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Attualità

D&G e Palazzo Vecchio: la pubblicità sopra ogni cosa

Si parte dal famoso brand di moda D&G per poi continuare con un altro nome noto in tutto il mondo, Ferrari, ma la location è sempre la stessa: Palazzo Vecchio a Firenze. Sembra che i luoghi di cultura, forse perché diventati luoghi ancora più off limits per via delle restrizioni dovute all’emergenza coronavirus, siano ormai i posti ideali dove scattarsi un selfie, organizzare una cena o meglio ancora una sfilata a tema.

Il potere del privato si fa sempre più inarrestabile, la potenza di un marchio, di un nome famoso, permette l’aprirsi di tutte le porte e, molto spesso, a titolo completamente gratuito. Com’è successo proprio nel caso di D&G, brand creato da Stefano Dolce e Domenico Gabbana, con la manifestazione Il Rinascimento e la Rinascita – evento di Alta Sartoria, tenutasi nel capoluogo toscano nei primi di settembre.

Le porte dello storico palazzo e museo sono state chiuse per ben tredici giorni consecutivi, otto di questi di preclusione al pubblico. La sfilata-evento di D&G si pensava fosse limitata a Piazza della Signoria – e di certo impedire ai fiorentini l’accesso a una piazza della loro città non era una questione felice – ma la Deliberazione del 18 agosto, pubblicata dal Comune di Firenze, ha annunciato che anche Palazzo Vecchio, per quasi due settimane, sarebbe stato impegnato. La mazzata finale. Come se non bastasse, il sito ufficiale del museo non ha tardato a comunicare che, al di là dei giorni della kermesse e della cena della nota scuderia, anche il 25, il 26 e il 27 settembre l’edificio continuerà a essere chiuso per motivi istituzionali. Non tralasciando che Palazzo Vecchio vede i suoi “normali” giorni di chiusura il martedì, mercoledì e giovedì a seguito delle restrizioni di visita messa in atto nel periodo post-COVID. Un museo più chiuso che aperto, insomma, a discapito dei, nonostante tutto, turisti pronti a visitare lo storico palazzo. A nulla son servite le proteste: sembra proprio che la manifestazione abbia soddisfatto le parti in causa.

Infatti, come ha raccontato a la Repubblica Antonella Mansi, presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana, la sfilata-evento è stata «una grande opportunità per tutti, Dolce e Gabbana non sono solo due degli stilisti più noti e apprezzati globalmente, ma rappresentano il volto contemporaneo del Made in Italy. Legare il loro nome agli artigiani fiorentini, che da secoli esportano nel mondo il frutto di lavorazioni preziose e tecniche uniche, costituisce un volano economico e di immagine per queste botteghe, ma anche per l’intera città e per chi lavora in stretta connessione con le presenze internazionali». A farle eco Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine: «L’evento speciale di D&G rappresenta un messaggio forte di positività che arriva dal sistema moda. È il segnale che ci siamo rimessi in moto e che siamo pronti a ripartire». Anche il Sindaco Nardella si è detto soddisfatto: «[…] è il segno che il nostro piano Rinasce Firenze sta incontrando interessi qualificati e trasversali». Per concludere l’Assessore alla Cultura, alla Moda e al Design del Comune di Firenze, Tommaso Sacchi, ha aggiunto: «La terribile pandemia che abbiamo attraversato e che ancora non è del tutto scongiurata non ha spento la voglia di creatività, intraprendenza e cultura che è una delle maggiori caratteristiche di Firenze. L’evento […] va proprio in questa direzione e ci spinge ancora di più a impegnarci nella rinascita della città e delle sue istituzioni culturali».

Quel che ne viene fuori è un concetto di bene comune messo completamente da parte, ma non ci si è limitati soltanto a questo. Il tutto è avvenuto dietro concessione gratuita, con uno sconto del 50% sulla tassa di suolo pubblico e altri benefici. Palazzo Vecchio è diventato un mero oggetto, un giocattolo, lasciato nelle mani di privati che hanno potuto sfruttare il luogo a proprio piacimento con un numero limitato di partecipanti, ovviamente selezionati. Eppure Firenze non ha di certo bisogno della pubblicità di D&G, nemmeno in questo momento di emergenza sanitaria, perché la città è sempre stata una meta super ambita dai turisti non soltanto italiani. Inoltre, entrando nel merito dell’artigianato fiorentino, che avrebbe dovuto essere il vero protagonista della sfilata-evento, quali ricadute importanti potranno mai esserci a seguito di questa occasione? Per permettere a un settore di rialzarsi non bastano degli eventi mondani, o almeno non soltanto questi, anche perché la maggior pubblicità e visibilità l’ha ricevuta proprio il noto brand. Ci rincuora che almeno la Ferrari per festeggiare i mille gran premi in Formula Uno, organizzando una cena nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, abbia pagato 173mila euro! Rapportato a tutto questo l’indignazione provocata dalla visita di Chiara Ferragni presso gli Uffizi passa assolutamente in secondo piano.

Sembra che l’emergenza coronavirus abbia messo ancora di più in crisi, non soltanto il settore del turismo, ma anche la visione dell’arte nel suo senso più intrinseco. Questi episodi non fanno altro che confermare quanto l’arte non possa permettersi di muoversi da sola, come se la ricchezza del patrimonio storico-artistico non sia sufficiente a richiamare il pubblico di visitatori. C’è sempre bisogno di qualcosa di più, altri brand, altri followers, altri eventi mondani, ma la pura e semplice arte dove andrà a finire? È davvero questa la direzione che vogliamo far prendere ai beni culturali? A quanto pare, sembra proprio di sì.

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