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Disabili giù dal treno: a farli scendere è la cultura dell’indifferenza

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano
Tempo di lettura: 4 minuti
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Immaginate di recarvi alla stazione ferroviaria dopo aver prenotato in tempo i posti per l’intera famiglia e, giunti al binario, individuata la carrozza e saliti a bordo, di trovare i sedili occupati. Dopo aver fatto notare che quei posti corrispondono a quelli indicati sul vostro biglietto, gli occupanti si rifiutano di lasciarli, nonostante l’intervento del personale di Trenitalia e degli agenti della polizia ferroviaria. Pensate che il treno non partirà fin quando non si normalizzerà la situazione e, invece, niente di tutto questo: il convoglio parte e voi con i vostri familiari restate a terra tra gli epiteti degli abusivi che siedono ai vostri posti, le grasse risate e l’inutilità accertata dell’intervento del personale sia di Trenitalia che della Polizia di Stato.

Non solo immaginazione, però. A Genova, per 27 cittadini in possesso di regolari biglietti acquistati e con posti regolarmente assegnati in un unico vagone a loro riservato trattandosi di disabili accompagnati, la scena è stata identica a quella vagheggiata con la conclusione – che appare quasi come una concessione – di un viaggio in pullman messo a disposizione da Trenitalia e l’impegno a rimborsare i biglietti.

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Questa la cronaca riportata dai maggiori mezzi di informazione sul caos alla stazione del capoluogo ligure causato da un ritardo dovuto a un atto vandalico al treno in altra fermata che ha creato un super affollamento. Quello che lascia interdetti, però, è che non si è evinta alcuna dichiarazione di un responsabile dell’azienda ferroviaria né della Questura o del Ministero dell’Interno. Tutto nella normalità, non trattandosi di quattro giovanotti dei centri sociali o extracomunitari da mandare via con qualche manganellata.

«Non è stato garantito né il diritto alla mobilità delle persone con disabilità né quello di tanti altri passeggeri» ha dichiarato Giulia Boniardi, presidente di Haccade, no profit specializzata nel turismo accessibile rivolto a giovani e adulti con disabilità. Assolutamente vero quanto affermato dalla responsabile dell’associazione ma, peggio, ancor più deplorevole l’assoluta indifferenza e il comportamento incivile dei passeggeri che avranno pensato ma perché non restano a casa? e parole irripetibili non pensate ma dette ad alta voce, come riferito dalla stessa presidente, nei riguardi dei ragazzi.

«Quello che è successo ieri a Genova è una cosa gravissima e inaccettabile che dimostra ancora una volta quanta strada c’è da percorrere e quanto c’è da lavorare su cultura e sensibilizzazione. Ma non possiamo non sottolineare che oltre quei barbari che non hanno voluto alzarsi dai posti che hanno abusivamente occupato, le responsabilità sono tutte degli addetti di Trenitalia e soprattutto della polizia ferroviaria che non ha avuto né le capacità né soprattutto il coraggio di far rispettare la legge e men che meno i diritti sacrosanti di chi (a prescindere dall’essere disabile o meno) aveva regolarmente prenotato dei posti a sedere. Ma come sempre si è deciso di optare per la soluzione più semplice e colpire i più fragili facendo appello a chissà quali “cause di forza maggiore”». A parlare è Fortunato Nicoletti fondatore e responsabile di Nessuno è escluso ODV, papà di Roberta, la bimba affetta da una malattia rarissima con pochi casi al mondo, impegnato su tutti i fronti a far valere i diritti dei disabili e a regalare quando possibile un sorriso attraverso le molteplici attività dell’associazione.

Un Paese, il nostro, dove la garanzia dei diritti è sistematicamente violata un po’ ovunque, dove la sopraffazione, l’assoluta mancanza di tutela in particolare dei più deboli avviene anche, come nel caso in oggetto, da parte di quelle istituzioni preposte al loro rispetto. Una società il cui degrado civile e morale è subito proprio dalle fasce più fragili costantemente costrette non solo a difendersi dall’indifferenza generalizzata ma anche dalle stesse istituzioni che fanno a gara a rendere sempre più complicata la macchina burocratica a quelle famiglie per le quali il vivere quotidiano è come scalare una montagna per superare difficoltà di ogni natura.

Ma non finisce qui perché questo indecoroso episodio ci riporta in qualche modo al 3 aprile e a quanto successo a noi direttamente in una stazione della metropolitana di Milano che come avevamo anticipato avrebbe avuto un seguito. Pertanto come potete leggere nel comunicato stampa allegato, giovedì 21 aprile alle ore 11 depositeremo un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano perché pensiamo che i temi delle barriere architettoniche, dell’inclusione e della accessibilità riguardino oramai tutti e nutrendo grande fiducia nella magistratura, siamo certi che questa segnalazione non cadrà nel vuoto. Così conclude Fortunato Nicoletti cui va la nostra vicinanza e la nostra incondizionata solidarietà.

«Il livello di civiltà di un popolo e di uno Stato si misura anche dalla capacità di assicurare alle persone con disabilità inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione a tutte le aree della vita pubblica, sociale ed economica» ebbe a dire il Presidente Sergio Mattarella in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità. Parole più che apprezzabili che pongono, tuttavia, una domanda: a chi compete, se non alle istituzioni locali e nazionali, assicurare tutto questo? Disabili gravi che in più occasioni sono stati costretti a presidiare l’area antistante al Parlamento per chiedere rispetto e maggiori provvidenze a favore delle famiglie obbligate a combattere proprio con quelle istituzioni e con la farraginosa burocrazia per ottenere un qualche riconoscimento.

Nel degrado generale di una società incapace nella tutela dei più fragili non sono soltanto quei barbari che non hanno voluto alzarsi dai posti, come afferma Nicoletti, ma è l’atteggiamento generalizzato, è la cultura dell’indifferenza come più volte affermato da Papa Francesco che deve preoccupare l’intera società, perché la disabilità è un tema che interessa tutti e non alcuni predestinati. Qualsiasi famiglia potrebbe trovarsi all’improvviso a vivere lo stesso disagio indescrivibile per cui anche i barbari sarebbero costretti a fare i conti con una società dove l’egoismo la fa da padrone e dove non c’è posto per nessuna risatina o battutina per l’occasione.

Prec.

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