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Il Long Covid è una sindrome invalidante

Martina Benedetti di Martina Benedetti
20 Agosto 2024
in Bisturi
Tempo di lettura: 3 minuti
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Le persone non vogliono più sentir parlare di Covid ma vi dico perché, invece, è importante continuare a farlo. Che il SARS-COv-2 ci ha cambiato la vita è un dato di fatto, ma ad alcuni più di altri e parlo di chi subisce, ancora oggi, gli effetti del Long Covid. Una popolazione che, a distanza di tempo dal momento dell’infezione, continua ad avere disturbi e manifestazioni cliniche, in alcuni casi estremamente invalidanti.

Sappiamo che il Long Covid raddoppia il rischio di ricovero, quindi i costi per il SSN. Secondo i dati elaborati congiuntamente da ISS e ISTAT, nel 2020 e 2021 sono stati registrati 4752 decessi associati a questa condizione. Anche le persone che hanno contratto la malattia in forma lieve possono sviluppare problemi a lungo termine. La letteratura distingue:

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  • Covid sintomatico subacuto (sintomi che si manifestano tra la quarta e la dodicesima settimana dalla malattia acuta);
  • Covid-19 cronico o Long Covid (se i sintomi si presentano anche dopo la dodicesima settimana).

I disturbi caratteristici comprendono: danni diretti agli organi provocati da virus o malattia, effetti e compromissione del sistema nervoso, risposta anomala del sistema immunitario che nel tentativo di eliminare il virus aggredisce “per sbaglio” anche organi e tessuti del proprio corpo, danneggiandoli.

Non è ancora chiaro se i sintomi siano causati dal virus in maniera diretta, dallo stress o dal trauma dell’infezione. Falsa è la credenza che il Long Covid sia una questione psicologica. Questa condizione, che può riguardare soggetti di qualunque età e con varia severità della fase acuta di malattia, è riconosciuta come entità clinica specifica.

Tra le persone più colpite troviamo donne, chi ha un’età avanzata, chi è obeso o sovrappeso e chi è stato ospedalizzato per Covid-19. In quest’ultimo caso, vi è un’apparente correlazione con il numero delle patologie croniche preesistenti e con la gravità degli interventi richiesti (es. ricovero in terapia intensiva). La suscettibilità sembra, inoltre, aumentare con il numero di sintomi nella fase acuta ma l’associazione con la loro gravità non è ancora chiaramente definita.

Il sintomo più diffuso è la stanchezza. In letteratura si parla di “nebbia mentale”, una condizione caratterizzata da problemi di memoria e/o concentrazione. Le manifestazioni generali più frequenti includono: astenia importante e persistente (il sintomo documentato con maggiore frequenza), anoressia, debolezza muscolare, febbre recidivante, dolori diffusi, mialgie e artralgie. Tutto questo porta al peggioramento della qualità della vita.

Falsa la notizia che il vaccino causi Long Covid. Esistono molti studi che evidenziano come la vaccinazione abbia un effetto sulla riduzione del rischio di Long Covid nei pazienti vaccinati prima o dopo l’infezione.

Il recente studio di prevalenza, condotto in Regione Toscana, ci dice che necessitiamo un monitoraggio continuo del Long Covid, del suo impatto e delle sue manifestazioni, per comprenderlo meglio. Dall’indagine emerge che alcuni sintomi caratteristici, come affaticamento e difficoltà a concentrarsi, sono infatti sensibilmente più frequenti nei soggetti con una storia di pregressa malattia Covid-19 rispetto al resto della popolazione. Per questi soggetti, si osserva anche un aumento nella prevalenza di sintomi più specifici, come disturbi dell’udito, del gusto e dolore toracico.

L’impatto del Long Covid sullo stato di salute si sta mostrando rilevante dal punto di vista del Servizio Sanitario Nazionale, con il rischio di nuovo ricovero o di visite mediche che raddoppia in chi ha avuto l’infezione. Fondamentale diventa continuare a parlare del tema e non sottovalutare questi pazienti che potrebbero rappresentare una popolazione particolarmente a rischio per la tenuta, già precaria, del SSN.

Noi di Mar dei Sargassi ne abbiamo già parlato e non smetteremo di farlo.

Qui per saperne di più: FAQ Long COVID – ISS.

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