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Personaggi e interpreti di una crisi di mezza estate

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano
Tempo di lettura: 6 minuti
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Nel caldo infernale di questo rovente mese di agosto si è inserita una crisi di governo che, pur avendone io seguite e subite tante nella mia vita, mi è parsa del tutto strana, con un Vicepresidente del Consiglio che ha sfiduciato il Premier per poi pentirsene appena qualche giorno dopo. Davvero da Guinness dei primati. È pur vero che questo nostro pazzo e strambo Paese ha visto governi balneari guidati da un sempre disponibile Giovanni Leone, ma che si sfiduci il Premier per poi ritirare la mozione e continuare a insistere per una ricomposizione della coalizione è quanto di più tragicomico.

Intanto, in questi giorni di consultazioni per la formazione di un nuovo esecutivo sulla scena si sono avvicendati molti rappresentanti della politica nazionale. Vale la pena porne in risalto qualcuno per fissarne le peculiarità di cui faremmo bene a ricordare prima di emettere sentenze o facili assoluzioni. Eccone alcuni:

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Mattarella Sergio – Da rigoroso giurista, esperto di diritto costituzionale e parlamentare, e con il garbo che lo contraddistingue, avrà certamente compiuto sforzi sovrumani per interloquire con le delegazioni delle forze politiche presenti in Parlamento al fine di comprendere le intenzioni reali delle proposte per la soluzione della crisi e, ritengo, con molta voglia di tenere una lezione sulla Costituzione italiana per alcuni esponenti di partito. Pare si stia convincendo che sul serio Matteo Salvini abbia una fede così forte e un rapporto così diretto con Maria Santissima tale da essersi pentito, suo malgrado comunicando la revoca della mozione di sfiducia.

Berlusconi Silvio – Inossidabile, trasformato in viso e sul capo, per la prima volta all’uscita della consultazione con il Presidente della Repubblica non ha parlato a braccio ma ha letto un breve comunicato, pensando tra sé: fate ciò che volete purché non vi azzardiate a toccare le mie aziende.

Casaleggio Davide – Il proprietario del M5S, forza politica avuta in eredità da suo padre, non vede di buon grado la possibile alleanza con il Partito Democratico ma, se dovrà servire a tenere in piedi un governo con i suoi dipendenti – pagati dai contribuenti – continuando a introitare le cospicue quote, che si faccia pure il matrimonio. Per timore che si vada a nuove elezioni, ha chiesto di saldare al più presto quanto dovuto in termini di arretrati da parte dei parlamentari.

Conte Giuseppe – Baciato dalla fortuna come se avesse trovato un biglietto della lotteria, è stato Presidente del Consiglio per 14 mesi trovandosi così bene da non avere la minima intenzione di tornare alle scartoffie del suo studio legale. Personaggio dai modi raffinati e gentili, ha approvato ogni cosa decisa dal suo Vice leghista per poi rinfacciargli tutto nel suo intervento in Senato, un discorso forte e diretto rivolgendosi a Matteo e non al Ministro Salvini, il che non è forma ma sostanza. Se andrà in porto l’alleanza con il PD, dovrà rinnegare quel Decreto Sicurezza anticostituzionale e qualche altro provvedimento salviniano a firma anche sua e dell’altro Vicepresidente. Da poche ore alzatasi l’asticella di gradimento per l’endorsement di Donald Trump.

Di Battista Alessandro – Ricorda quegli agitatori dei movimenti studenteschi tipo il FUAN: grandi paroloni e modi sbrigativi. Anima vagante del M5S in attesa di collocazione prestigiosa, contrario all’alleanza con i dem e convinto sostenitore della precedente intesa con la Lega, è stato talvolta sferzante nei confronti di Salvini ma questo ha fatto parte di quel tipico gioco per non far scoprire troppe simpatie nel versante di una destra a lui familiare per tradizione. Forse continuerà a viaggiare o a scrivere – sempre grazie al Fatto Quotidiano –, naturalmente con famiglia al seguito.

Di Maio Luigi – Una parola in sua difesa – ma una sola – è possibile. Di pessimo gusto apostrofarlo bibitaro, anzi è l’unico elemento che gli fa onore. Primo caso nella storia repubblicana ad aver offerto su un piatto d’argento una consistente percentuale di consensi a favore del suo alleato, pardon contraente, approvando e condividendo ogni suo provvedimento, ogni sua azione, ogni prevaricazione, unitamente al Presidente Conte. Uomo del mai con il PD di Bibbiano come del resto del mai con la Lega. Uomo del voglio la Vicepresidenza del Consiglio e il Viminale, capace di alzare la posta per poi calare le brache dopo aver sentito le voci di Genova.

Fico Roberto – Terza carica dello Stato che in un attimo ha comunicato di non avere alcuna intenzione di una possibile nomina come Presidente del Consiglio. Molto abile nel definire modi e momenti della sua carriera dopo le solenni lezioni avute come candidato a Sindaco di Napoli. Non escluso che la sua decisione sia da mettere in relazione alle prossime elezioni amministrative del capoluogo campano previste nel 2021 – non si sa mai che il nuovo governo abbia vita breve – e, non ultimo, al gradimento della piattaforma Rousseau che questa volta avrebbe potuto davvero funzionare.

Grillo Beppe – Il guru del MoVimento, l’anima non proprio immacolata, come quella di Maria del Salvini pensiero, dalle idee cangianti e confezionate al momento giusto. I vaffa come per incanto tornati indietro simili a boomerang. Ma, si sa, la politica è la stessa anche per quelli del cambiamento a parole. NO ad alleanze, NO al MoVimento in tv, NO alla Lega, NO al PD e a seguire improperi e soltanto improperi. Come d’incanto entrato nel sistema maledetto, un po’ come il Carroccio della Roma ladrona trasformatasi in Lega ladrona. Gli affari sono affari e la Casaleggio Associati ha da difendere il proprio fatturato. Da riconoscere che è stato capace di portare in pochi anni i pentastellati al governo con l’ultimo risultato delle Politiche davvero soddisfacente e, grazie al capo politico, molto diverso dalle pessime percentuali delle recenti Europee. Non smette in ogni occasione di fare battute infelici su Napoli e i napoletani, l’ultima ore fa parlando di Scampia terra di ladri.

Meloni Giorgia – Ci sono voluti pochi mesi per trasformare il personaggio – non parlo dei ritocchi alle foto sui manifesti – in una Salvini-dipendente acquisendone talvolta atteggiamenti e modi di esprimersi. Capace di racimolare un po’ di voti sottraendoli al povero ex Cavaliere, illudendosi di essere un gigante della politica in grado di fare da ago della bilancia in un possibile centrodestra. Salvo ripensamenti, si può affermare che resterà delusa o, meglio, fregata come il suo mito leghista. Con il concretizzarsi dell’accordo tra PD e M5S, in queste ore, la pasionaria evoca la piazza, salvo capire chi ci porti. O magari chiederà rinforzi al suo mito Matteo? Ha una strana concezione, come del resto Salvini, che sfiduciato questo governo si debba per forza andare a elezioni. Una buona lettura della Costituzione e delle procedure parlamentari non le farebbe male.

Napolitano Giorgio – Re Giorgio consultato come prassi dal Presidente Mattarella non ci è dato sapere cosa abbia detto. C’è da augurarsi che con la sua ben nota saggezza, il Capo dello Stato faccia tesoro delle proprie idee.

Nencini Riccardo – Strana figura del Segretario di ciò che resta del Partito Socialista, il cui volto abbiamo la fortuna di notare soltanto nel corso delle crisi di governo, come se restasse fisso, immobile davanti al microfono all’uscita delle consultazioni per anni, sempre che gli facciano dire una parola.

Renzi Matteo – Sconfitto clamorosamente giurando di andare a casa e non parlare mai più di politica, oggi Senatore e stratega della possibile alleanza con i Cinque Stelle. Un innamoramento che non convince chi ne conosce le “qualità” politiche di un doroteismo che sa di tutt’altro. Attende il fallimento della possibile alleanza per realizzare finalmente quell’uscita dal partito tanto attesa? Possibile, anzi certo.

Salvini Matteo – Presentatosi come decisionista e quindi apprezzato per le sue posizioni anti-immigrati, per le sue simpatie per l’estrema destra, per essere xenofobo e sprezzante nei confronti dei più deboli, con il vento in poppa in quanto a consensi, in pochi minuti si è giocato tutto, sfiduciando il Capo del Governo per poi poche ore dopo pentirsene continuando a offrire ogni carica al suo ex socio pur di tornare agli antichi amori. Esempio di come ci si può sgonfiare in un attimo per la propria ottusità e incompetenza.

Zingaretti Nicola – C’è da convincersi se sia davvero capace di rivoltare il partito come un calzino. Al momento subisce scelte non sue e la forza parlamentare dell’ex Sindaco di Firenze. Anche lui, come gli altri, a spergiurare mai con i pentastellati, per poi trasformarsi in un convinto assertore di un governo assieme. Condizionato da Renzi e quindi già caduto nella sua trappola o ci assicurerà che ha gli attributi giusti?

Comunque vada, ogni eventuale nuovo scenario vedrà protagonisti quelli elencati, pronti all’occorrenza a dire tutto e il contrario di tutto, la politica mediocre che da oltre un ventennio non riesce a esprimersi diversamente e di conseguenza si conferma incapace di elaborare strategie tese a un effettivo rinnovamento del Paese, disegnando un futuro per le nuove generazioni che al momento rappresentano la vera migrazione verso terre lontane.

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Comments 2

  1. Piero Del Re says:
    6 anni fa

    Bravo come sempre! A parte tutto…speriamo che Qualcuno in alto alto ci protegga!!!
    Piero

    Rispondi
  2. Antonio Salzano says:
    6 anni fa

    Grazie caro Piero e affidiamoci a Maria SAntissima magari per intercessione di Matteo Salvini

    Rispondi

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