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La vergogna di Zingaretti e di un partito che non ne conosce

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano
Tempo di lettura: 3 minuti
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Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel PD, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie. Al momento non è dato sapere se le annunciate dimissioni di Nicola Zingaretti saranno ufficializzate o destinate a fare marcia indietro, non sappiamo se lo stillicidio di cui parla avrà una fine, se la vergogna a scoppio ritardato relativa al fatto che il PD parli unicamente di poltrone e primarie volga al termine e faccia rientrare la mossa annunciata.

In attesa che qualcuno ci tranquillizzi sul gesto del Segretario, però, sarebbe opportuno che egli stesso facesse un piccolo sforzo di memoria su tutte quelle volte che la vergogna è venuta meno in occasione di scelte e apparentamenti elettorali. Come in Campania, dove di recente se ne sono concretizzati diversi nel silenzio assoluto degli inquilini di via del Nazareno, anche attraverso i loro dirigenti locali, resisi complici di discutibili alleanze gestite autonomamente dal partito parallelo di Vincenzo De Luca.

Ma mentre nel PD si parla soltanto di poltrone e primarie e il suo Segretario sprofonda nella vergogna, l’ISTAT rende noti i dati sulla povertà che nell’arco di un solo anno ha visto aumentare di un milione le persone che vivono in povertà assoluta (per un totale di oltre due milioni di famiglie nel 2020), proprio quella abolita e gridata dal balcone e che, purtroppo, deve fare i conti con i dati peggiori dal 2005, destinati ad aggravarsi con gli effetti di una pandemia che non accenna ad arrestarsi. Eppure, tutto questo non sembra essere materia di interesse principale per quella politica che più volte abbiamo definito piccola e mediocre e che, piaccia o meno, oggi ha tutta insieme le redini del Paese in un momento drammatico per la nostra comunità nazionale.

Questa sì una situazione di cui vergognarsi davvero facendo una seria autocritica e un’analisi attenta sull’impoverimento generale che da molto prima della pandemia ha visto abolire diritti e conquiste, colpendo finanche pensionati e categorie che invece meriterebbero corsie preferenziali e maggiore attenzione.

E se in casa PD continua lo stillicidio e la disputa per poltrone e primarie non sembra scemare, quella pentastellata è in piena bufera. Non a caso, è cominciata l’azione di salvataggio da parte del guru genovese che, solo annunciata, già è quotata oltre il 6% grazie alla leadership di Giuseppe Conte che dovrebbe far recuperare quel consenso passato a piene mani alla Lega di Matteo Salvini per quel patto scellerato che portò a un governo a guida dello stesso Conte, successivamente destatosi da un lungo letargo, riuscendo a calamitare un considerevole sostegno personale che il buon Grillo spera ora di poter dirottare sul MoVimento, gestito, in particolare in questa ultima fase, come la peggiore delle caserme tra espulsioni e minacce.

Alla luce delle annunciate dimissioni di Nicola Zingaretti, se confermate, l’operazione Conte potrebbe quindi beneficiare di ulteriori consensi da parte di quell’elettorato deluso prima da Matteo Renzi e adesso dal Segretario colmo di vergogna, ma potrebbe anche mettere in discussione un’alleanza con i pentastellati e guardare al centro dando forza al disegno renziano che nel PD conta ancora più di qualche sostegno e per il quale non è da escludere sia opera proprio di quella componente che lavora a un’ulteriore manovra di rottamazione del Partito Democratico l’operazione di stillicidio che ha indotto il Segretario a un’iniziativa dai risvolti ancora tutti da capire.

Azzardare un parallelismo tra queste due forze politiche in crisi di nervi può essere utile anche per comprendere quali possibili sviluppi potrebbero incidere sulla tenuta del Governo e sugli eventuali accordi per le prossime amministrative, procrastinate più per motivi politici che di ordine sanitario legati alla pandemia in corso.

Le diverse correnti che convivono sin dalla costituzione del Partito Democratico, le due in particolare, quella centrista e quella di sinistra, hanno fatto sempre fatica a trovare una sintesi comune. Come nel MoVimento, dove le anime sono più d’una e con radici diverse. Dove la discussione e il confronto sono del tutto inesistenti, ciascuno rappresenta se stesso e l’unica componente comune è il simbolo delle cinque stelle. Un po’ poco per forze politiche che sono anche forze di governo.

Due partiti popolari che, alla lettura dei dati drammatici pubblicati dall’ISTAT, dovrebbero ritrovare il senso della politica a servizio dei cittadini e anche quello autentico della vergogna, quel motivo di riprovazione e disonore nei confronti della nullità di una classe dirigente che mortifica le istituzioni e la qualità della vita degli italiani.

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