• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Grace Robertson, la fotografa a sostegno delle donne

Francesca Testa di Francesca Testa
21 Febbraio 2024
in Camera Chiara
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Grace Robertson, nata a Manchester nel 1930, è stata una fotoreporter presso Picture Post e Life, nonché fotografa pioniera e osservatrice della vita britannica, che ha sostenuto la quotidianità e il lavoro delle donne durante la sua intera carriera.

Appena sedicenne, ha lasciato gli studi per aiutare la madre e ha iniziato a interessarsi alla fotografia negli anni Quaranta, un tempo in cui la professione di fotografo era solitamente riservata agli uomini. Suo padre, Fyfe Robertson – giornalista scozzese che dal 1943 ha lavorato a Picture Post come scrittore e redattore di immagini – l’ha incoraggiata ad avvicinarsi alla fotografia, regalandole una fotocamera Leica all’età di 18 anni.

Può interessartianche...

Le parole che non diciamo: il silenzio fotografico e la parola mancata

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

Il Picture Post, dove Grace Robertson ha iniziato a lavorare come fotoreporter, è una rivista settimanale di notizie, avnguardista e influente, fondata nel 1938. La prima presentazione della Robertson presso Picture Post è stata fatta sotto lo pseudonimo di Dick Muir. La giovane Grace non voleva attirare l’attenzione su di sé, in quanto donna e in quanto figlia di un dipendente della rivista. Del resto, all’epoca la fotografia era un vero e proprio mondo di uomini. Infatti, in un’intervista rilasciata per The Guardian, Robertson ha testimoniato che all’epoca le scelte professionali per una donna erano davvero scarse: «C’erano solo tre lavori che la società considerava appropriati – l’insegnante, la segretaria o l’infermiera, qualcosa di temporaneo finché non avessi trovato il tuo uomo».

Con il passare del tempo, però, Grace ha deciso di usare il suo vero nome, anche perché al Picture Post non interessava il genere dei suoi lavoratori: è stata brava quanto il lavoro che ha prodotto. La prima serie pubblicata sulla rivista, a firma Robertson, risale al 1951, e si tratta di uno studio personale e gioioso della sorella dal titolo A Schoolgirl Does Her Homework. Questa serie ha prefigurato lo stile successivo di Grace che, come ha lei stessa dichiarato, si è concentrato su storie più intime, più vicine a casa.

Diventata una regolare collaboratrice del Picture Post, Robertson, che ha sempre avuto una particolare attenzione verso l’ambito sociale e la condizione della donna nel Regno Unito di quegli anni, ha potuto sviluppare il suo “occhio” rappresentando il mondo femminile. Le sue opere più celebri dimostrano quanto sia stata grande la sua attenzione alla vita delle donne di tutti i giorni, spesso raffigurate in momenti fugaci che, seppur apparentemente lievi, risultano potenti nell’espressione e vera liberazione, facendo uscire una qualità di osservazione, quella della Robertson, assolutamente priva di giudizio.

grace-robertson

Il Picture Post le ha commissionato vari lavori come Shearing in Wales, documentazione della tosatura in Galles, o, l’anno successivo, quando ha accompagnato la troupe parigina Bluebell Girls in un tour in Italia, poi c’è stato Tate Gallery e, nel 1954, Mother’s Day Off. Quest’ultima serie è diventata la sua più famosa in assoluto e rappresenta un gruppo di donne in viaggio da un pub a Bermondsey, a Londra, alla località balneare di Margate nel Kent. La Robertson ha trascorso tre giorni in compagnia di queste donne, bevendo con loro nel pub locale e guadagnandosi, pian piano, la loro fiducia. Il suo approccio è stato assolutamente vincente e le ha permesso di realizzare delle immagini incredibilmente intime della loro vita e della loro unione affiatata. Forte desiderio della fotografa di Manchester è stato anche quello di immortalare queste comunità perché aveva la sensazione che stessero scomparendo e che soltanto la fotografia potesse preservarle. Il successo della serie è stato così grande che nel 1956 una storia simile le è stata commissionata dalla rivista Life, andando a cementare la sua fama a livello internazionale. La serie Mother’s Day Off è stata poi acquistata dal V&A Museum nel 1989.

Dopo la nascita del suo primo figlio, Grace ha lasciato la fotografia, riqualificandosi come insegnante di scuola elementare. Ha dedicato i suoi ultimi anni a sostenere la vita e il lavoro del mondo femminile, tenendo conferenze sulle donne nella fotografia e utilizzando il suo premio dalla borsa di studio Wingate per finanziare il progetto Working Mothers in Contemporary Society. Si è spenta, all’età di 90 anni, lo scorso gennaio.

Grace Robertson attraverso la fotografia si è sentita responsabile e in dovere di far luce sulla vita degli altri. Le sue immagini sono state allo stesso tempo potenti e gentili, una vera e propria celebrazione dell’esperienza umana e dell’umanità. Ha affermato: «L’indefinibile, come quando fai clic sull’otturazione, devi sentirlo dentro di te».

«L’idea del tuo lavoro, di quello che avresti potuto fare una volta cresciuta, era ancora ristretta. Le zie mi dicevano, tesoro, farai l’infermiera o la segretaria? E io non aveva assolutamente alcun desiderio di essere nessuna di quelle cose. non c’è niente che mi impedisca di essere una fotografa».

*Le immagini sono di proprietà del V&A Museum

Prec.

Conte presenta il neo MoVimento: dubbi da sciogliere e nuove regole

Succ.

Adozione all’estero per le coppie omosessuali: un flebile passo in avanti

Francesca Testa

Francesca Testa

Articoli Correlati

Camera Chiara

Le parole che non diciamo: il silenzio fotografico e la parola mancata

26 Marzo 2026

Le parole tra noi leggere, lo ha scritto Lalla Romano, lo ha sussurrato Eugenio Montale nel suo Due nel crepuscolo e lo ripete il Salone del Libro di Torino per la sua XXXVII edizione. Ma oggi cosa resta di...

mimmo-jodice-fotografo-tempo
Camera Chiara

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

22 Marzo 2026

La fotografia di Mimmo Jodice ha spesso come protagonista il tempo, un tempo sospeso che va oltre il momento. Il fotografo partenopeo, che si è spento lo scorso 28 ottobre all’età di 91 anni, ha iniziato a sperimentare quest’arte...

Sebastião-Salgado-fotografia
Camera Chiara

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

22 Marzo 2026

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, Brasile, l’8 febbraio del 1944, è stato un fotoreporter che ha fatto della documentazione sociale una forma di poesia visiva e della bellezza un atto politico. Figlio unico di un allevatore di bovini, studiò...

lee-miller-fotografia-surrealismo-fascino-orrore
Camera Chiara

Lee Miller: il fascino, il surrealismo e l’orrore della fotografia

15 Aprile 2025

Lee Miller, nata a Poughkeepsie, New York, il 23 aprile 1907, è stata una fotografa, artista surrealista e modella americana. Il suo avvicinarsi al mondo della fotografia avvenne grazie al padre Theodore, un fotografo amatoriale che scattava con una...

Succ.
adozione lgbtqia+ i

Adozione all’estero per le coppie omosessuali: un flebile passo in avanti

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    639 shares
    Share 256 Tweet 160
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    486 shares
    Share 194 Tweet 122
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1618 shares
    Share 647 Tweet 405
  • Friedrich, il sublime dell’infinito

    529 shares
    Share 212 Tweet 132
  • Le ville di Napoli: il Vomero e le dimore “gentilizie” (parte 2)

    360 shares
    Share 144 Tweet 90
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie