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David LaChapelle: il Magritte della fotografia surreale

Francesca Testa di Francesca Testa
21 Febbraio 2024
in Camera Chiara
Tempo di lettura: 3 minuti
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David LaChapelle, nato nel Connecticut nel 1963, inizialmente pittore, ha iniziato a sperimentare attraverso il mezzo fotografico tecniche analoghe di pittura a mano dei propri negativi, ottenendo così, prima di elaborare la fotografia, uno spettro di colori a dir poco sublime. All’età di 17 anni, si trasferì a New York City. Dopo la sua prima mostra fotografica alla Galleria 303, fu assunto da Andy Warhol per lavorare presso Interview Magazine.

La fotografia di David LaChapelle è caratterizzata da alcuni aspetti ben definiti: la padronanza del colore, la composizione geniale e le narrazioni surreali. L’artista americano è riuscito a trasformare la pittura occidentale in tableaux vivants estremamente contemporanei e ovviamente con tinte forti e decise, inoltre ha sfidato, attraverso le sue nature morte, la tradizionale fotografia suscitando grande interesse a livello internazionale. Già nel 1991 il New York Times scrisse: LaChapelle influenzerà sicuramente il lavoro di una generazione… allo stesso modo in cui il signor Avedon è stato il pioniere di ciò che è familiare oggi. Del resto, proprio lo stesso Richard Avedon, grandissimo maestro nell’ambito della fotografia di moda, ha detto che di tutti i fotografi che hanno inventato immagini surreali, è il signor LaChapelle ad avere il potenziale per essere il Magritte del genere.

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Nei decenni successivi LaChapelle è diventato uno dei fotografi più pubblicati in tutto il mondo con un’antologia di libri tra cui: LaChapelle Land (1996), Hotel LaChapelle (1999), Heaven to Hell (2006), Lost & Found e Good News (2017). Allo stesso tempo, il suo lavoro si è espanso in video musicali, film e progetti teatrali. Il suo lungometraggio del 2005, Rize, è uscito nelle sale in 17 Paesi. Molte delle sue opere fisse e cinematografiche sono diventate archetipi iconici dell’America del XXI secolo.

Negli ultimi trent’anni, LaChapelle ha esposto a livello internazionale in gallerie e musei tra cui la National Portrait Gallery di Londra, Monnaie de Paris, Barbican Centre, Victoria and Albert Museum, Tel Aviv Museum of Art, Musee D’Orsay, Groninger Museum, Palazzo delle Esposizioni e la National Portrait Gallery degli Stati Uniti. E tornerà in Italia, a Napoli a Castel Nuovo – dall’8 dicembre al 6 marzo 2022 – per la mostra David LaChapelle che vuole raccontare i momenti più importanti della sua carriera.

Lo stile dell’artista americano è estremamente riconoscibile, del resto i suoi scatti, da tutti definiti “surreali” sono caratterizzati da colori quasi fluo e atmosfere oniriche però spesso bizzarre. Le sue immagini possono sembrare di un barocco estremo, a dir poco eccessive, che mostrano un’attualità però impregnata anche di ironia. La sua fotografia, probabilmente anche per via dei suoi studi da pittore, è molto influenzata da grandi artisti quali Andrea Pozzo, Caravaggio, Michelangelo, Salvador Dalí, ma anche da Jeff Koons e Cindy Sherman.

Negli scatti di LaChapelle è ricorrente la critica al “sogno americano” che racconta con leggerezza e grande ironia; è diventata famosa, infatti, la fotografia che ritrae una ragazza di cui si vedono soltanto le gambe, perché la parte superiore è ricoperta da un gigantesco hamburger gonfiabile. Anche lui, come molti altri artisti, negli ultimi anni ha dimostrato una certa sensibilità verso la tematica ambientale alla quale ha dedicato la sua attività artistica più recente. David LaChapelle è davvero un artista eclettico che ha saputo abbracciare l’arte in ogni sua forma, non fermandosi alla sua carriera di fotografo di moda, ma dedicandosi anche al teatro, ai film e alla produzione di video musicali.

©Immagine in copertina

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