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Estratti da “Flora e fauna“ di Gilda Manso (Wojtek, 2022)

Redazione di Redazione
16 Novembre 2022
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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Flora e fauna (Wojtek Edizioni) è una raccolta di racconti in cui Gilda Manso rielabora generi e forme della letteratura ispano-americana come il fantastico e la microfinzione. Ne pubblichiamo un estratto.

Matrioska

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Camilla corre nel bosco; ha i piedi insanguinati e le gambe a pezzi. Ogni mezzo minuto si guarda alle spalle, in cerca del suo inseguitore o, ancora meglio, della sua assenza. Il suo corpo di bambina è anche di cervo e schiva gli alberi con maestria. Ma il suo inseguitore è un cacciatore ed è un animale senz’anima, e forse per questo può correre sempre più velocemente di Camilla. I ventidue grammi che – dicono – pesa l’anima, a Camilla sembrano ventidue tonnellate, un immenso sacco di sabbia sulla testa, una zampa di elefante sul petto. E Camilla si ferma, si appoggia a un tronco e, un secondo prima di essere straziata dalla zampata del suo predatore, la bimba chiude gli occhi (funziona sempre), li apre, e il bosco svanisce, e lei è stesa nel suo letto, intrisa di sudore e di incubi.

La porta della stanza si apre ed entra papà. Deve chiamarlo così sebbene sia solo il fidanzato di mamma. Camilla chiude gli occhi con forza, come nel bosco; poi li apre, ma non cambia nulla. L’uomo, questa volta, è ancora lì.

Rumore di scorpioni

Mi svegliò il camion della spazzatura, e gli uccellacci insonni che starnazzavano fra i rami del tiglio. Pensavo di poter tornare ad addormentarmi, ma per strada, pro­prio di fianco alla mia finestra, passò la vecchia suonata che vive di fronte, quella che alleva colombi sul cavo del­la luce, insultando il suo seguito di cani pazienti; forse urinavano troppo lentamente. Mi svegliai quasi senza ri­medio, dormicchiando a tratti, dieci minuti al massimo. E all’alba sentii che dall’armadio usciva un suono come di tamburo soffocato. Mi mancava solo questo, riuscii a pensare, sommersa nel limbo del sonno rimandato. Aprii l’armadio e lo spettro che si rifugiava fra le mie grucce mi guardò, con gli occhi ben aperti; neanche lui riusciva a dormire.

«Ti sembra un’ora consona per metterti a bussare?», gli chiesi. Mi disse che era stato svegliato dal rumore degli scorpioni, quelli della sua stessa testa, e così mi impietosii. So cosa si prova.

«Vieni che ti cullo un po’», gli dissi. Mi avvicinai e si accovacciò sul mio seno.

Mi svegliai ore dopo, stordita dallo strepito del sole sul mio letto. Dello spettro nessuna traccia.

I lettori incastrati

Un lettore di Borges gira l’angolo e si scontra con una lettrice di Cortázar. Sente una dolce oppressione al petto e mormora, senza poterla guardare negli occhi:

«È l’amore. Dovrò nascondermi o fuggire»[1].

Lei lo ascolta e lo fissa, insieme confusa e decisa. Con paziente masochismo gli risponde svelando al contempo un desiderio:

«Che ogni cosa crudele sia tu che ritorni»[2].

Ed entrambi restano incastrati nelle proprie rispettive vite, aspettando che arrivi infine uno scrittore estraneo e imparziale a benedirli con un punto interrogativo o con un incoraggiante punto e virgola.

[1] Frammento da El amenazado, poesia di Borges. (Nota dell’Autrice.)

[2] Frammento da El encargo, poesia di Cortázar. (N.d.A.)

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