La cassa refrigerata - Recami
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“La cassa refrigerata”: Francesco Recami inscena i vizi più scuri dell’animo umano

Al di là delle porte di una villetta nella collina veneta, una piccola folla di ventidue persone si accalca all’ingresso. Sembrano tutti nervosi, frenetici, quantomai ansiosi di entrare. Al centro del salone principale della casetta giace la bara contenente le spoglie della signorina Maria, una vecchia donna del paese passata a miglior vita con la sua straordinaria dote. Si potrebbe, dunque, pensare a un’ultima visita dei più cari parenti, degli amici più stretti: nulla di tutto questo. Quel manipolo di sconosciuti è accorso sul posto per assicurarsi i denari che l’anziana signora certamente conserva tra il mobilio dell’appartamento. Francesco Recami, nel suo La cassa refrigeratacommedia nera n.4, mette in scena i vizi più scuri dell’animo umano, irriverente e lascivo anche di fronte alla morte.

Donna mal voluta dall’intera comunità, tirchia e arcigna, la signorina Maria riposa al fresco della sua Body Freeze, un feretro fatto di orpelli con tanto di oblò all’altezza del viso. Tutt’attorno, si scatena un’immorale caccia al tesoro senza esclusione di colpi, un teatro di risse che si accendono tra i partecipanti, avidità nutrite da privazioni generazionali, panni sporchi lavati in piazza di esistenze piene di vizi privati, matrimoni che naufragano ma anche tristi amori che sbocciano, piccolissimi peccati da confessionale e magagne da parrocchia. 

Il dramma, però, diventa tragedia quando i morti cominciano misteriosamente ad aumentare, quando nuovi cadaveri si affacciano sulla scena gettando ulteriori ombre sui membri di quella improbabile radunata. Tra loro – certamente – si nasconde almeno un assassino, un uomo o una donna disposto persino a eliminare i suoi concorrenti per mettere le mani sui lasciti della defunta, sul suo testamento. La villa degli orrori, a seguito di un nubifragio che si abbatte sui boschi, diventa, così, una trappola da cui è impossibile venire via, un microcosmo di situazioni ai limiti dell’assurdo in cui l’autore fiorentino si diverte a spostare l’obiettivo della videocamera dalle scene di gruppo ai primissimi piani dei singoli partecipanti.

La cassa refrigerata è il quarto episodio della serie delle commedie nere di Francesco Recami, un viaggio tra le sfaccettature della farsa dell’esistenza a cui ogni essere umano sembra condannato, tra paradossi e miseria, ipocrisia e pregiudizio, forte del suo linguaggio privo di filtri e di inutile perbenismo, con il marchio di fabbrica del suo umorismo grottesco, sarcastico, dove i personaggi sono privi di qualunque forma di attrazione che muova empatia, spesso scorretti e persino volgari.

Lo scrittore attinge a generi letterari diversi, dal thriller al giallo per poi metterli in parodia, condendo il tutto con l’umorismo nero caratteristico della serie e della sua letteratura. Francesco Recami offre al lettore qualche ora di irriverente slealtà, una vetrina oltremodo sincera e spietata in cui osservare e – perché no – osservarsi, tra incoerenza ed equivoco, danno e tragedia, impertinenza e opportuna malizia.

Pubblicata dalla casa editrice palermitana Sellerio, La cassa refrigerata – commedia nera n.4, riporta in libreria uno degli autori più amati, un maestro dell’ironia senza sconti, un fine e crudele pittore della meschinità umana. La soluzione – come sempre – è affidata al finale, e non è mai scontata, forse non è mai come appare.

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