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Interviste

Italiani all’estero: «Il coronavirus nel mondo: da Miami a Edimburgo»

Continua inesorabile quella contabilità che non avremmo mai voluto fare, numeri impazziti sui quali è anche lecito chiedersi quanto corrispondano realmente ai fatti o in misura ancora più drammatica. Un contatore fuori controllo che enumera dati sempre a più cifre, da ogni parte del mondo, con punte inimmaginabili in alcune zone del nostro Paese. Un rapido evolversi della pandemia che sta sconvolgendo il normale corso della vita di milioni di famiglie sovraccaricando una situazione economica già decisamente precaria e instabile.

Con il passare dei giorni, giungono da tutta Europa e dal resto del mondo notizie, provvedimenti che sul nostro territorio nazionale sono già messi in pratica mentre uomini di Stato, fino a pochi giorni fa scettici e superficiali, fanno marcia indietro e adottano misure che la stessa OMS ha definito idonee riferendosi all’Italia.

Anche questa volta, dunque, abbiamo contattato alcuni nostri connazionali residenti all’estero – un ricercatore in Germania, un’insegnante a Miami e uno store manager a Edimburgo – che ci hanno inviato le loro testimonianze.

Elia Daniele, Oldenburg (Germania)

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18 marzo – Già a partire dalla fine di febbraio i gettonatissimi articoli di prima necessità (?), come carta igienica, disinfettante, pasta e sughi pronti, erano difficilmente reperibili nei supermercati. Per quanto concerne l’impatto sulla vita quotidiana, invece, ti posso dire che il fine settimana appena passato è stato decisamente un punto di svolta.

Fino a venerdì scorso ero uno dei pochi a cercare di mantenere una certa distanza dagli altri in giro e, con ristoranti ancora aperti e affollati, a decidere per una cena da asporto dopo essere rimasto con mobili vuoti e scatoloni pieni per il trasloco. Ancora sabato mattina si teneva a Oldenburg un visitatissimo mercato settimanale di fronte al Municipio. L’unica contromisura in vigore fino a quel momento consisteva in un dispensatore di gel antibatterico a uno solo degli ingressi della galleria commerciale cittadina.

In seguito ai diversi annunci governativi di vario livello succedutisi nel fine settimana (14-16 marzo) e da questo lunedì, qualche ulteriore contromisura sembra essere stata messa in atto. Per ciò che riguarda i bus, ad esempio, ora a Oldenburg i biglietti si possono fare solo alle casse automatiche, nessun accesso dalla porta anteriore è consentito e i contatti con l’autista sono interrotti. La galleria commerciale della stazione centrale dei treni di Potsdam durante la pausa pranzo, in genere molto affollata, è completamente deserta.

Per quanto ne sappia, sia il mio precedente che prossimo datore di lavoro hanno approvato un massiccio uso dello smart working per tutti i lavoratori nella condizione di farlo.

Roselyn Modica Navarro, Miami (USA)

19 marzo – A dire la verità, sono terrorizzata. Seguo tanto i social, i notiziari e, soprattutto, mi tengo in contatto con i miei cari in Italia, in particolare nei pressi del focolaio nei dintorni di Brescia. I primi messaggi mi raccontavano di situazioni agghiaccianti e impensabili nel 2020 ma, che dire, è proprio così. Soffro con gli italiani per l’Italia e ho paura di quando arriverà a Miami, anche se credo e spero non raggiungeremo gli stessi livelli. Per fortuna nostra – solo perché il virus non è arrivato prima qui – siamo riusciti a seguire il vostro esempio e a mettere subito in vigore le misure di precauzione per prevenire il contagio il più possibile. In America si dice Ci prepariamo per il peggio ma ci aspettiamo il meglio ed è proprio così.

Sono a casa con la mia famiglia da sette giorni, da quando hanno chiuso le scuole e non siamo più usciti. Mio marito per fortuna è riuscito a comprare disinfettanti e a fare la spesa per la settimana, le bottiglie d’acqua scarseggiavano, ma invece ciò che è andato a ruba qui è stata la carta igienica! Saranno impazziti? Penseranno di usarla come fazzoletti per soffiarsi il naso? Pensano di ammalarsi tutti? Gli scaffali dei supermercati sono vuoti come non mai, non sono così neanche quando siamo in attesa di un uragano. È veramente incredibile. Ho visto anche immagini di file lunghissime per comprare armi da fuoco come se arrivasse l’invasione degli zombie, risse per l’acqua… la nostra contea di Miami-Dade ha uno degli acquedotti migliori di tutti gli USA, sono cose inspiegabili!

Qualche giorno fa, appena sveglia, il primo pensiero è stato capire se fosse stato tutto un brutto sogno o se fossimo davvero in quarantena. È una realtà che non avrei mai pensato di vivere nel corso della mia vita, ma considerando il mondo intero spero e penso che stiamo facendo tutto il possibile.

I vari rappresentanti statali e del governo stanno agendo e informando bene il popolo anche se alcuni ancora sottovalutano questo virus. Noi che seguiamo da vicino le notizie e gli aggiornamenti dall’Italia capiamo di più i rischi, ma altri ancora non capiscono la severità delle precauzioni e quanto sia importante rispettarle. Per fortuna, l’America è già in partenza strutturata diversamente, le distanze, le villette… Generalizzando, le persone sono culturalmente più distanti, però è anche vero che a Miami ci sono tanti latinoamericani che come noi italiani hanno tanta voglia di fare festa, baciarsi e abbracciarsi. Non è facile, però bisogna farlo, bisogna stare a casa.

La missione – quasi impossibile – che sento di avere come mamma e come maestra è sempre quella di proteggere i più piccoli e cercare di guidarli e consigliarli nel prendere le decisioni giuste per un futuro migliore e ora più che mai è fondamentale far capire quanto sia importante isolarsi dagli altri e stare a casa per il bene di tutti. È più forte di me e non smetterò di farlo, anche se sarò pesante e ripetitiva bisogna insistere nel far capire alle persone che più restano isolate, prima ne usciremo. Vedo ancora tanta negligenza, poca serietà e le forze armate che arrivano per assicurare che si rispettino le regole. Gli anziani non riescono a sostenere le lunghe file dei supermercati per fare la spesa perché tutti hanno riempito gli armadietti senza una vera necessità, ma per fortuna adesso durante le prime due ore di apertura avranno accesso solo le persone più adulte. È davvero necessario arrivare a questi livelli di egoismo?

È un su e giù di emozioni, Le preoccupazioni sono tante, i miei genitori più di tutto, ma menomale che girano sui social media le battute, le barzellette, i “meme” che ti strappano le risate e ti aiutano ad andare avanti. In più, siamo a Miami e almeno fa caldo, c’è tanto sole in questo periodo, riusciamo a passare i pomeriggi in piscina come se niente fosse, ma in fondo il vuoto si sente lo stesso quando sai che non puoi invitare un’amica o se vengono i miei genitori giusto per vedere i nipotini giocare in acqua e non possono avvicinarsi per dare loro un bacio o abbracciarli. Restano a distanza qualche minuto, poi tornano a casa loro senza che tocchino neanche la maniglia della porta….

Per quanto mi riguarda, nei momenti peggiori mi rifugio nella preghiera cercando quella speranza, quel conforto e la forza per avere sempre il sorriso davanti ai miei figli… Perché in fondo anche questa passerà e torneremo alla “normalità”. Sarà un’altra esperienza vissuta che speriamo ci possa ricordare sempre ciò che è realmente importante nella vita. Per adesso, godiamoci il tempo a disposizione, la famiglia vicina e cerchiamo tutti di stare bene.

Roberto Ciardiello – Edimburgo (Scozia)

coronavirus estero misure20 marzo – Qui a Edimburgo, per il momento, stiamo bene, poi… chissà! Per ciò che mi riguarda, lavorando in aeroporto non so mai con chi sono a contatto, anche se in questi giorni non c’è molto da fare. La maggior parte dei voli è interna alla Gran Bretagna, il resto sono aerei preposti per i rimpatri verso l’America, la Grecia, la Francia o la Spagna. Chi vuole, può tornare a casa. Per l’Italia, invece, da Edimburgo non parte niente, tocca arrivare a Londra, dove Alitalia ha messo a disposizione un volo al giorno per rientrare.

La situazione d’emergenza, qui, si vive in modo strano, come se non fosse importante. Nei negozi non si trovano pasta, olio, carta igienica, oppure nelle farmacie non c’è traccia di mascherine e guanti, nemmeno a pagarli oro. Eppure, in strada nessuno le indossa, tutto sembra normale. All’aeroporto nessuno può vestire guanti e mascherine, a eccezione della security.

Allo stato attuale, i piani di contenimento sono stati varati dopo settimane di messaggi poco chiari. L’avviso rivolto a 70enni e donne incinte, un invito ad auto-isolarsi per 12 settimane, dunque tre mesi, è diventato ineludibile soltanto oggi, così come la chiusura di pub, caffè e ristoranti. Mia sorella, ad esempio, è uno dei soggetti interessati, in quanto in attesa di un bambino. Lei ha seguito le direttive e non si è recata a lavoro, anche prima della nota odierna nella quale Johnson assicura che verrà ugualmente pagata, cosa per nulla scontata fino a ieri.

Ci sono più domande che risposte, il governo in UK non è per niente trasparente ma, finalmente, si muove qualcosa anche qui.

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