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Il Fatto

Regionali: la vecchia politica all’arrembaggio della poltrona

Tra poco più di un mese, 20 e 21 settembre, gli elettori saranno chiamati a esprimersi sul quesito referendario per confermare o respingere la legge che prevede il taglio di 345 parlamentari (115 al Senato e 230 alla Camera). Negli stessi giorni, si voterà poi anche per il rinnovo di sette Consigli Regionali (Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Valle d’Aosta, Puglia e Campania) e per diciannove Consigli Comunali in città capoluogo.

È bene ricordare che alla Camera si schierarono a favore del taglio dei parlamentari M5S, PD, IV, LeU, Lega, FI, FdI – salvo pentimenti postumi – ma per ora mi preme cogliere alcuni aspetti delle competizioni elettorali regionali con particolare riferimento alla Campania che presenta una prima grande anomalia in quanto al partito personale del suo attuale Presidente. In quest’ultima, infatti, l’eccitazione in vista del ritorno al voto va assumendo giorno dopo giorno tutte le caratteristiche dell’armata Brancaleone, indimenticabile film del 1966 di Mario Monicelli ma, soprattutto, di una scena impressa nella memoria durante uno dei miei viaggi di lavoro in India, l’arrembaggio ai treni di centinaia di persone fino a occuparne addirittura i tetti. Una gara a posizionarsi sul cavallo vincente grazie a una pandemia, seppur contenuta nella nostra regione, gestita con magistrale furbizia a suon di video che hanno fatto il giro del web cogliendone gli aspetti comici, con il contributo di battute e lanciafiamme che hanno completato l’opera di diffusione anche tra gli scettici e quanti provano a ogni occasione entusiasmo per i toni duri e tutto quanto sa di autoritario.

Troppe liste di appoggio alla candidatura del Presidente uscente Vincenzo De Luca, tante da indurre lo stesso interessato a richiederne la riduzione. Ex Forza Italia, ex arancioni, ex democristiani tra i quali un ottantenne Paolo Cirino Pomicino, un sempreverde Clemente Mastella con i suoi 73 anni e un Ciriaco De Mita scatenato nonostante i 92 anni che gli hanno offuscato la memoria facendogli dimenticare che il sostegno a De Luca lo è di conseguenza a quel Partito Democratico duramente attaccato con un intervento obiettivamente condivisibile: «È niente, è senza pensiero. Io questa cosa l’ho intuita ed è stata elemento di rottura. L’ultimo congresso del PD si è chiuso senza pensiero, è stata la prevalenza di un gruppo rispetto all’altro gruppo, come se le persone fossero candidate al governo e non alla realizzazione di obiettivi».

Ex Presidenti del Consiglio, ex Ministri, ex parlamentari, ex Sindaci, tutti in affanno per inserire nelle innumerevoli liste a sostegno del super Governatore figli, nipoti, mogli, probabilmente anche qualche amante, insomma per la serie teniamo famiglia, l’occasione è ghiotta e va sfruttata con ogni mezzo. Non contano le provenienze, le storie personali, contano i pacchetti dei voti che potenzialmente i candidati ritengono poter portare in dote e, non ultimi, i probabili accordi in vista delle Comunali del capoluogo campano da dieci anni nelle mani di un uomo fuori dai partiti storici che hanno amministrato a lungo la città con risultati ben noti alle cronache non solo italiane e che ora tentano di riposizionarsi sotto mentite spoglie.

Va detto con chiarezza che l’assalto al treno non è opera soltanto dei soliti noti, come più volte abbiamo evidenziato, dei campioni di cambio di casacca per pochi denari. Ancora più deplorevole è, infatti, l’abbandono della maggioranza al Comune di Napoli da parte di personaggi, tra l’altro eletti con qualche centinaio di voti, certi di trasferire il consenso ricevuto nel serbatoio deluchiano in un contesto prevedibilmente difficile da gestire se non dispensando nomine, incarichi e chissà cos’altro, pena la strategia dei ricatti che conta molto in quella politica piccola piccola.

Non va meglio in Veneto, dove le voci di una probabile scissione nella Lega con un Luca Zaia forte di sondaggi che lo darebbero al 40% con una sua lista potrebbe condizionare il percorso intrapreso di recente da Matteo Salvini in costante perdita di sostegni. E per un Caldoro che torna a sfidare Vincenzo De Luca, c’è poi un Raffaele Fitto che, dopo venti anni dalla prima candidatura a Presidente della Regione e diversi cambi di casacca, riappare per duellare con l’uscente Emiliano: da Nord a Sud, dunque, i soliti nomi già ampiamente sperimentati e bocciati dall’elettorato sono caparbiamente di nuovo in pista.

Tra questi, in casa dei pentastellati c’è Valeria Ciarambino che si ripresenta senza speranza alcuna di contrastare l’alleato di governo. Una logica tutta campana del M5S, con il singolare rappresentante in Comune Matteo Brambilla oggetto di un recente duro attacco del Sindaco di Napoli che ne ha sottolineato la singolarità di posizione rispetto agli esponenti nazionali, insomma un partito nel partito nel silenzio dei vertici del MoVimento che sembra non curarsi della possibile rilevante perdita di voti a sottolineare ancora una volta la mancanza di una leadership forte capace di una linea unitaria che lo irrobustisca dopo la gestione fallimentare del Di Maio tuttofare e acchiappatutto.

Un quadro sconcertante ovunque, una narrazione desolante che non presenta alcun elemento di novità che denoti una minima volontà di cambiamento radicale, se non una politica fatta di mediocrità strategica frutto di vecchie logiche, con l’aggiunta di cadute di identità e una rappresentanza obsoleta che ciclicamente si ripropone ma accettata passivamente da una parte significativa dell’elettorato che gode persino delle squallide figure di taluni esponenti meglio collocabili nell’avanspettacolo.

Un degrado morale, umano e politico che pochi giorni fa, a conclusione di un intervento dal forte spessore nel corso del dibattito in Consiglio Comunale, Luigi de Magistris ha così sottolineato: l’etica e l’umanità vengono prima della politica. Piaccia o non piaccia, è questa, in fondo, la sintesi più efficace e veritiera lontana anni luce da una realtà che va completamente rifondata spazzando via una classe dirigente inadeguata e pericolosamente attiva nei centri di potere locali e nazionali che condizionano negativamente la vita dei cittadini ingrassando mafie e istituzioni deviate.

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