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Molestie sessuali: il naming and shaming può fare la differenza?

Francesca Testa di Francesca Testa
5 Ottobre 2018
in Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti
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In Francia, nel mese di agosto, è stata approvata una nuova legge contro le molestie sessuali per strada. Una manovra che consiste nel sanzionare tutti quei comportamenti, in luogo pubblico, considerati una minaccia per la sicurezza delle donne: complimenti particolarmente spinti sull’aspetto fisico, proposte insistenti, ma anche fischi, pedinamenti e tentativi di impedire una serena passeggiata. La norma prevede multe fino a 750 euro, con, in caso di circostanze aggravanti, un massimo di 1500 e un limite di 3000 euro se si è recidivi.

Non è trascorso molto tempo prima che questa norma fosse messa effettivamente in pratica: infatti, il 25 settembre, per la prima volta, un uomo di 30 anni è stato condannato per molestie sessuali e multato di 300 euro dalla Corte di Evry (Essonne). L’uomo si trovava su un autobus quando ha sculacciato la donna che è stata poi aggredita verbalmente nel momento in cui ha reagito.

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La legge in questione, proposta dal Ministro per le Pari Opportunità Marlène Schiappa, si applica nel caso in cui una persona subisca osservazioni o comportamenti di natura sessuali o sessista che ledano la dignità di tale persona in ragione del loro carattere degradante o umiliante, o che creino situazioni intimidatorie, ostili o offensive. Questo passo avanti della Francia ha scatenato reazioni importanti anche in Inghilterra, in Pakistan e in Cile, segno che, nonostante le differenze tra i vari Paesi, certe cattive abitudini – come quella di importunare una donna per strada – sono piuttosto comuni. Indubbiamente non va sottovalutata la difficoltà di provare le aggressioni, soprattutto quando la vittima ha paura del confronto con l’aggressore, o se le forze dell’ordine non sono formate in modo adeguato alla gestione di situazioni simili. Ma è davvero possibile controllare questa tipologia di reati?

Sicuramente, quello raggiunto dalla legislazione francese potrebbe rivelarsi un traguardo importante e necessario, visto che la legge è stata approvata soltanto pochi giorni dopo la divulgazione di un video che mostra l’aggressione ai danni dell’ennesima donna (in questo caso Marie Laguerre, che si trovava in un bar d’Oltralpe). Tante sono le vittime che hanno avuto e hanno il coraggio di denunciare, ma molte altre sono quelle che, invece, continuano a rinchiudersi nel silenzio. Per questo, dopo lo scandalo Harvey Weinstein, il Ministro Marlène Schiappa ha voluto rafforzare la persecuzione dello stupro e di altri abusi sessuali su minori: «Quello che importa – ha spiegato il Ministro – è che la legge della Repubblica Francese proibisca di insultare, intimidire, minacciare e seguire una donna in luoghi pubblici». Un’arma nuova e significativa nell’ambito della violenza sulle donne, di cui soltanto il tempo potrà dimostrare l’efficacia.

Spesso, si dice che le leggi non siano in grado di cambiare il comportamento di un popolo, soprattutto quelle che criminalizzano i comportamenti comuni, quindi un omofobo resterà tale, anche in presenza di una disposizione contro di lui. Stesso discorso per chi molesta un altro. Per questo motivo, un’azione che potrebbe cambiare completamente le carte in tavola è il cosiddetto naming and shaming, vale a dire fare in modo che l’azione compiuta diventi di dominio pubblico e che la persona in questione perda di credibilità e subisca una certa pressione sociale. In tal senso, molti Paesi si stanno muovendo per avere delle leggi più specifiche e più efficaci per tutelare le donne e la violenza, tuttavia forti sono i dubbi che l’Italia, con questo governo, possa promuovere una norma progressista come quella francese.

Prec.

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