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Roma, Milano, Napoli: c’è già aria di Comunali

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano
Tempo di lettura: 4 minuti
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Nelle grandi città come Roma, Milano, Napoli e Torino, si comincia a respirare aria di elezioni, più che nelle sedi di partito, nei salotti televisivi divenuti ormai terze camere istituzionali: c’è chi si propone a Sindaco di Roma, come Vittorio Sgarbi, che va anche oltre candidando il cantante Morgan a Primo Cittadino di Milano, e c’è chi, come Carlo Calenda, si candida a succedere alla Raggi attraverso Facebook. Anche a Torino, la rinuncia a ripresentarsi di Chiara Appendino è stata annunciata prima sui social e poi ai consiglieri del M5S, un passo indietro maturato a seguito della condanna per falso e alla successiva autosospensione. Un atto di coerenza da apprezzare.

La capitale è la più gettonata dagli autocandidati: oltre a Sgarbi e Calenda, infatti, anche l’attuale Sindaca Virginia Raggi sembra non volersi fare da parte, nonostante la contrarietà dello stato maggiore del MoVimento impegnato in una trattativa complessiva con il partito di Zingaretti anche per le altre città. Nel centrodestra, invece, in particolare per volere dell’ospite fisso di Non è l’Arena Matteo Salvini, spunta il nome del conduttore Massimo Giletti, dato precedentemente in corsa per il Comune di Torino.

Intanto, preso atto della notizia che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso, finalmente Morgan ha comunicato di aver sciolto la riserva accettando la candidatura a Sindaco di Milano, dove Silvio Berlusconi sembra voler proporre il primario del San Raffaele e suo medico personale Alberto Zangrillo, abbandonando l’ipotesi Giulio Gallera, travolto dalla bufera della gestione COVID lombarda. L’attuale Primo Cittadino Sala, invece, sembra non interessato a un secondo mandato, anche in vista delle elezioni politiche del 2023, salvo anticipazioni ed eventuali ripensamenti per pressioni del partito di riferimento.

A Napoli, come noto, l’unica candidatura espressa è quella di Alessandra Clemente che Luigi de Magistris, in seguito agli atteggiamenti di PD e 5S che sembrano volerlo escludere dalle trattative, ha comunicato con decisione. I due partiti democratici, quello ufficiale e quello del Presidente Vincenzo De Luca, prendono ancora tempo, mentre un altro concorrente sembra spuntare all’orizzonte, anche se non rappresenta una novità: l’ex Sindaco e Presidente della Regione Antonio Bassolino, sostenuto – a quanto si apprende – da una lista civica. Quindi, se prima il PD era diviso in due, ora c’è da aggiungere un terzo incomodo, davvero un paradosso: il partito super sconfitto alle ultime competizioni amministrative ora è addirittura uno e trino, un mistero non solo teologico.

In attesa che in casa del PD si faccia chiarezza anche al tavolo delle trattative con il M5S, la componente grillina campana cerca di portare acqua al suo mulino con Valeria Ciarambino, conquistando la poltrona della vicepresidenza del Consiglio Regionale. Quale occasione migliore? Per quella di Palazzo San Giacomo tutto si giocherà con il Campidoglio, anche se il Partito Democratico sembra intenzionato a riprendersi il Comune partenopeo strappatogli per ben due volte dall’attuale Sindaco, che certamente con l’investitura Clemente non ha inteso farsi da parte, ben consapevole dell’atavica litigiosità in casa del PD locale e delle possibili mutazioni uterine pentastellate.

D’altra parte, le recenti Regionali campane sono state dominate e influenzate da una campagna mediatica ben nota del Presidente De Luca, cui va riconosciuta una capacità più che politica, di marketing, con una punta di furbizia che ha trasformato i toni e le pause in elementi rassicuranti crollati con l’evidenza dei fatti. Una strategia che, se applicata alla prossima competizione elettorale per la città, rischierebbe la terza sonora sconfitta consecutiva a danno anche degli eventuali alleati grillini, fino a ora taciturni per convenienza, decisi a non farsi travolgere dalle beghe interne della triade piddina tanto da poter trovare maggiormente comoda la poltrona di Palazzo San Giacomo anziché quella capitolina.

Scenari possibili da tradurre in fatti che la politica è abituata a trascinare nel tempo, avvicinandosi sempre più alla prossima primavera. Scenari dai quali il dibattito, il confronto, l’elaborazione e la presentazione dei programmi sembrano elementi non essenziali. Sempre puntuali, invece, le aggregazioni temporanee della cosiddetta società civile che lancia appelli raccolti con generosità dalla stampa cittadina, purché intrisi di critiche al presente, incapaci come sono di mettere a fuoco il passato e di guardare in avanti con occhi diversi, anziché a minestre riscaldate, puntando sui giovani e uscendo dai soliti schemi che fino a ora hanno prodotto soltanto fallimenti e disastri.

Dimostri coraggio quella forza del cambiamento che sembra annaspare proprio per l’incapacità di guardare al presente e al futuro diversamente dalla classe dirigente a cui per anni ha dedicato sonori vaffa. Si misuri nelle grandi città aprendo a quelle realtà che, anche se minoritarie, hanno elaborato, sperimentato e messo in pratica, tra mille difficoltà, modelli differenti di approccio politico sui territori. Non partecipi soltanto a una sterile spartizione il movimento che per tanti ha rappresentato l’ultima speranza e che oggi si trova ai tavoli delle trattative svuotato di contenuti e condizionato da quella casta criticata a squarciagola nelle piazze del nostro Paese. Tiri fuori gli attributi da sempre ostentati e torni nelle vie per indicare proposte e fatti. Proprio Napoli potrebbe rappresentare l’occasione di riscatto per un partito che non naviga di certo in acque tranquille, anche stando ai recenti dati elettorali e alle uscite infelici di qualche suo esponente rimasto ancorato ai tempi dei vaffa che, per coerenza, sarebbe ora di rivolgere a se stesso.

Napoli, come Roma, Milano, Torino, necessita di politiche urgenti di salvaguardia e rivalutazione dei territori, risorse adeguate ed equamente distribuite, attenzione a quelle fasce a rischio che con il diffondersi della pandemia vivono in uno stato di precarietà che potrebbe minare la pacifica convivenza sociale. Non c’è tempo da perdere e la Politica faccia ciò che le compete, subito. Ora.

Prec.

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