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Il Fatto

La politica dei personalismi non ascolta nessuno

Il duo Calenda-Renzi ricorda sempre più Attenti a quei due, la fortunata serie televisiva britannica dei primissimi anni Settanta con Roger Moore e Tony Curtis, amici/nemici complementari tra loro per raggiungere un fine comune. Questa volta, dopo essersi accaparrati le due figure femminili di maggior rilievo di Forza Italia in piena campagna elettorale, arruolano l’ex Ministra dell’Istruzione e già Sindaca di Milano Letizia Moratti, definitasi proprio di recente incautamente risorsa del centrodestra e oggi alla ricerca di consensi anche da parte del Partito Democratico per la candidatura alla Regione Lombardia, dopo la rottura con l’attuale Presidente leghista Attilio Fontana.

Delusione e presa di distanza da quel centrodestra sempre meno centro, la sua, in direzione di un terzo polo che ancora non ha scoperto completamente le carte e in cui la componente che fa capo all’uomo dalle mille possibili sorprese sta realizzando, con pazienza certosina, quel disegno – in parte concordato – di far confluire ciò che resta del patrimonio umano personale di un ex cavaliere ormai stanco ma duro a morire politicamente. Strategia tipicamente renziana, perfettamente clone di chi da sempre ha una visione personalistica e utilitaristica della politica.

Un’intesa tra due prime donne, quella tra Calenda e Renzi, difficile a resistere, un’alleanza che non convince e che lascia più di qualche dubbio per il futuro della coalizione. Ma, si sa, non c’è mai fine alla confusione e all’inconsistenza della politica di casa nostra. Di certo, il sostegno a Letizia Moratti non sarà di certo né il primo né l’ultimo di una campagna acquisti che si prevede ricca di novità e – non è da escludere – con qualche sorprendente iniziativa del troppo silente senatore filoarabo.

Ciò che ancora una volta lascia basiti è l’atteggiamento altalenante del Partito Democratico che, seppur per l’occasione condivisibile, a distanza di pochi mesi dall’aver imbarcato Pierferdinando Casini garantendogli un seggio al Senato e il primato di permanenza in Parlamento, non ha ritenuto di dover appoggiare la candidatura della Moratti. Un’improvvisa – e a fasi alterne – riscoperta dell’identità perduta o, forse, il frutto di una crisi esistenziale dell’atipico Segretario che alle dimissioni ha preferito gestire il cammino verso la fase congressuale per l’ennesima auspicata rifondazione della forza politica che proprio non riesce in alcun modo a dire qualcosa di sinistra per usare una frase tipicamente morettina.

L’alibi del prevalere della componente democristiana nel partito causa di tutti i mali del PD non regge per niente, Rosy Bindi non è Marco Minniti e le recenti mosse suicide non sono altro che il risultato di un’inesistente visione di società e di una distorta interpretazione del radicale cambiamento della politica e dei rapporti tra forze, con una base che, al contrario, ha ben compreso e pagato sulla propria pelle le trasformazioni in atto allargando sempre più il baratro con una classe dirigente autoreferenziale e incapace di interpretare le reali esigenze del mondo del lavoro costruendo una società sempre più divisiva.

Anomalie sempre più evidenti in una politica le cui contrapposizioni e gli scontri non sono più sul piano delle idee, delle visioni di società ma soprattutto personali, sulla voglia di prevalere, di emergere sull’altro anche all’interno della stessa forza. Caratteristiche che vanno rafforzandosi non solo in Italia come in Europa ma anche oltre oceano. In questi giorni, in occasione delle elezioni di midterm, in Florida – da dove scrivo – il vero vincitore è stato l’italoamericano Ron De Santis, il governatore repubblicano rieletto che, a poche ore dall’ottimo risultato riportato, è stato di fatto minacciato dall’ex Presidente Trump di non candidarsi alle prossime primarie in vista delle elezioni del 2024.

La sua popolarità e gli oggettivi buoni risultati economici di questi anni fanno di lui l’anti-Trump, un possibile prossimo Presidente USA, nonostante le criticabili politiche sui diritti e le posizioni conservatrici. Con la pandemia, la Florida è diventata il territorio più ambito da molti cittadini statunitensi per le scelte economiche e fiscali più favorevoli, nonostante la corsa al rialzo dei prezzi e a un carovita difficilmente sopportabile anche dalla classe media comunque inferiore alle condizioni di altre realtà degli States.

Misteri della politica ormai lontana da ideologismi e visioni di società, di rispetto dei più basilari diritti umani e delle differenze. Una politica dove prevalgono posizioni personali indipendentemente dagli aspetti identitari, di appartenenza, dove restano lontani e del tutto inascoltati gli appelli per salvare il pianeta, al contrario sempre più interessata ad aumentare i focolai di guerra che continuano a ingrassare i fabbricanti di morte e fare spazio a nuove forniture per riempire nuovamente gli arsenali di armi distruttive.

Non c’è più tempo per trastullarsi con i miseri giochi della politica al servizio dei soli addetti ai lavori, non c’è più tempo per teorizzare sui mali della Terra, sugli inutili e sanguinari conflitti, è tempo di agire e subito per salvare il salvabile.

La politica dei personalismi non ascolta nessuno
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