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Il Fatto

Napoli, un anno di Manfredi: il Sindaco ascolti la città

«È un risultato commovente». Fu questa l’esclamazione a commento del buon risultato del candidato del centrosinistra a Napoli di quel Roberto Fico che da parlamentare prima e da terza carica dello Stato poi non ha mai mosso un dito per sollecitare interventi in favore dell’Amministrazione precedente per l’eliminazione dei debiti ingiusti che hanno penalizzato i servizi essenziali tenendo bloccate le casse comunali. Una commozione o forse una lacrima versata nel constatare la tenuta di una coalizione grazie alle liste civiche, parte di Forza Italia, Mastella e compagni, transfughi solennemente bocciati e vecchie cariatidi che hanno garantito il successo dell’ex Rettore della Federico II.

Questo scrivevamo all’indomani delle Comunali di Napoli e della successiva proclamazione del neo Sindaco Gaetano Manfredi, eletto con il 62.9% dei voti al primo turno. Un risultato importante ottenuto con l’appoggio di tredici liste e una Giunta con un’età media di sessant’anni contro i quarantasette della precedente.

A un anno di distanza da quel 18 ottobre non si registrano particolari degni di nota da parte dei quotidiani locali, eserciti di leoni da tastiera impegnati, al contrario del decennio precedente, con attacchi gratuiti e in maggioranza volgari. Tutto questo è automaticamente scomparso, l’informazione costretta a parlare di gossip nazionale e locale essendo venuto meno il bersaglio preferito che riempiva le pagine di cronaca cittadina. Segno che tutto procede per il verso giusto.

Risolto il debito non di competenza comunale, dopo undici anni di accorati appelli e manifestazioni fin sotto Montecitorio. Ora magicamente la città ha avuto ascolto dal governo centrale. Risolto anche l’aumento delle retribuzioni, triplicata quella del Sindaco e, conseguentemente, quella di Assessori e Consiglieri. Nel frattempo, le Municipalità sono ancora in gran parte paralizzate, i servizi in crisi e il problema rifiuti che si ripropone pesantemente a causa di evidenti segni di mala gestione e carenza di personale con il rischio che l’immondizia torni ai primi piani degli stabili, come nel periodo in cui lo stesso partito di maggioranza dell’attuale Amministrazione era al governo della città.

Problemi da poco, almeno stando al silenzio dell’informazione, all’ammutinamento della schiera di giudici implacabili a senso unico, ai soliti intellettuali o pseudo tali sempre pronti a sottoscrivere appelli e – non ultime – quelle forze politiche oggi in maggioranza che in più di un’occasione auspicavano la caduta dell’Amministrazione la cui gestione notoriamente senza risorse avrebbe comportato licenziamenti al contrario di quanto fatto per salvaguardare posti di lavoro ed evitare un commissariamento dalle ben prevedibili conseguenze.

Anomalia che abbiamo più volte evidenziato è la mancata nomina di un Assessore alla Cultura oltre al tentativo, che al momento sembra scongiurato, di una forma di gestione della sfera culturale attraverso una fondazione. Una gestione privatistica del settore inaccettabile, come da operazione presentata lo scorso 14 marzo dal Comune di Napoli per l’indicazione delle linee di indirizzo del Piano della Cultura 2022-2026. Solo un primo passo per attuare, poi, una serie di privatizzazioni di servizi essenziali che risponde a un’idea ben precisa di città: altro che accusare l’attuale Amministrazione di non avere un progetto. I tempi sono strategicamente lunghi, ma gli obiettivi ben chiari.

È palpabile lo scollamento, la distanza tra il Palazzo e la gente, una comunicazione alquanto assente che non consente di percepire il lavoro in atto, quello programmato e l’eventuale piano di rilancio evocato ma complicato da decifrare. Tutto quanto attiene al settore limitato a eventi mirati in assenza – o, perlomeno, sconosciuta ai più – di un’idea complessiva per la cultura in tutte le sue espressioni con un riferimento preciso e autorevole come lo è stato per anni Nino Daniele, con la gestione del suo Assessorato aperto e sempre disponibile all’ascolto.

L’attuale Sindaco Gaetano Manfredi, autorevole esponente del mondo accademico, è tempo che parli a Napoli, incontri e ascolti cittadini, comitati, associazioni, volontari, realtà del lavoro in crisi. È tempo che volga lo sguardo ai senzatetto sempre più numerosi che affollano il porticato della Basilica di San Francesco di Paola, la restaurata piazza Garibaldi e le strade adiacenti come altri angoli della città. Che dia sicurezza alle famiglie preoccupate per l’escalation criminale, alle bande di minorenni che imperversano anche in pieno centro a danno di turisti e cittadini. Che faccia sentire forte la voce dell’Amministrazione presso il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, che disponga che la sua segreteria risponda alle mail della cittadinanza mettendo fine a un incomprensibile silenzio.

Napoli non può attendere oltre. Un anno fa, la maggioranza degli elettori ha dato fiducia a questa Amministrazione ed è sacrosanto che la macchina comunale cammini come è giusto che debba fare. Che non sia facile è ben noto a tutti i soggetti dotati di un minimo di ragionevolezza, ma chi criticava aspramente ieri pedali oggi e dimostri la capacità di superare ostacoli e difficoltà. Anche qualche risorsa in più già pervenuta e che perverrà dovrebbe facilitare il compito, o no?

Napoli, un anno di Manfredi: il Sindaco ascolti la città
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