• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Dorothea Lange e la “grande depressione” della fotografia

Francesca Testa di Francesca Testa
21 Febbraio 2024
in Camera Chiara
Tempo di lettura: 3 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Dorothea Margarete Nutzhorn, poi Dorothea Lange prendendo il cognome della madre, è stata la più grande fotografa documentaria d’America. Il suo fu un lavoro costante, una vera e propria opera di ricognizione tra disoccupati e senzatetto. Una sensibilità tale che non passò inosservata e che ben presto suscitò le attenzioni della Rural Resettlement Administration, organizzazione federale che monitorava la crisi e che in seguito divenne FSA, Farm Security Administration.

La fotografia di Dorothea ruotava intorno ai problemi sociali legati alla depressione nelle aree rurali, diventando l’icona della sofferenza di una nazione intera. I suoi reportage raccolsero scatti intensi nei quali emerse un desiderio di comunicare l’umanità del soggetto e allo stesso tempo la dura realtà nella quale questi si trovava. Si trattò di immagini dalla grande forza comunicativa, dove la disperazione non fu mai ritratta, lasciando spazio alla dignità con cui quelle persone stavano affrontando il loro destino.

Può interessartianche...

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

Lee Miller: il fascino, il surrealismo e l’orrore della fotografia

La macchina fotografica fu per Lange una maestra di vita, uno strumento per osservare e soprattutto imparare dal mondo nel tentativo di vivere una vita assolutamente “visiva”. Lo strumento divenne, quindi, un mezzo fondamentale, un’estensione della propria vista da usare come se il giorno dopo si dovesse essere colpiti da improvvisa cecità.

La sua incredibile sensibilità verso temi impegnati fu dovuta probabilmente all’handicap che portò con sé dall’età di sette anni, quando fu colpita dalla poliomielite che le causò un deficit alla gamba. Sin da piccola la Lange affrontò la vita con estrema determinazione e il suo scopo, nelle sue immagini, fu quello di immortalare tutti quelli che, nonostante le difficoltà e gli ostacoli quotidiani, non gettano la spugna.

White Angel Breadline, una delle sue prime immagini documentariste, fu scattata nel 1933, dove un uomo dà le spalle al folto gruppo di presenti in coda per avere del cibo. È un attimo – il viso non è perfettamente visibile e lo sguardo è celato – che mostra il tormento creato dal periodo di crisi economica americana. La foto più famosa di Dorothea, però, è sicuramente Migrant Mother. La Lange immortalò per sempre Florence Owens Thompson che nel marzo 1936 aveva soltanto trentadue anni e sette figli da sfamare. La perfetta incarnazione della sofferenza di un’intera nazione e di una donna che, nonostante tutto, dimostrava forza e la volontà di proteggere chi amava. Per la Lange la giusta comprensione di una persona poteva avvenire soltanto da vicino, dopo averla studiata con attenzione, e proprio quel suo studio la condusse da quella donna dal viso e dagli occhi consumati dalla preoccupazione mista a rassegnazione che, però, guardò oltre la fotocamera.

Una foto “denuncia” che scosse le coscienze, fin troppo individualiste, degli americani, obbligandoli moralmente a una reazione affinché quella realtà venisse cambiata. Un’immagine che divenne un vero e proprio strumento politico straordinariamente efficace.

Le istantanee di Dorothea Lange erano impregnate di spontaneità e proprio questa caratteristica permise di mantenere intatti i concetti di dignità e orgoglio di coloro che furono ritratti. I contesti emotivi non furono mai  falsificati, né tantomeno messi in risalto, forse perché la realtà, proprio come quella che viviamo noi oggi, in quel momento era sufficiente a rendere tutto estremamente d’impatto.

Prec.

Italia e UNESCO: un 2017 da record

Succ.

Trento, la città del Natale

Francesca Testa

Francesca Testa

Articoli Correlati

mimmo-jodice-fotografo-tempo
Camera Chiara

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

29 Ottobre 2025

La fotografia di Mimmo Jodice ha spesso come protagonista il tempo, un tempo sospeso che va oltre il momento. Il fotografo partenopeo, che si è spento lo scorso 28 ottobre all’età di 91 anni, ha iniziato a sperimentare quest’arte...

Sebastião-Salgado-fotografia
Camera Chiara

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

3 Giugno 2025

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, Brasile, l’8 febbraio del 1944, è stato un fotoreporter che ha fatto della documentazione sociale una forma di poesia visiva e della bellezza un atto politico. Figlio unico di un allevatore di bovini, studiò...

lee-miller-fotografia-surrealismo-fascino-orrore
Camera Chiara

Lee Miller: il fascino, il surrealismo e l’orrore della fotografia

15 Aprile 2025

Lee Miller, nata a Poughkeepsie, New York, il 23 aprile 1907, è stata una fotografa, artista surrealista e modella americana. Il suo avvicinarsi al mondo della fotografia avvenne grazie al padre Theodore, un fotografo amatoriale che scattava con una...

oliviero-toscani-fotografia-narrazione-provocatoria
Camera Chiara

La narrazione provocatoria della fotografia di Oliviero Toscani

23 Gennaio 2025

Nel corso della sua carriera di fotografo, Oliviero Toscani ha saputo trasformare la fotografia in un mezzo di comunicazione sociale e artistica estremamente potente. Nato a Milano nel 1942, Toscani non si è mai limitato a realizzare un’immagine per...

Succ.
Trento, la città del Natale

Trento, la città del Natale

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • porno napoli o napoli porno di deborah d'addetta

    Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1569 shares
    Share 628 Tweet 392
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1143 shares
    Share 457 Tweet 286
  • “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    920 shares
    Share 368 Tweet 230
  • Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    481 shares
    Share 192 Tweet 120
  • Cosa fa il cooperante: la funzione e la preparazione necessaria

    317 shares
    Share 127 Tweet 79
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie