l’uso della forza e l’idea di cacciare “manu militari” il dittatore Assad. L’ex Primo Ministro ha aggiunto, quindi, di voler sfidare la Russia a contribuire con Stati Uniti, Iran ed Europa alla soluzione negoziale a questa situazione, aprendo al dialogo ma sottolineando fermezza.

Mentre la verità fatica a venir fuori, però – e, a dirla tutta, nemmeno crediamo che ciò accada –, ben ha scritto la giornalista Jenan Moussa in un tweet sul suo profilo ufficiale: L’Occidente può dire di avere agito. La Russia può dire che il bombardamento è stato minimo e che non ha bisogno di reagire. Entrambe le parti hanno salvato la faccia. Gli unici che, invece, proprio non riescono a salvarsi sono i civili siriani che da tempo immemore vivono una guerra che non avrà facilmente fine. I morti, nelle strade del Paese, non si contano più, tante sono le macerie che ne rendono difficile il ritrovamento. Alcune stime parlano di oltre cinque milioni e mezzo di rifugiati nei territori limitrofi, sei milioni di sfollati e tre milioni di persone che vivono in zone sotto assedio e, quindi, difficilmente raggiungibili. Le vittime, invece, secondo l’Osservatorio dei diritti umani in Siria, sarebbero circa 465mila. Ogni minuto che passa, anche di più.

È difficile dire oggi cosa accadrà già nelle prossime ore. Le pagine dei libri di storia che studieranno i nostri figli sono adesso il (non) vivere quotidiano di milioni di persone, le notizie che, durante i pasti, ignoriamo al telegiornale. Mentre i grandi giocano ancora a spartirsi il mondo, però, la Siria e il suo popolo stanno a poco a poco scomparendo. Pensare di sfuggire al senso di colpa per uno sterminio annunciato è solo la conferma di quanto disumana sia ormai questa umanità.

Prec.

Arte contemporanea in concorso a Castel Sant’Elmo

Succ.

Malasanità italiana: quando le strutture (e non solo) non sono abbastanza

Mariaconsiglia Flavia Fedele

Mariaconsiglia Flavia Fedele

Articoli Correlati

manfredi americano
Il Fatto

Manfredi, tu vuo’ fa’ l’americano

17 Gennaio 2024

Tu vuo’ fa’ l’americano, cantava nel 1956 Renato Carosone, satira di quella corsa all’americanizzazione che il Paese intraprendeva all’indomani della Seconda guerra mondiale. Ma si’ nato in Italy, intonava poi, e il sogno restava legato all’immagine di una cuppulella...

gaza poliomelite la prepotenza spara
Il Fatto

Gaza: 18mila morti che non fanno effetto

14 Dicembre 2023

Se uccidi uno scarafaggio, sei un eroe. Se uccidi una farfalla, sei cattivo. Friedrich Nietzsche diceva che la morale ha standard estetici. Bianchi, occidentali, privilegiati. Sono gli standard del nostro specchio, quelli che ci permettono di sopravvivere all’orrore, al...

femminicidio donna giulia cecchettin
Il Fatto

Giulia Cecchettin: l’incapacità di parlarne

10 Febbraio 2024

Per anni, e con una frequenza sempre maggiore, Mar dei Sargassi ha scritto di femminicidio e violenza di genere. Per anni, abbiamo cercato parole che potessero, in qualche modo, raccontare una società che stava cambiando e che, probabilmente per...

indi gregory
Il Fatto

Indi Gregory, Sibilla Barbieri, i bambini di Gaza: i pro-vita a fatti loro

14 Novembre 2023

Indi Gregory aveva otto mesi e una malattia incurabile. Ho iniziato questo articolo scrivendo di lei al presente, poi ho dovuto cambiare i tempi verbali perché, di tempo, quello scandito dal passare delle stagioni, il vestito che si fa...

Succ.
malasanità

Malasanità italiana: quando le strutture (e non solo) non sono abbastanza

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    900 shares
    Share 360 Tweet 225
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1545 shares
    Share 618 Tweet 386
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1121 shares
    Share 448 Tweet 280
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    952 shares
    Share 381 Tweet 238
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    638 shares
    Share 255 Tweet 160
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie